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lunedì 17 febbraio 2020

Per essere una brava mamma, impara a fidarti di te stessa


The Pozzolis Family, "L'amore si moltiplica",
Mondadori, 2019

   Quando ho saputo di essere incinta, ho scoperto di essere mamma. Pensavo sarei diventata mamma lentamente, una volta preso tra le braccia quel batuffolo d'amore, e invece no, ho scoperto di essere mamma sin dai primi mesi della gravidanza, quando la tua priorità diventa quel secondo cuoricino che ti batte dentro, quando accarezzi il pancione per entrare in contatto con i suoi movimenti, o quando piangi di gioia di fronte alla sua proiezione sgranata in scala di grigi.  Ho scoperto di essere mamma da un giorno all'altro, con una forza inaspettata.

   Per quanto tu possa scoprirti mamma sin da subito, nessuno ti insegna a esserlo, anche perché, sebbene i consigli più o meno graditi ti investiranno ovunque e da chiunque, non esiste una ricetta corretta e univoca da poter seguire alla lettera. Per essere una brava mamma, bisogna solo imparare a fidarsi di se stesse, come suggerisce Alice Mangione, voce narrante del libro "L'amore si moltipla". 

venerdì 7 febbraio 2020

Tayari Jones, "Un matrimonio americano"

Una potenza implosa

   "Un romanzo magnificamente scritto" a detta del New York Times Book Review, definito "brillante e straziante" da USA Today, nonché "potente" dal Washington Post - per citare solo alcune delle recensioni positive che hanno imperlato il libro "Un matrimonio americano". Premesse assolutamente invitanti, a cui vanno aggiunti i riconoscimenti ottenuti, quali il premio Women's Prize for Fiction e il NAACP Image Award, dedicato alle persone di colore che si sono distinte nel mondo dell'arte.

T. Jones, "Un matrimonio americano",
Neri Pozza Editore, 2018


     L'autrice statunitense ha intessuto un racconto incentrato sul tema del matrimonio, scandagliando da un lato i diritti e doveri legati all'atto civile, dall'altro la naturalezza e l'incontrollabilità dei sentimenti, incastrando nella storia i punti di vista dei principali personaggi. 

domenica 26 gennaio 2020

Davide Ferrari, "Signor Sindaco, domani pioverà?"

   Nell'interessante articolo "Quale futuro nella democrazia diretta?" di Vito Evangelista (leggi qui su L'Intruso), ci si chiede quale sarà il futuro della partecipazione alla vita politica, in considerazione del ruolo assunto da internet in questo campo. Il concetto di "democrazia diretta" non è certo nuovo: come spiega il blogger, già 2500 anni fa, ad Atene, il popolo si riuniva su una collina vicino l'acropoli per ascoltare gli oratori e prendere parte alle decisioni per alzata di mano. Oggi, la partecipazione cittadina è indubbiamente cambiata, ma a cambiare sono stati soprattutto i mezzi: ciò che prima si svolgeva in un luogo fisico, ora accade su internet, la nuova "piazza virtuale". 

Il ritorno alla democrazia diretta sarebbe, quindi, possibile "grazie ad uno strumento che ha abbattuto le distanze, ci fa sembrare tutto a portata di mano, e sta stravolgendo la nostra concezione di mondo: uno strumento che si chiama internet. In tempo reale possiamo vedere quello che succede dall’altra parte del pianeta e con un semplice click potremmo essere in grado di manifestare la nostra volontà. Grazie a queste nuove possibilità, impensabili fino a qualche decennio fa, nascono e fioriscono in tutta Europa movimenti e partiti che hanno come idea di base il ritorno alla democrazia diretta."

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell'uso politico di internet? Davide Ferrari, nel suo libro "Signor Sindaco, domani pioverà?" offre spunti ironici per riflettere su questa domanda. Dopo un'esperienza decennale come sindaco di Galliate (in provincia di Novara), l'autore descrive come è cambiato il rapporto tra cittadini e amministrazione pubblica con l'avvento di internet.

sabato 25 gennaio 2020

Paul Auster, 4 3 2 1

“Identici ma diversi, ovvero quattro ragazzi con gli stessi genitori, lo stesso corpo e lo stesso corredo genetico, ma che vivevano ognuno in una casa diversa in una città diversa in circostanze a sé stanti. Sballottati qua e là dagli effetti di queste circostanze, i ragazzi avrebbero cominciato a differenziarsi con il procedere del libro, gattonando o camminando o galoppando attraverso infanzia, adolescenza e prima età adulta come personaggi sempre più distinti, ognuno per la propria strada, eppure tutti quanti ancora la stessa persona, tre versioni immaginarie di sé, con l’aggiunta di se stesso […].”

È lo stesso Paul Auster a descrivere il suo “4 3 2 1” all’interno del romanzo. Giunti quasi all’ultima pagina, delle 951 in totale, la voce narrante in terza persona illustra con le suddette parole il nuovo progetto letterario del protagonista, Archibald Ferguson, che coincide con la lettura appena conclusa: inizio e fine che si riconciliano brillantemente; libro letto che confluisce nel libro scritto.

lunedì 20 gennaio 2020

Mariana Cinalli, "La vita è una rima - volume II"


  Ad un anno di distanza dalla pubblicazione di "La vita è una rima", la giovane autrice abruzzese, Mariana Cinalli, ha pubblicato il secondo volume. Sulla scia del precedente, la raccolta di filastrocche fa da specchio alle tematiche affrontate nel primo lavoro, dimostrando come, per ogni realtà, esista una prospettiva contrapposta. Altri trenta componimenti, a cui se ne aggiunge uno ulteriore, intitolato "Margherita", in chiusura.
  Il libro, dedicato a grandi e piccini - come indicato nel sottotitolo -, è arricchito dalle immagini dell'illustratrice Sonia D'Alò, che traducono in linee e colori il significato delle parole.
   Un libro da leggere e tenere sul comodino, un compagno di vita a ricordarci lo splendore delle "cose piccole" che a volte da adulti si dimenticano, un regalo gradito per far riflettere bambini e non. Un gesto d'amore, inoltre, dato che parte del ricavato dalla vendita del libro viene devoluto in beneficenza all'associazione Onlus Ricoclaun, di cui la stessa Mariana fa parte in veste di "Sorrisino", impegnata a portare il sorriso negli ospedali. 

sabato 18 gennaio 2020

IO ME LO LEGGO: novità di gennaio

   Inauguriamo il 2020 con le novità della rubrica "In vetrina", proposte dalla casa editrice "Io me lo leggo", dedicata a testi di ambientazione storica. I romanzi in uscita a gennaio sono "Il vento del destino" e "Solo la verità, 1832". Di seguito, qualche dettaglio.

Titolo: "Il vento del destino
Autore: Antonella Parmentola
Pagine:  502
Prezzo€ 24,00 - 2,00


“Il destino era stato così meschino con loro! Gli aveva mostrato la felicità riflessa in uno specchio e gliel’aveva tolta subito dopo. Eppure, lei continuava a sperare. [...]Forse qualcun altro, un uomo ed una donna, figli di un’epoca diversa, di un tempo più felice, si sarebbero incontrati, un giorno, si sarebbero innamorati e avrebbero vissuto quella felicità che a loro era stata crudelmente negata.”

Parigi 1706, 2016.
In occasione del trecentesimo anniversario dell’azienda di famiglia, Victor fa un incontro inaspettato e da quel momento inizia ad avere la percezione di rivivere la storia del suo avo e del grande amore che egli ha vissuto un tempo. L’incontro con due occhi indimenticabili. Una promessa. Un amore invincibile. Ed improvvisamente, tutto è chiaro… Quei due uomini hanno in comune lo stesso destino.

mercoledì 2 ottobre 2019

English practice with..."Coco Island stories"

   L'estate - perlomeno sul calendario - è da poco terminata, ma la si respira ancora, nel caldo piuttosto intenso, nelle canzoni che passano alla radio e, per i più fortunati, nell'abbronzatura di una recente vacanza. La nostalgia di prolungare la calda stagione e la spensieratezza a cui spesso è accomunata viene lentamente sopraffatta dagli impegni settembrini, a cui ci si dedica con rinnovata energia, perché a settembre tutto si rimette in moto: l'estate sfuma e viene assorbita giorno dopo giorno da nuovi e vecchi progetti. Se iniziare a leggere un libro in inglese è sempre stato uno di questi, è il momento giusto per farlo.



Titolo: "Coco Island stories"
Autori: Philomena Di Ilio - Mario Di Ilio
Casa editrice: Il Viandante
Codice ISBN: 978-88-99629-69-4
Pagine: 51
Prezzo: € 8,90

   Spesso mi vengono chiesti consigli di lettura per migliorare le proprie abilità in lingua straniera oppure per far praticare i propri alunni o i propri figli. Ebbene, "Coco Island stories" è il libro che fa al caso nostro: una valida risposta per coniugare intento didattico e passatempo ricreativo. Adatto a chi ha una competenza linguistica elementare (livello A1), "Coco Island stories" è una raccolta di cinque racconti, dotati di audio in lingua originale e di attività di comprensione. 

martedì 1 ottobre 2019

IO ME LO LEGGO: novità di ottobre

In serbo per i lettori che amano i romanzi storici - ma non solo! - ecco le due novità del mese di ottobre della collana "Io me lo leggo", che questa volta ci porta a Venezia e in Cina. I due libri saranno disponibili dal giorno 20, in formato cartaceo, per gli sniffatori di pagine, ma anche in ebook, per gli amanti della convenienza. Puoi scoprire di più sulla collana e anche sulla possibilità di pubblicare il tuo romanzo qui; ma prima, dai un'occhiata ai dettagli dei due romanzi in arrivo...



Titolo:"L’amore al tempo della musica
Autore: Giulia Esse
Pagine:  299
Prezzo€ 16,50 - 2,99 


Come pubblicare

   Non si scrive sempre con l'intenzione di pubblicare, ma quando il libro che abbiamo scritto giace in fin di vita in qualche sterile dispositivo o ingiallisce tra le pagine, oppure se siamo lì lì per concluderlo, sapere che c'è una casa editrice pronta a valutare la nostra opera può essere un grande stimolo. "Io me lo leggo" è una di queste. Dedicata agli scritti di ambientazione storica, la collana investe su testi di qualsiasi genere, pubblicando e promuovendo libri gratuitamente.



   Come procedere? Occorre inviare il file del manoscritto all'indirizzo 

iomeloleggo@yahoo.com 

per partecipare alla selezione per le pubblicazioni del 2020. I testi valutati positivamente verranno sottoposti ad editing e distribuiti in ebook e cartaceo su tutti gli store on line. Chissà che non sia tu il prossimo autore a cui verrà proposto un contratto di pubblicazione!

venerdì 30 agosto 2019

IO ME LO LEGGO: novità di settembre

Se amate i romanzi storici, la collana IO ME LO LEGGO è ciò che fa per voi. All'ambientazione, rigorosamente storica, vengono ricamate trame avvincenti, che abbracciano numerosi sottogeneri letterari.
Per la rubrica "In vetrina", questo mese vi segnalo due nuove uscite: "Assedio" e "Errori e malintesi". I due romanzi,  disponibili dal 16 settembre, sono entrambi ambientati nell'Ottocento inglese: nella Londra di Sherlock Holmes assediata dai morti viventi, il primo; nella romantica Bath, il secondo. Date un'occhiata alla sinossi e all'incipit dei libri per maggiori dettagli!




sabato 17 agosto 2019

Agota Kristof, Trilogia della città di K.

   Prosa asciutta, stili alternati, verità ambigua. "Trilogia della città di K." è un'opera sorprendente. Pubblicata in lingua francese, essa comprende "Il Grande Quaderno" (1986), "La prova" (1988) e "La terza menzogna" (1991). Ogni libro è diverso dall'altro nei punti di seguito spiegati, ma tutti e tre percorrono le vicende dei due protagonisti, una coppia di gemelli. 

    Se non avete letto il romanzo, non proseguite con questa recensione, onde evitare che anche solo un particolare possa influenzare la vostra interpretazione del racconto. Vi consiglio vivamente di leggere le 379 pagine della trilogia, sapendo solo che non ne sarete delusi. Vi consiglio anche di offrire la vostra mente vergine alla narrazione, senza partire premuniti ed evitando di cercare di seguire con zelo il filo della trama. Sarebbe inutile, dato che la trama si biforca e si moltiplica, senza cessare di essere un unico filo. Dall'essenzialità del primo libro, si passa ad una verità capovolta nel secondo, fino ad un'altra, ancora più complessa, nel terzo. Dunque, leggete per il gusto di leggere - e sono sicura che questi romanzi vi sapranno incantare - , e, solo dopo, tornate qui con le vostre idee in grembo per scoprire la mia interpretazione del libro. 

     Se conoscete i tre libri, probabilmente ne sarete rimasti affascinati anche voi. A me ha colpito la varietà delle scelte narrative impiegate dalla scrittrice ungherese, che permettono ad ogni libro di avere una precisa identità. 

domenica 11 agosto 2019

Sándor Márai, Le braci


    Siamo ad agosto. L'aria comincia a rinfrescarsi con il calare del sole. Fino a qui, nulla di diverso rispetto al nostro oggi. Immaginate, ora, di essere in un castello. Immaginate di essere nel 1940. Immaginate di essere al tramonto della giornata e della vostra vita, e di ricevere la lettera di un vecchio amico. Anzi, non di "uno" in generale, ma del vostro unico inseparabile amico d'infanzia. Sono quarantuno anni che non lo rivedete...
    "Le braci", il romanzo dello scrittore ungherese Sándor Márai, si apre proprio così. L'uomo anziano, un generale dell'esercito che vive in alcune stanze del castello, è Henrik; Konrad è l'amico amante della musica che ha condiviso con lui la carriera militare con meno convinzione e che, fuggito ai Tropici, avvisa l'altro di essere di passaggio in città, dopo un silenzio lungo decenni.
   L'azione, come sospesa per quarantuno anni, si rimette in moto lentamente con la lettera che segnala l'arrivo di Konrad. Il castello, in parte ormai deserto, riprende vita sotto le direttive di Henrik, il quale, invitando l'amico a cena, fa in modo che ogni dettaglio sia identico a quando i due si videro per l'ultima volta. Gli oggetti e la loro predisposizione si sottomettono al gioco dell'illusione, creando la stessa atmosfera di quel passato che avevano condiviso. Il tempo appare, così, congelato al loro ultimo incontro, all'attimo prima in cui acquisirono piena consapevolezza che la loro ferrea e ventennale amicizia aveva subito una trasformazione radicale.

martedì 23 luglio 2019

Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran


   "Leggere Lolita a Teheran" è un grido d'amore profondo per la propria terra da parte di una intellettuale iraniana  sradicatasi dal suo Paese d'origine, fagocitante gradualmente libertà e creatività. Un romanzo-ponte tra la cultura occidentale e quella islamica, in cui la letteratura serve da mezzo di analisi, comparazione e autocritica, divenendo emblema del diritto all'immaginazione, un diritto che la stessa autrice vorrebbe entrasse a far parte della Carta dei Diritti dell'Uomo.

    Tutto ruota intorno alla letteratura, dal titolo, alla struttura del testo, fino al significato del messaggio. È la letteratura a unire tra loro un gruppetto di poche ragazze con la stessa passione per i libri e la medesima inclinazione alla solitudine; studentesse selezionate dalla professoressa universitaria Azar Nafisi per dar vita a un seminario di natura "privata", in modo da proseguire a casa sua le lezioni sui romanzi in lingua inglese più significativi, dopo essersi dimessa dal suo incarico - o meglio, dopo che le sue dimissioni vengono finalmente accettate.

lunedì 8 luglio 2019

Essere poeti ai tempi di Internet: Franco Arminio

   La poesia è poesia. In costante mutamento, eppure sempre la stessa: evolve, per una naturale esigenza di sopravvivenza - considerando il flusso vitale dell'arte basato su tradizione e innovazione, condizionato inevitabilmente dal contesto storico-sociale -, ma in fin dei conti è sempre uguale. Poesia è poesia. Inconfondibile.
    Quanta differenza c'è tra "Tanto gentile e tanto onesta pare" di Dante e "Mattina" di Ungaretti? Quanta, tra "L'infinito" di Leopardi e "Non chiederci la parola" di Montale? A discapito delle innumerevoli differenze tra di loro, nessuno si azzarderebbe a dire che gli esempi del passato non siano un esempio supremo di poesia o che uno lo sia più dell'altro.
   Ai giorni nostri, i versi appaiono più spogli, la punteggiatura superflua, i titoli - addirittura - saltuari. La poesia di Franco Arminio, "poeta dei social" e, come si definisce lui stesso, "paesologo", rispecchia perfettamente il nostro tempo. I lunghi binari di parole spaventano, i periodi complessi disorientano, le etichette stufano: la poesia non può che farsi breve, incisiva, aleatoria. 
   I componimenti di Franco Arminio sono degli scorci in un cielo coperto o delle vie di luce tra i fitti alberi, ruscelli aridi ma rinfrescanti o cascate rapide ma ricche d'acqua. Il contatto con la natura è vitale, forse l'unica risposta alla corruzione dei valori e delle identità in cui ci siamo calati. Nella desertificazione e nella desolata calma dei paesi, ultimo residuo del mondo che corre, il poeta campano vi trova la pace, la risposta e addirittura la speranza per il futuro. Alla continua ricerca di terremoti emotivi, Franco Arminio poggia gli occhi sulle cose e ci invita a guardare, a porre attenzione. 
   Poche delle sue poesie portano un titolo, come se non fosse necessario etichettare tutto, dare al frutto della creatività un'identità precisa, come a dire "ti regalo questi versi sciolti, prendili e fanne ciò di cui hai bisogno". Molto attivo su social come Instagram e Facebook, è lui un esempio concreto di come la poesia possa sopravvivere ai nuovi mezzi di comunicazione, adattandovisi senza tradirsi. 
   Tra le varie raccolte pubblicate, ho finora letto "Cedi la strada agli alberi" (maggiormente incisivo) e il più recente "Resteranno i canti". Entrambi i libri sono divisi in sezioni, blocchi tematici che abbracciano i componimenti stringendoli lentamente. La terra è sicuramente uno dei temi più frequenti, ma non mancano riflessioni sulla società, sulla scrittura, o umili consigli di vita.


domenica 7 luglio 2019

Michela Murgia, Accabadora

"Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere maree di senso in qualche invisibile altrove dell'anima."
   La citazione del testo è tradotta e sintetizzata dall'immagine di copertina: due occhi curiosi, che osservano un punto fuori campo, incastrati nel buio della notte, e un volto che sembra quasi aleggiare nell'assenza di colore, illuminato dalla luce delle candele in primo piano. 
   Ad una ad una, come le candele in copertina, le vite dei vari personaggi di una piccola comunità sarda si accendono con l'avanzare della lettura, ma, tra tutti, emergono due figure: la piccola Maria e Tzia Bonaria. La prima, all'età di sei anni, viene affidata a quest'ultima dalla madre naturale, la quale non rompe totalmente i legami con la figlia, ma le permette una migliore qualità di vita attraverso una pratica di affidamento comune, sancita dalle regole di paese. Nonostante i pettegolezzi degli abitanti sul perché una donna come Tzia Bonaria, sola e già anziana per gli standard dell'epoca, avesse voluto con sé una figlia, la collettività si abitua presto al nuovo legame, data la familiarità di tale uso. 
  Pratica ancora oggi piuttosto comune, come afferma la stessa Michela Murgia, anch'ella "fillus de anima": è questo il nome per chi viene affidato dalla propria famiglia ad un'altraL'essere "fillus de anima" è l'unico elemento autobiografico nel romanzo: per quanto possa destare stupore, non si tratta di una invenzione narrativa, ma di una  consuetudine diffusa e accettata, basata su una sorta di contratto verbale che prevede, con il consenso del bambino, di far crescere un figlio in condizioni migliori, senza mai privarlo, però, della famiglia di origine. 
   La cultura sarda è evidente anche in altri dettagli, tanto da emergere sin dal titolo. "Accabadora" , di fatti, è un termine sardo che significa "colei che termina". La parola, sebbene legata alla cultura popolare dell'isola, è sconosciuta ai più, ma si svela nel corso della narrazione senza bisogno di dettagliate spiegazioni. Conoscendo lo spagnolo, il richiamo al verbo "acabar", ovvero "terminare", è stato immediato, ma il significato stretto del vocabolo l'ho capito solo nel corso della lettura, quando si inizia a fare più chiaro quale sia il vero "mestiere" di uno dei personaggi... Ciò che si svela lentamente nel racconto è una pratica che consiste nell'acconsentire al volere di morte di un individuo. Una sorta di antica eutanasia, sebbene si distingua da quest'ultima per un manifesto desiderio di togliersi la vita da parte dell'interessato, non necessariamente in condizioni di salute estreme; desiderio inteso come gesto d'amore nei confronti della famiglia, affinché venga alleggerita da un peso e non disperda tempo ed energie per lui, a discapito del lavoro.

martedì 25 giugno 2019

Isabela Pojavis, Il giglio dai capelli rossi

     Piccolo. Grazioso. Curioso. 
   Sono state esattamente queste le prime impressioni che ho avuto quando mi sono ritrovata tra le mani il libro di Isabella Pojavis. 
   Puro nel biancore della copertina; infantile - nell'accezione più allegra del termine - nell'illustrazione; accattivante nella tacita promessa della sua brevità.
  Dopo averlo sfogliato, leggendo ogni informazione del paratesto, ho lasciato che mi guardasse dallo scaffale della mia libreria per qualche settimana. Finché mi ci sono immersa. 

venerdì 25 gennaio 2019

Monika M., Aquila, le vette dello Spirito

    Torno ad affacciarmi sul blog, dopo mesi di vita frenetica. Finalmente un po' di riposo. Si respira. Nonostante gli ultimi impegni personali, il libro sul comodino non è mai mancato, tra pause di astinenza letteraria più o meno breve. Al momento, sto leggendo "I fratelli Karamazov", uno dei capolavori firmati Fëdor Dostoevskij. 
   Oggi, però, non sono qui a condividere le mie ultime letture, bensì a segnalarvi un romanzo ambientato in parte nella mia splendida regione: l'Abruzzo. Il romanzo intitolato "Aquila, le vette dello Spirito" è un thriller storico che fonde le vicissitudini del passato con fatti più recenti, tornando a dare luce alla città de L'Aquila e alla suggestiva Basilica di Collemaggio. Quale ruolo avrà all'interno del romanzo?
Basilica di Collemaggio, L'Aquila
    Per maggiori dettagli, troverete di seguito, oltre alla breve descrizione del libro, l'incipit e qualche informazione dell'autrice. Buona lettura!

sabato 15 settembre 2018

Mariana Cinalli, La vita è una rima

Titolo: La vita è una rima
Autrice: Mariana Cinalli
Pagine: 64
Prezzo: € 10,00 (cartaceo)
€ 3,99 (ebook)


Trenta componimenti, affiancati da illustrazioni, che traducono temi astratti in un linguaggio trasparente e trasformano le parole in immagini e colori. "La vita è una rima" è una raccolta di filastrocche per spiegare concetti "grandi" ai più piccoliOgni componimento è dedicato a un tema in particolare, di cui porta il titolo, come "Le parole magiche", "La solidarietà" o "Il senso civico".  
    Nonostante questa premessa, è bene sottolineare che non si tratta affatto di un libro solo per bambini, ma può essere letto da persone di tutte le età. Noi "grandi" spesso dimentichiamo le cose più semplici, che tra queste pagine tornano a splendere con innocenza e disincanto allo stesso tempo. Pensato per i più piccoli, quindi, come mezzo per spiegare sentimenti e aspetti dell’esistenza, “La vita è una rima” è rivolto anche agli adulti, come spunto di riflessione
    Amore, famiglia, amicizia, ma anche morte, divorzio, tristezza trovano una loro descrizione in queste pagine, in cui viene ricamato il valore della vita, nei suoi momenti di luce ma anche nelle sue ombre. Non solo tematiche positive, ma anche parole più complicate per spiegare che... la vita è una rima!
     La vita è una rima, non sempre baciata, a volte alternata. Si incrociano le vite, si alternano momenti di euforia a quelli di malinconia. La vita è una rima, dalle filastrocche di quando sei bambina alle consonanze adolescenziali: rime imperfette che impari ad amare da "grande". La vita è una rima, a volte forzata, a volte sciolta, libera, contorta. La vita è una rima, quando ami, ma anche quando sei triste, quando condividi e anche quando ti senti più solo.    
     Libro edito nel 2018, nasce dall'amore profondo per i bambini e da un impegno vissuto nel quotidiano. L'autrice Mariana Cinalli è conosciuta anche come "Sorrisino" quando, volontaria dei clowndottori, porta il suo sorriso, appunto, nelle stanze degli ospedali. Parte del ricavato ottenuto dalla vendita verrà infatti devoluto in beneficenza all'associazione di volontariato di cui fa parte: Ricoclaun. Acquistando questo libro, dunque, (disponibile anche in e-book e presto in audio-libro) ci si farà un doppio regalo: il piacere della lettura - magari rivolta a un bambino - e il piacere di donare un sorriso.

lunedì 13 agosto 2018

Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini

    Il titolo è tornato a circolare in Italia - tra la curiosità di quanti non lo conoscevano e il compiacimento dei lettori consapevoli del suo valore - dopo essere stato scelto come spunto per l'analisi del testo della prima traccia di Italiano negli Esami di maturità del 2018. Con il tocco aristocratico del doppio cognome e l'atmosfera bucolica evocata dall'idea ordinata di una distesa verde, "Il giardino dei Finzi-Contini" è un romanzo del 1962, firmato Giorgio Bassani. 
   Le aspettative create dal titolo sembrano essere subito smentite dall'incipit, in cui aleggia il tema della morte. Non della morte cruda e inspiegabile, però, quanto di un senso di rassegnazione, rispetto e quasi venerazione nei confronti di una morte lontana, che si è portata via il corpo di quanti non ci sono più, lasciandone però il ricordo, tangibile attraverso la memoria visiva di sepolcri e cimiteri.
     Il romanzo, di fatti, si apre nelle tombe etrusche di Cerveteri (vicino Roma), in cui il narratore si trova in visita nel 1957: occasione che - afferma nel prologo -, rimandandolo con la mente al cimitero ebraico di Ferrara, lo  spinge finalmente a esaudire il ricorrente desiderio di raccontare della famiglia Finzi-Contini. Il suo sguardo trasognato e nostalgico si sofferma sul ricordo del loro imponente monumento funebre, in cui, però, - come ci viene rivelato sin dall'inizio - solo uno dei componenti della famiglia fu effettivamente sepolto; gli altri, scomparsi nei campi di concentramento. 
    La fine dei personaggi è già annunciata. 
  Cosa ci sarà, allora, di così importante da narrare? E cosa avranno di tanto speciale i membri di questa famiglia ormai dimenticata? Un'unica risposta per entrambe le domande: il giardino. 

venerdì 3 agosto 2018

Jonathan Coe, La casa del sonno

A proposito del libro
  Ashdown. Anni '83-'84. Studenti universitari che condividono la stessa abitazione: Sarah, ragazza narcolettica dall'identità sessuale vacillante; Gregory, il suo primo ragazzo, affascinato/ossessionato dalla magia del sonno; Terry, cinefilo alla ricerca dei film perduti e delle realtà oniriche dei suoi sonni lunghissimi; Robert, il migliore amico di Sarah, follemente innamorato di lei. E poi c'è Veronica, la ragazza che fa capire a Sarah "la sua vera natura". E Ruby, la bambina testimone di un sentimento ancora poco chiaro agli occhi dei più grandi.

    Ashdown. 1996. Il vecchio alloggio universitario è una clinica per i disturbi del sonno. Sarah, insegnante, divorziata da Anthony e in visita da un analista; Gregory, direttore di Ashdown nella sua nuova veste; Terry, giornalista assimilatore di caffè, fiero di non dormire da anni; Robert, sparito nel nulla, se non per qualche lieve traccia lasciata nel corso degli anni. E poi c'è Veronica, che non parla mai delle ex, ma che ha conservato il libro simbolo della sua vecchia relazione, "La casa del sonno". E Ruby, la ragazza testimone di un sentimento che sembra essersi dissolto.

   Infine, Cloe. La sorella gemella di Robert, da cui è stato separato alla nascita: l'anello di congiunzione tra il passato e il presente.

lunedì 9 luglio 2018

Amlélie Nothomb, Diario di Rondine

"Ti risvegli al buio nella più assoluta incoscienza. Dove sono, che cosa è successo? Per un istante la memoria è cancellata. Non capisci più se sei un bambino o un adulto, un uomo o una donna, colpevole o innocente".

  Il romanzo inizia così. I temi da sviscerare tutti già nell'incipit: senso di smarrimento, perdita d'identità, commistione bene-male. Temi che sono anche alla base del genere prescelto: il noir.
    Un giovane  protagonista di sesso maschile racconta in prima persona l'evoluzione della sua identità, a partire da un punto di rottura: dopo una forte delusione amorosa, non solo diventa algido e insensibile, ma ben presto cambia lavoro, da pony-express a... assassino.
     In 88 pagine, l'assassino, il cui vero nome (e la cui identità iniziale) non si conosce, si fa chiamare "Urbano" e commette una serie di omicidi dietro ricompensa, a sangue freddo e mente lucida. Il sangue risveglia in lui l'eccitazione e il senso del piacere, tanto da iniziare a vaneggiare sull'esistenza di una donna assassina, che, ad un tratto, incontra davvero. Da lì, qualcosa cambierà irrimediabilmente e una nuova identità sembrerebbe attenderlo... 
       L'inaspettato è nelle pagine a seguire.
   Il perché del titolo - che mi sono chiesta dall'inizio, disorientata come lo stesso protagonista - appare evidente nel corso della lettura. Non è mia intenzione svelarlo, ma sappiate che racchiude in sé il significato o, per meglio dire, il segreto dell'intero romanzo.
    "Diario di Rondine" è una lettura interessante, di cui mi hanno colpito solo alcuni tratti incisivi, quali l'identità-non identità del protagonista e il ruolo del titolo. Però, sarà che non sono un'amante dei noir, non è un romanzo che mi è rimasto impresso. 
    Dietro la copertina, vi è comunque una scrittrice davvero singolare: Amélie Nothomb, autrice belga, che ha ricevuto numerosi premi letterari. Avendo vissuto la sua infanzia in Giappone, e poi in Cina, New York e Bangladesh prima della maggiore età, la sua cultura variegata e dagli orizzonti aperti ha di sicuro influenzato la sua produzione narrativa.
    Mi darò certamente altre chance per conoscerla meglio. Curiosa di leggere "Stupore e tremori" e "Igiene dell'assassino".

Alcune bellezze saltano agli occhi e altre sono geroglifici: ci si mette del tempo a decifrare il loro splendore ma, quando ormai è evidente, è più bello della bellezza stessa.

domenica 8 luglio 2018

Elsa Morante, La Storia

La "paralisi dell'infelicità" nel secondo dopoguerra: 
una narrativa metastorica    

Se Elsa Morante avesse avuto la possibilità di continuare a scrivere, dopo i puntini di sospensione che "chiudono" La Storia, forse non avrebbe aggiunto altro: tutto quello che doveva dire è stato detto e nulla, dall'ultimo anno citato, il 1967, è realmente cambiato. Basta leggere questo passaggio per rendersene conto:

   In luogo di servire all'uomo, le macchine lo asserviscono. Lavorare per le industrie e comperarne i prodotti diventano le funzioni essenziali della comunità umana. Alla proliferazione delle armi si accompagna una proliferazione di beni di consumo irrisori e subito scaduti per le necessità del mercato (consumismo). I prodotti artificiali (plastiche) estranei al ciclo biologico trasformano la terra e il mare in un deposito di rifiuti indistruttibili. Sempre più si allarga, sui territori del mondo, il cancro industriale che avvelena l'aria, l'acqua e gli organismi e assedia e devasta i centri abitati, così come snatura e distrugge gli uomini condannati alle catene nell'interno delle sue fabbriche. Per l'allevamento sistematico di masse di manovra al servizio dei poteri industriali, i mezzi di comunicazione popolari (giornali, riviste, radio, televisione) vengono usati per la diffusione e la propaganda di una 'cultura' deteriore, servile e degradante, che corrompe il giudizio e la creatività umana, occlude ogni reale motivazione dell'esistenza, e scatena morbosi fenomeni collettivi (violenza, malattie mentali, droghe).

   Nonostante numerosi fatti siano accaduti fino ad oggi, la situazione generale sembra bloccata, o meglio paralizzata, a quanto descritto dalla scrittrice romana in questo capolavoro: asservimento delle macchine, armi, consumismo, inquinamento, mass media, droga sono tematiche assolutamente attuali
    Non è semplice aggiungere altro su questo libro: quello che doveva essere spiegato è stato spiegato. Mi "limiterò", dunque, - sebbene di limite non si tratti - alla descrizione di due concetti fondamentali per la comprensione del testo in questione: la "paralisi dell'infelicità" e quella che definisco una "narrativa metastorica". Il mio giudizio, qui, è piuttosto superfluo: inutile ribadire la magnificenza di un tale capolavoro, ma sicuramente aggiungerò due parole al riguardo.

    "La Storia", pubblicato nel 1974, è un romanzo storico di duplice natura: corale e individuale. Ognuno dei due aspetti è visceralmente connesso all'altro: è un romanzo corale perché la vera protagonista è la Storia, quella con la lettera maiuscola che dà il titolo all'intero romanzo, ovvero i fatti accaduti nella seconda metà del Novecento, che coinvolgono numerosi protagonisti, le cui vicende si intrecciano a quelle della maestra Ida Ramundo; ma è anche un romanzo che definirei "individuale", incentrato, cioè, sul ruolo del piccolo Giuseppe, conosciuto come Useppe, su cui i fatti storici da un lato si riversano direttamente, dall'altro sembrano appartenere ad una dimensione altra. Mi spiego meglio.

    Useppe, secondogenito di Ida, nasce nelle prime pagine del libro come risultato di una violenza "storica" e fisica, e la sua vita procede scandita dal ritmo degli anni del dopoguerra e da quello dei capitoli del romanzo. Ci troviamo nella Roma stuprata dalle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, descritta attraverso la violenza fisica del giovane soldato tedesco Gunther sulla indifesa maestra Ida. Da questa doppia violenza nasce Useppe, bambino precoce dagli occhi azzurri, che conservano già in sé il presagio finale (inevitabile data l'immedesimazione del piccolo e con la Storia e con il libro, in un'ottica di immedesimazione metanarrativa). Ida, vedova di Alfio Mancuso e già madre dell'adolescente Antonio, detto Nino o Ninnuzzu, nasconde il segreto della nuova gravidanza con la sua silenziosa riservatezza, ma con una forte determinazione.
    Da questo momento la vita di Useppe procede come quella di un qualsiasi bambino alla scoperta del mondo, ma la sua sorte è intrecciata a quella della Storia: se da un lato i suoi occhi si riempiono delle violenze e della miseria della guerra, la Storia sembra non scalfire troppo la storia del piccolo, che cresce e gioca e scopre il mondo. 
   Il suo ruolo si accentua nel corso della lettura, fino a diventare decisivo nell'ultimo capitolo, quando il suo vagare con il pastore abruzzese Bella ne fa un esempio di neorealismo e picarescaPrima di giungere all'ultimo capitolo, però, la sua è una figura quasi secondaria, un personaggio messo lì per sottolineare la miseria e i sacrifici della madre Ida, i cui spostamenti - inevitabili dopo la distruzione della loro casa - danno modo di porre l'attenzione su tanti altri personaggi incontrati lungo il percorso, dalla numerosa famiglia de I Mille, durante la permanenza a Pietralata insieme agli sfollati, a Carlo Vivaldi, poi conosciuto col vero nome di Davide Segre, alla famiglia Marrocco che li ospitano in un secondo momento. Ida, con la sua estrema riservatezza, porta con sé un doppio segreto: l'identità nazista del padre di Useppe e l'origine di lei per metà ebraica.
   Ogni capitolo porta come titolo un anno, dal generico "19**" che ne racchiude diversi, agli anni specifici come "1941", "1942" e così via fino al "1947", aprendosi sempre con la rassegna dei fatti principali accaduti in quei mesi. Tali fatti incombono in un modo o nell'altro sulla vita di Ida e delle persone che la circondano, tanto che l'intero romanzo può essere definito un'enciclopedia sulla Seconda Guerra Mondiale e le sue conseguenze, racchiudendone il punto di vista storico, ma anche quello familiare, filosofico, per non parlare dell'eredità ideologica, evidente in riflessioni sociali sulla classe operaia e sulla borghesia, ma anche teologiche
   La vera vittima della Storia, però, non è Ida, né il figlio Nino o Davide Segre, le cui tragiche sorti sono direttamente collegate alla guerra, ma Useppe: è lui, il più piccolo, figlio di ebrea e nazista, figlio della doppia violenza, figlio della guerra a essere l'unica vera vittima e l'unico vero protagonista. La storia e quella Storia nascono e muoiono con lui. Dopodiché ci saranno altre storie e un'altra Storia, che continua ignorando lo strascico delle sue conseguenze. In Useppe, quindi, si concentra la riflessione sulla Storia, come se attraverso il suo personaggio si riflettesse tutto ciò accaduto prima, durante e dopo la sua nascita. In altre parole, la narrazione delle sue vicende serve come punto d'appoggio alla riflessione metastorica.

    Altro punto, citato per primo ma meglio comprensibile dopo aver chiarito la natura del libro, è il concetto di "paralisi dell'infelicità", espresso da Davide all'amico Nino, in occasione della sua esperienza come operaio, con queste parole:


Era [...] la paralisi dell'infelicità. Per qualsiasi azione reale, non importa se faticosa o rischiosa, il movimento è un fenomeno di natura; ma davanti all'irrealtà contro natura di una infelicità totale, monotona, logorante, ebete, senza nessuna risposta, anche le costellazioni - secondo lui - si fermerebbero...


    La paralisi, concetto chiave nella narrativa di Joyce, si carica di un significato ancora più grave e probabilmente insuperabile: di fronte all'assurdità della guerra tutto si ferma; il mondo è bloccato, la società immobilizzata, i movimenti vitali spezzati. Ciò accade perché i fatti storici di metà Novecento si rivelano tanto impensabili da apparire irreali e l'irrealtà del fenomeno paralizza la natura stessa, capace di agire e reagire solo nel campo del reale. La Storia, di fatti, appare più irreale della storia di Useppe: la finzione sembra più credibile della realtà. 
    Elsa Morante ha saputo coniugare testimonianza ed estro creativo in un tessuto organico, completo, struggente, realistico, straziante, coinvolgente.

    Ho letto questo romanzo di poco più di 600 pagine in questi giorni d'estate. La propensione più diffusa è quella di dedicare la calda stagione a letture "leggere", contrariamente a quanto sto facendo io, in vena di colmare i vuoti dei classici approfittando del maggior tempo a disposizione. Per i classici, però, non c'è un momento ideale, o per meglio dire è sempre il tempo ideale. "La Storia" è un romanzo che deve essere assolutamente letto, riletto, approfondito e per cui non bastano queste impetuose riflessioni a descriverlo. Ne avrei mille altre da fare, ma non sono qui a scrivere una tesi di laurea, solo a raccomandare la lettura del capolavoro, dando una mia personale breve interpretazione.
    Nonostante le 600 pagine e le tematiche profonde, la narrazione, ben cadenzata, trascina il lettore con sé, anche se si legge al mare, sotto l'ombrellone. Lo stile è pulito, elegante, il linguaggio chiaro, i registri variegati. Particolarità degna di nota è l'uso del punto di vista di una narratrice, la quale racconta le vicende dei Ramundo-Mancuso e della società di quello spaccato, nel suo anonimato a mo' di testimonianza dettagliata, talvolta anticipando una fine presagita, inevitabile, ma che ti lascia comunque con gli occhi lucidi.

sabato 7 luglio 2018

Erri De Luca, Il giorno prima della felicità

   Il giorno prima della felicità è quel giorno più imprevedibile della stessa felicità, quel giorno che viviamo nella più totale inconsapevolezza del regalo che seguirà, quel giorno che solca una linea netta tra ciò che c'è stato e ciò che ci sarà. 

"I desideri dei bambini danno ordini al futuro. Il futuro è un domestico lento, ma fedele." 

   Ogni essere umano spera, ricerca e attende la felicità, come se questa possa essere una condizione immutabile e perenne, e non il picco instabile dell'ago di un elettrocardiogramma, pronto a ripiombare nella posizione di partenza. Il candore delle speranze infantili e le fanciullesche attese per il culmine della felicità sono esse stesse la proiezione dell'inimitabile felicità, che una volta raggiunta e, quindi, concretizzata, si disintegra in frammenti  esistenti ma tra loro inconciliabili. 


"Ti ho aspettato fino a dimenticare cosa. Mi è rimasta un'attesa nei risvegli, saltando giù dal letto incontro al giorno. Apro la porta non per uscire ma per farlo entrare."

    Per il protagonista del romanzo di Erri De Luca, il giorno prima della felicità è quello che dell'incontro con Anna, la bambina che amava spiare oltre la finestra, mentre giocava a pallone con gli amici quando era piccolo, e che, a distanza di anni, torna a rivedere. In quell'unico giorno risiede tutta la sua infanzia, tutto il suo passato, tutto ciò che lui era, prima che il misto di attese, ansie, aspettative, sogni, paure e desideri culminassero nella loro realizzazione. Il nuovo incontro con Anna, e il concomitante raggiungimento della felicità intesa come fine dell'attesa, marca un confine: quello tra l'infanzia e l'età matura, la quale segna, a sua volta, un nuovo inizio.
    Il romanzo non racchiude solo la storia di un amore idealizzato e concretizzato, ma è soprattutto la storia di un passaggio e di una crescita. che ha, come padre e figura di riferimento, il portiere Don Gaetano, depositario di altri passati e di altre storie, ma in particolare della Storia più recente, quella della Seconda Guerra Mondiale e degli eroi sconosciuti che l'hanno vissuta. È lui a consegnare al giovane protagonista il suo coltello, quale simbolo di un legame che intreccia il vecchio al nuovo, a rimarcare il passaggio.

"Lo scrittore deve essere più piccolo della materia che racconta. Si deve vedere che la materia gli scappa da tutte le parti e che lui ne raccoglie solo un poco. Chi legge ha il gusto di quell'abbondanza che trabocca oltre lo scrittore."

sabato 5 maggio 2018

Kazuo Ishiguro, Quel che resta del giorno

    Un libro delicato e malinconico, che agisce con lentezza ma eleganza; un libro che rappresenta l'anima stessa del suo protagonista, un maggiordomo, ormai a fine carriera, che si concede, dopo una vita intera trascorsa al servizio di sua signoria, un viaggio in macchina.
   L'obiettivo è quello di raggiungere il luogo dove ora vive la vecchia collega Miss Kenton, la donna con cui collaborò, senza mai oltrepassare il limite che divide il rapporto di lavoro dalla confidenza amichevole.
   Già, perché Mr Stevens - questo il nome del protagonista - non potrebbe mai e poi mai svestire i panni del maggiordomo: essere maggiordomo significa rispettare il proprio ruolo in ogni circostanza.
    Durante il tragitto in automobile, Mr Stevens ha modo di tornare con la mente al passato, al trascorso della sua vita fino a quel momento, e riflettere su alcuni episodi relativi al rapporto con Miss Kenton o a quello con suo padre, da cui ha ereditato dignità ed eleganza per interpretare il suo ruolo, più che per svolgere semplicemente un mestiere. 

    Il concetto di "dignità" è al centro dell'intero romanzo, perché è su questa definizione che si erge il personaggio: "la dignità, in un maggiordomo, ha a che fare, fondamentalmente, con la capacità di non abbandonare il professionista nel quale si incarna". La differenza tra un maggiordomo e un grande maggiordomo è proprio qui: non nel recitare una pantomima, ma nel vivere il proprio ruolo fino in fondo, senza mai lasciarsi sconvolgere da eventi esterni.
    Non farsi sconvolgere da nessun imprevisto significa non farsi mai cogliere di sorpresa, quindi mantenere un ritmo monocorde che, per quanto eccellente e dignitoso, non prevede cambi di programma. 

    Quel che resta della vita, allora, non è nient'altro che un rispetto estremo delle proprie convinzioni che si tramuta, per gli altri, in finzione. Per Miss Kenton, il suo amato collega finge, perché non è in grado di lasciarsi trasportare dalle emozioni. Ma Mr Stevens, in realtà, non sta fingendo. Lui non fa il maggiordomo, lui è un maggiordomo e non potrebbe  mai farsi trovare "fuori servizio". 
    Un grande maggiordomo è colui che dal "quartier generale" della sua stanza dirige la casa nel suo complesso; colui che è sempre presente, ma deve passare inosservato; colui che ascolta tutto, ma non giudica mai. Un grande maggiordomo non è curioso: anche assistendo alle più segrete discussioni politiche ai tempi del secondo conflitto mondiale, non è suo dovere interessarsi di tali problematiche.
    A fine carriera, però, quando ci si sveste dei propri panni e si ha la possibilità di trovarsi da solo con se stesso ed essere finalmente "fuori servizio", allora si può riflettere su ciò che è accaduto nell'arco della giornata, nell'arco della vita intera, ma chiedersi come sarebbero andate le cose se si fossero prese scelte diverse ormai non ha senso.
    Mr Stevens completa il suo viaggio, raggiungendo l'ultima tappa. L'incontro con Miss Kenton è vicino.

   Passato e presente, in un continuo alternarsi, cullano una lettura - ripeto - delicata, accarezzata dallo stile elegante e dignitoso del maggiordomo. Incantevole.