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martedì 31 marzo 2020

C. Caboni, "Il sentiero dei profumi": bocciato

   "Il sentiero dei profumi" è il romanzo d'esordio della scrittrice Cristina Caboni, che ha riscontrato un notelvole successo. Pubblicato nel 2014, il racconto è un percorso olfattivo - come suggerisce il titolo - che si attraversa sin dalle prime pagine, grazie all'attenzione data all'esperienza sensoriale e alle emozioni evocate dai profumi. Oltre alla trama e alle descrizioni dedicate al campo semantico degli odori, ogni capitolo si apre con la nota specifica di una fragranza. Nonostante la tematica, che sembra ripercorrere la scia dell'insuperabile maestro Süskind (citato nel testo), il libro risulta carente di profondità e originalità. Vediamo perché.

C. Caboni, "Il sentiero dei profumi",
Garzanti, 2014.

lunedì 23 marzo 2020

Manoscritto nel cassetto? "I read it"!

    Cari lettori e, soprattutto, cari scrittori, questa volta mi rivolgo a voi. Se avete un libro nel cassetto - espressione che ancora mi piace -, o nella cartella del vostro computer, e avete intenzione di pubblicarlo, il brand Pubme potrebbe essere la risposta che fa per voi. Nasce la collana "I read it", dedicata alla narrativa contemporanea; iniziativa che si aggiunge a "Io me lo leggo", di ambientazione prettamente storica, di cui vi ho parlato in questi mesi.

    
   Per sottoporre il vostro testo a valutazione, bisogna inviarlo al seguente indirizzo di posta elettronica: iomeloleggo@yahoo.it. Potrebbe essere proprio il vostro libro a essere inserito nel prossimo catalogo!


venerdì 20 marzo 2020

Isabel Allende, "L'amante giapponese"

   Pubblicato nel 2015, "L'amante giapponese" è un romanzo rosa, nato dalla penna della scrittrice cilena Isabel Allende, che narra un intreccio di relazioni ripercorse a ritroso, finché ogni personaggio acquisisce il suo ruolo chiaro all'interno del labirinto. A catalizzare le relazioni via via descritte è la storia d'amore tra la protagonista Alma Belasco e il suo amante giapponese, Ichimei Fukuda.

I. Allende, "L'amante giapponese",
Feltrinelli, 2015.

giovedì 19 marzo 2020

"Letture fuorigregge": un progetto del cuore

Cari lettori, una fervida lettrice e appassionata di letteratura ci parla oggi di una iniziativa culturale che ha riscosso enorme successo nel vastese. Un riassunto delle reading a sfondo culinario che ben presto torneranno a sorprenderci e su cui vi terrò aggiornati.

  Un "progetto del cuore": definirei così il nuovo nato a dicembre 2019. Letture Fuorigregge, fusione di reading letterario e degustazione di prodotti del territorio

   Letture Fuorigregge nasce dall'unione di due associazioni (D-HelpArt9), di quattro voci, di pensieri condivisi, di emozioni da trasmettere e soprattutto dal desiderio di creare piccoli momenti di riflessione e cultura, come boccata d'ossigeno in un universo costantemente caotico. 

   Sopraffatti da un po' di noia e di ansia che in queste giornate si susseguono senza un ordine preciso, viene da riorganizzare pensieri, idee e parole.  Letture Fuorigregge ci ha donato attimi di reale felicità, immerse nelle storie che abbiamo amato  dal primo all'ultimo punto. 

    Il viaggio che abbiamo percorso è partito dalle onde alte e dirompenti dell' "Oceano mare" di Baricco, passando a navigare le acque più calme e quasi ferme di Hemingway in "Il vecchio e il mare" .

 Poco più avanti nel cammino, abbiamo incontrato i passi intensi della Fallaci nel suo "Lettera ad un bambino mai nato" e subito dopo John Fante ha portato un pizzico di allegria nei nostri reading, con i caratteristici personaggi tutti italiani della "Confraternita dell'uva". 

   Le ultime due tappe della prima parte di Letture Fuorigregge sono diventate improvvisamente romantiche e significative con il filo di lampadine fioche di "Mr Gwyn" di Baricco e con la principessa "Qualcosa" di Chiara Gamberale

   Dai grandi classici alle pubblicazioni più recenti, le quattro voci di Annamargareth, Valentina, Chiara ed Emanuela, ripercorrono le storie con intensità diverse, e tutte con l'unico scopo comune di trasmettere "l'amore dei libri" che, speriamo, possa salvarci dalle brutture del mondo. 

   Letture Fuorigregge tornerà presto, più forte di prima e con tante storie da raccontare. 

Chiara

venerdì 13 marzo 2020

Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte: "Sette brevi lezioni di fisica"

   "Da ragazzo, Albert Einstein ha trascorso un anno a bighellonare oziosamente. Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte, cosa che i genitori degli adolescenti purtroppo dimenticano spesso." Oggi più che mai si può avere l'impressione di perdere tempo relegati nelle nostre case in attesa che l'allarme Coronavirus vada scemando. In realtà, dedicarsi all'otium latino può essere rigenerante e possiamo approfittarne per riscoprire il calore degli affetti, per apprezzare le piccole cose, ma anche per ampliare le nostre conoscenze. 

   L'ambito scientifico-matematico non è da me prediletto, eppure mi sono imbattuta in un libro di fisica che ho letto con stupore e interesse. Si tratta del testo "Sette brevi lezioni di fisica", in cui l'autore Carlo Rovelli racconta argomenti ingarbugliati come la teoria della relatività, la termodinamica o i buchi neri con una semplicità sconvolgente. Il libro, disponibile gratuitamente in versione digitale a questo link, consta di sole 57 pagine.

giovedì 12 marzo 2020

"La vita bugiarda degli adulti": la contrastante ricerca adolescenziale del proprio io adulto

   "La vita bugiarda degli adulti" è l'ultimo romanzo di Elena Ferrante, uscito a fine 2019. Sin dal titolo, emegono due fulcri tematici su cui ruota l'intera storia: la vita adulta e la menzogna, in contrasto rispettivamente all'adolescenza e alla verità.
   La narrazione, in prima persona, è portata avanti dalla protagonista di nome Giovanna, una ragazza di tredici anni, figlia unica, che vive con i genitori, Nella e Andrea. L'incipit apre da subito la strada alla spaccatura che accompagnerà l'intero racconto: una frase pronunciata dal padre, ignaro di essere ascoltato dalla figlia, funge quasi da epifania, svegliando la ancora innocente Giovanna e mettendola di fronte a un dubbio da chiarire. La stessa frase, inoltre, la allontana dal padre amorevole, creando un distacco irrimediabile con le certezze avute fino a quel momento.

E. Ferrante, "La vita bugiarda degli adulti",
Edizioni e/o, 2019

giovedì 5 marzo 2020

"Mr Gwyn" e "Tre volte all'alba": due libri interconnessi indipendenti

   Stile secco, ma denso: è questo Baricco, ormai lo conosciamo. La sua scrittura è come il grumo di colore rappreso a un pennello prima immerso nella pittura: un concentrato di materiale in poco spazio. Non tutti i suoi libri mi piacciono allo stesso modo - ovviamente, aggiungerei -, ma ci sono delle qualità notevoli che in lui apprezzo molto. Tra tutte, la "magia della storia". Ogni racconto è una storia a sé, tanto comune nei sentimenti descritti quanto singolare per i dettagli che la valorizzano, come a sottolineare che, nel marasma della vita in cui sembrano riciclarsi stati d'animo ed esperienze, ogni vità, in realtà, è unica.


   Recentemente, ho letto due libri dell'autore italiano, strettamente connessi tra loro: "Mr Gwyn" e "Tre volte all'alba". Strettamente connessi, è vero, ma totalmente indipendenti l'uno dall'altro. Capirete perché.

martedì 3 marzo 2020

Il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann: uno dei più grandi criminali della storia era un uomo privo di idee

Hannah Arendt, "La banalità del male",
Mondadori, 1964
   Della straziante e inumana tragedia che è stata l'olocausto, molto si sa oggi, per fortuna, grazie alle innumerevoli testimonianze dirette e indirette, alle fonti visive, scritte, orali, ai luoghi che hanno segnato le tappe di un progetto malefico, tanto macchinoso quanto banale; eppure, a volte, tale infinità di prove sembra non bastare a chi ancora si ostina a osannare gli aberranti principi nazisti. Numerosi sono stati anche i libri pubblicati sull'argomento (dai romanzi di narrativa, ai diari, alle opere storiche, etc.), che hanno sviscerato le ramificate tematiche della discriminazione razziale e dello sterminio degli ebrei e delle minoranze, come "L'amico ritrovato" di Uhlman, sull'amicizia e il contrasto tra giovani con destini differenti; "La vita davanti a sé" di Romain Gary, su post-guerra ed emarginazione sociale; "Il gusto proibito dello zenzero" di Jamie Ford, sull'altra faccia della discriminazione: quella della minoranza giapponese negli Stati Uniti (per citarne di diversi rispetto ai già noti "Se questo è un uomo" di Primo Levi o "Il diario di Anna Frank").

   "La banalità del male" rientra nella variegata categoria di questi libri, focalizzandosi sui fatti del dopoguerra e, in particolare, sul diritto alla giustizia tramite il processo ai colpevoli. Il processo più conosciuto che ha visto imputati alcuni tra i principali attori dello sterminio è stato senz'altro il processo di Norimberga, ma ovviamente non fu l'unico. Ne "La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme" (questo il titolo completo), si raccontano i fatti relativi al processo al gerarca nazista Otto Adolf Eichmann, il quale, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, si occupava della gestione della deportazione degli ebrei in tutta Europa. La filosofa tedesca Hannah Arendt, emigrata dalla Germania in Francia nel 1933 a causa delle persecuzioni, assistette alle sedute processuali come inviata del settimanale New Yorker. Il libro è il frutto della rielaborazione della corrispondenza che tenne con la redazione durante i due anni di lavoro a Gerusalemme.

lunedì 17 febbraio 2020

Per essere una brava mamma, impara a fidarti di te stessa


The Pozzolis Family, "L'amore si moltiplica",
Mondadori, 2019

   Quando ho saputo di essere incinta, ho scoperto di essere mamma. Pensavo sarei diventata mamma lentamente, una volta preso tra le braccia quel batuffolo d'amore, e invece no, ho scoperto di essere mamma sin dai primi mesi della gravidanza, quando la tua priorità diventa quel secondo cuoricino che ti batte dentro, quando accarezzi il pancione per entrare in contatto con i suoi movimenti, o quando piangi di gioia di fronte alla sua proiezione sgranata in scala di grigi.  Ho scoperto di essere mamma da un giorno all'altro, con una forza inaspettata.

   Per quanto tu possa scoprirti mamma sin da subito, nessuno ti insegna a esserlo, anche perché, sebbene i consigli più o meno graditi ti investiranno ovunque e da chiunque, non esiste una ricetta corretta e univoca da poter seguire alla lettera. Per essere una brava mamma, bisogna solo imparare a fidarsi di se stesse, come suggerisce Alice Mangione, voce narrante del libro "L'amore si moltipla". 

venerdì 7 febbraio 2020

Tayari Jones, "Un matrimonio americano"

Una potenza implosa

   "Un romanzo magnificamente scritto" a detta del New York Times Book Review, definito "brillante e straziante" da USA Today, nonché "potente" dal Washington Post - per citare solo alcune delle recensioni positive che hanno imperlato il libro "Un matrimonio americano". Premesse assolutamente invitanti, a cui vanno aggiunti i riconoscimenti ottenuti, quali il premio Women's Prize for Fiction e il NAACP Image Award, dedicato alle persone di colore che si sono distinte nel mondo dell'arte.

T. Jones, "Un matrimonio americano",
Neri Pozza Editore, 2018


     L'autrice statunitense ha intessuto un racconto incentrato sul tema del matrimonio, scandagliando da un lato i diritti e doveri legati all'atto civile, dall'altro la naturalezza e l'incontrollabilità dei sentimenti, incastrando nella storia i punti di vista dei principali personaggi. 

domenica 26 gennaio 2020

Davide Ferrari, "Signor Sindaco, domani pioverà?"

   Nell'interessante articolo "Quale futuro nella democrazia diretta?" di Vito Evangelista (leggi qui su L'Intruso), ci si chiede quale sarà il futuro della partecipazione alla vita politica, in considerazione del ruolo assunto da internet in questo campo. Il concetto di "democrazia diretta" non è certo nuovo: come spiega il blogger, già 2500 anni fa, ad Atene, il popolo si riuniva su una collina vicino l'acropoli per ascoltare gli oratori e prendere parte alle decisioni per alzata di mano. Oggi, la partecipazione cittadina è indubbiamente cambiata, ma a cambiare sono stati soprattutto i mezzi: ciò che prima si svolgeva in un luogo fisico, ora accade su internet, la nuova "piazza virtuale". 

Il ritorno alla democrazia diretta sarebbe, quindi, possibile "grazie ad uno strumento che ha abbattuto le distanze, ci fa sembrare tutto a portata di mano, e sta stravolgendo la nostra concezione di mondo: uno strumento che si chiama internet. In tempo reale possiamo vedere quello che succede dall’altra parte del pianeta e con un semplice click potremmo essere in grado di manifestare la nostra volontà. Grazie a queste nuove possibilità, impensabili fino a qualche decennio fa, nascono e fioriscono in tutta Europa movimenti e partiti che hanno come idea di base il ritorno alla democrazia diretta."

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell'uso politico di internet? Davide Ferrari, nel suo libro "Signor Sindaco, domani pioverà?" offre spunti ironici per riflettere su questa domanda. Dopo un'esperienza decennale come sindaco di Galliate (in provincia di Novara), l'autore descrive come è cambiato il rapporto tra cittadini e amministrazione pubblica con l'avvento di internet.

sabato 25 gennaio 2020

Paul Auster, 4 3 2 1

“Identici ma diversi, ovvero quattro ragazzi con gli stessi genitori, lo stesso corpo e lo stesso corredo genetico, ma che vivevano ognuno in una casa diversa in una città diversa in circostanze a sé stanti. Sballottati qua e là dagli effetti di queste circostanze, i ragazzi avrebbero cominciato a differenziarsi con il procedere del libro, gattonando o camminando o galoppando attraverso infanzia, adolescenza e prima età adulta come personaggi sempre più distinti, ognuno per la propria strada, eppure tutti quanti ancora la stessa persona, tre versioni immaginarie di sé, con l’aggiunta di se stesso […].”

È lo stesso Paul Auster a descrivere il suo “4 3 2 1” all’interno del romanzo. Giunti quasi all’ultima pagina, delle 951 in totale, la voce narrante in terza persona illustra con le suddette parole il nuovo progetto letterario del protagonista, Archibald Ferguson, che coincide con la lettura appena conclusa: inizio e fine che si riconciliano brillantemente; libro letto che confluisce nel libro scritto.

lunedì 20 gennaio 2020

Mariana Cinalli, "La vita è una rima - volume II"


  Ad un anno di distanza dalla pubblicazione di "La vita è una rima", la giovane autrice abruzzese, Mariana Cinalli, ha pubblicato il secondo volume. Sulla scia del precedente, la raccolta di filastrocche fa da specchio alle tematiche affrontate nel primo lavoro, dimostrando come, per ogni realtà, esista una prospettiva contrapposta. Altri trenta componimenti, a cui se ne aggiunge uno ulteriore, intitolato "Margherita", in chiusura.
  Il libro, dedicato a grandi e piccini - come indicato nel sottotitolo -, è arricchito dalle immagini dell'illustratrice Sonia D'Alò, che traducono in linee e colori il significato delle parole.
   Un libro da leggere e tenere sul comodino, un compagno di vita a ricordarci lo splendore delle "cose piccole" che a volte da adulti si dimenticano, un regalo gradito per far riflettere bambini e non. Un gesto d'amore, inoltre, dato che parte del ricavato dalla vendita del libro viene devoluto in beneficenza all'associazione Onlus Ricoclaun, di cui la stessa Mariana fa parte in veste di "Sorrisino", impegnata a portare il sorriso negli ospedali. 

sabato 18 gennaio 2020

IO ME LO LEGGO: novità di gennaio

   Inauguriamo il 2020 con le novità della rubrica "In vetrina", proposte dalla casa editrice "Io me lo leggo", dedicata a testi di ambientazione storica. I romanzi in uscita a gennaio sono "Il vento del destino" e "Solo la verità, 1832". Di seguito, qualche dettaglio.

Titolo: "Il vento del destino
Autore: Antonella Parmentola
Pagine:  502
Prezzo€ 24,00 - 2,00


“Il destino era stato così meschino con loro! Gli aveva mostrato la felicità riflessa in uno specchio e gliel’aveva tolta subito dopo. Eppure, lei continuava a sperare. [...]Forse qualcun altro, un uomo ed una donna, figli di un’epoca diversa, di un tempo più felice, si sarebbero incontrati, un giorno, si sarebbero innamorati e avrebbero vissuto quella felicità che a loro era stata crudelmente negata.”

Parigi 1706, 2016.
In occasione del trecentesimo anniversario dell’azienda di famiglia, Victor fa un incontro inaspettato e da quel momento inizia ad avere la percezione di rivivere la storia del suo avo e del grande amore che egli ha vissuto un tempo. L’incontro con due occhi indimenticabili. Una promessa. Un amore invincibile. Ed improvvisamente, tutto è chiaro… Quei due uomini hanno in comune lo stesso destino.

mercoledì 2 ottobre 2019

English practice with..."Coco Island stories"

   L'estate - perlomeno sul calendario - è da poco terminata, ma la si respira ancora, nel caldo piuttosto intenso, nelle canzoni che passano alla radio e, per i più fortunati, nell'abbronzatura di una recente vacanza. La nostalgia di prolungare la calda stagione e la spensieratezza a cui spesso è accomunata viene lentamente sopraffatta dagli impegni settembrini, a cui ci si dedica con rinnovata energia, perché a settembre tutto si rimette in moto: l'estate sfuma e viene assorbita giorno dopo giorno da nuovi e vecchi progetti. Se iniziare a leggere un libro in inglese è sempre stato uno di questi, è il momento giusto per farlo.



Titolo: "Coco Island stories"
Autori: Philomena Di Ilio - Mario Di Ilio
Casa editrice: Il Viandante
Codice ISBN: 978-88-99629-69-4
Pagine: 51
Prezzo: € 8,90

   Spesso mi vengono chiesti consigli di lettura per migliorare le proprie abilità in lingua straniera oppure per far praticare i propri alunni o i propri figli. Ebbene, "Coco Island stories" è il libro che fa al caso nostro: una valida risposta per coniugare intento didattico e passatempo ricreativo. Adatto a chi ha una competenza linguistica elementare (livello A1), "Coco Island stories" è una raccolta di cinque racconti, dotati di audio in lingua originale e di attività di comprensione. 

martedì 1 ottobre 2019

IO ME LO LEGGO: novità di ottobre

In serbo per i lettori che amano i romanzi storici - ma non solo! - ecco le due novità del mese di ottobre della collana "Io me lo leggo", che questa volta ci porta a Venezia e in Cina. I due libri saranno disponibili dal giorno 20, in formato cartaceo, per gli sniffatori di pagine, ma anche in ebook, per gli amanti della convenienza. Puoi scoprire di più sulla collana e anche sulla possibilità di pubblicare il tuo romanzo qui; ma prima, dai un'occhiata ai dettagli dei due romanzi in arrivo...



Titolo:"L’amore al tempo della musica
Autore: Giulia Esse
Pagine:  299
Prezzo€ 16,50 - 2,99 


Come pubblicare

   Non si scrive sempre con l'intenzione di pubblicare, ma quando il libro che abbiamo scritto giace in fin di vita in qualche sterile dispositivo o ingiallisce tra le pagine, oppure se siamo lì lì per concluderlo, sapere che c'è una casa editrice pronta a valutare la nostra opera può essere un grande stimolo. "Io me lo leggo" è una di queste. Dedicata agli scritti di ambientazione storica, la collana investe su testi di qualsiasi genere, pubblicando e promuovendo libri gratuitamente.



   Come procedere? Occorre inviare il file del manoscritto all'indirizzo 

iomeloleggo@yahoo.com 

per partecipare alla selezione per le pubblicazioni del 2020. I testi valutati positivamente verranno sottoposti ad editing e distribuiti in ebook e cartaceo su tutti gli store on line. Chissà che non sia tu il prossimo autore a cui verrà proposto un contratto di pubblicazione!

venerdì 30 agosto 2019

IO ME LO LEGGO: novità di settembre

Se amate i romanzi storici, la collana IO ME LO LEGGO è ciò che fa per voi. All'ambientazione, rigorosamente storica, vengono ricamate trame avvincenti, che abbracciano numerosi sottogeneri letterari.
Per la rubrica "In vetrina", questo mese vi segnalo due nuove uscite: "Assedio" e "Errori e malintesi". I due romanzi,  disponibili dal 16 settembre, sono entrambi ambientati nell'Ottocento inglese: nella Londra di Sherlock Holmes assediata dai morti viventi, il primo; nella romantica Bath, il secondo. Date un'occhiata alla sinossi e all'incipit dei libri per maggiori dettagli!




sabato 17 agosto 2019

Agota Kristof, Trilogia della città di K.

   Prosa asciutta, stili alternati, verità ambigua. "Trilogia della città di K." è un'opera sorprendente. Pubblicata in lingua francese, essa comprende "Il Grande Quaderno" (1986), "La prova" (1988) e "La terza menzogna" (1991). Ogni libro è diverso dall'altro nei punti di seguito spiegati, ma tutti e tre percorrono le vicende dei due protagonisti, una coppia di gemelli. 

    Se non avete letto il romanzo, non proseguite con questa recensione, onde evitare che anche solo un particolare possa influenzare la vostra interpretazione del racconto. Vi consiglio vivamente di leggere le 379 pagine della trilogia, sapendo solo che non ne sarete delusi. Vi consiglio anche di offrire la vostra mente vergine alla narrazione, senza partire premuniti ed evitando di cercare di seguire con zelo il filo della trama. Sarebbe inutile, dato che la trama si biforca e si moltiplica, senza cessare di essere un unico filo. Dall'essenzialità del primo libro, si passa ad una verità capovolta nel secondo, fino ad un'altra, ancora più complessa, nel terzo. Dunque, leggete per il gusto di leggere - e sono sicura che questi romanzi vi sapranno incantare - , e, solo dopo, tornate qui con le vostre idee in grembo per scoprire la mia interpretazione del libro. 

     Se conoscete i tre libri, probabilmente ne sarete rimasti affascinati anche voi. A me ha colpito la varietà delle scelte narrative impiegate dalla scrittrice ungherese, che permettono ad ogni libro di avere una precisa identità. 

domenica 11 agosto 2019

Sándor Márai, Le braci


    Siamo ad agosto. L'aria comincia a rinfrescarsi con il calare del sole. Fino a qui, nulla di diverso rispetto al nostro oggi. Immaginate, ora, di essere in un castello. Immaginate di essere nel 1940. Immaginate di essere al tramonto della giornata e della vostra vita, e di ricevere la lettera di un vecchio amico. Anzi, non di "uno" in generale, ma del vostro unico inseparabile amico d'infanzia. Sono quarantuno anni che non lo rivedete...
    "Le braci", il romanzo dello scrittore ungherese Sándor Márai, si apre proprio così. L'uomo anziano, un generale dell'esercito che vive in alcune stanze del castello, è Henrik; Konrad è l'amico amante della musica che ha condiviso con lui la carriera militare con meno convinzione e che, fuggito ai Tropici, avvisa l'altro di essere di passaggio in città, dopo un silenzio lungo decenni.
   L'azione, come sospesa per quarantuno anni, si rimette in moto lentamente con la lettera che segnala l'arrivo di Konrad. Il castello, in parte ormai deserto, riprende vita sotto le direttive di Henrik, il quale, invitando l'amico a cena, fa in modo che ogni dettaglio sia identico a quando i due si videro per l'ultima volta. Gli oggetti e la loro predisposizione si sottomettono al gioco dell'illusione, creando la stessa atmosfera di quel passato che avevano condiviso. Il tempo appare, così, congelato al loro ultimo incontro, all'attimo prima in cui acquisirono piena consapevolezza che la loro ferrea e ventennale amicizia aveva subito una trasformazione radicale.

martedì 23 luglio 2019

Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran


   "Leggere Lolita a Teheran" è un grido d'amore profondo per la propria terra da parte di una intellettuale iraniana  sradicatasi dal suo Paese d'origine, fagocitante gradualmente libertà e creatività. Un romanzo-ponte tra la cultura occidentale e quella islamica, in cui la letteratura serve da mezzo di analisi, comparazione e autocritica, divenendo emblema del diritto all'immaginazione, un diritto che la stessa autrice vorrebbe entrasse a far parte della Carta dei Diritti dell'Uomo.

    Tutto ruota intorno alla letteratura, dal titolo, alla struttura del testo, fino al significato del messaggio. È la letteratura a unire tra loro un gruppetto di poche ragazze con la stessa passione per i libri e la medesima inclinazione alla solitudine; studentesse selezionate dalla professoressa universitaria Azar Nafisi per dar vita a un seminario di natura "privata", in modo da proseguire a casa sua le lezioni sui romanzi in lingua inglese più significativi, dopo essersi dimessa dal suo incarico - o meglio, dopo che le sue dimissioni vengono finalmente accettate.

lunedì 8 luglio 2019

Essere poeti ai tempi di Internet: Franco Arminio

   La poesia è poesia. In costante mutamento, eppure sempre la stessa: evolve, per una naturale esigenza di sopravvivenza - considerando il flusso vitale dell'arte basato su tradizione e innovazione, condizionato inevitabilmente dal contesto storico-sociale -, ma in fin dei conti è sempre uguale. Poesia è poesia. Inconfondibile.
    Quanta differenza c'è tra "Tanto gentile e tanto onesta pare" di Dante e "Mattina" di Ungaretti? Quanta, tra "L'infinito" di Leopardi e "Non chiederci la parola" di Montale? A discapito delle innumerevoli differenze tra di loro, nessuno si azzarderebbe a dire che gli esempi del passato non siano un esempio supremo di poesia o che uno lo sia più dell'altro.
   Ai giorni nostri, i versi appaiono più spogli, la punteggiatura superflua, i titoli - addirittura - saltuari. La poesia di Franco Arminio, "poeta dei social" e, come si definisce lui stesso, "paesologo", rispecchia perfettamente il nostro tempo. I lunghi binari di parole spaventano, i periodi complessi disorientano, le etichette stufano: la poesia non può che farsi breve, incisiva, aleatoria. 
   I componimenti di Franco Arminio sono degli scorci in un cielo coperto o delle vie di luce tra i fitti alberi, ruscelli aridi ma rinfrescanti o cascate rapide ma ricche d'acqua. Il contatto con la natura è vitale, forse l'unica risposta alla corruzione dei valori e delle identità in cui ci siamo calati. Nella desertificazione e nella desolata calma dei paesi, ultimo residuo del mondo che corre, il poeta campano vi trova la pace, la risposta e addirittura la speranza per il futuro. Alla continua ricerca di terremoti emotivi, Franco Arminio poggia gli occhi sulle cose e ci invita a guardare, a porre attenzione. 
   Poche delle sue poesie portano un titolo, come se non fosse necessario etichettare tutto, dare al frutto della creatività un'identità precisa, come a dire "ti regalo questi versi sciolti, prendili e fanne ciò di cui hai bisogno". Molto attivo su social come Instagram e Facebook, è lui un esempio concreto di come la poesia possa sopravvivere ai nuovi mezzi di comunicazione, adattandovisi senza tradirsi. 
   Tra le varie raccolte pubblicate, ho finora letto "Cedi la strada agli alberi" (maggiormente incisivo) e il più recente "Resteranno i canti". Entrambi i libri sono divisi in sezioni, blocchi tematici che abbracciano i componimenti stringendoli lentamente. La terra è sicuramente uno dei temi più frequenti, ma non mancano riflessioni sulla società, sulla scrittura, o umili consigli di vita.


domenica 7 luglio 2019

Michela Murgia, Accabadora

"Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere maree di senso in qualche invisibile altrove dell'anima."
   La citazione del testo è tradotta e sintetizzata dall'immagine di copertina: due occhi curiosi, che osservano un punto fuori campo, incastrati nel buio della notte, e un volto che sembra quasi aleggiare nell'assenza di colore, illuminato dalla luce delle candele in primo piano. 
   Ad una ad una, come le candele in copertina, le vite dei vari personaggi di una piccola comunità sarda si accendono con l'avanzare della lettura, ma, tra tutti, emergono due figure: la piccola Maria e Tzia Bonaria. La prima, all'età di sei anni, viene affidata a quest'ultima dalla madre naturale, la quale non rompe totalmente i legami con la figlia, ma le permette una migliore qualità di vita attraverso una pratica di affidamento comune, sancita dalle regole di paese. Nonostante i pettegolezzi degli abitanti sul perché una donna come Tzia Bonaria, sola e già anziana per gli standard dell'epoca, avesse voluto con sé una figlia, la collettività si abitua presto al nuovo legame, data la familiarità di tale uso. 
  Pratica ancora oggi piuttosto comune, come afferma la stessa Michela Murgia, anch'ella "fillus de anima": è questo il nome per chi viene affidato dalla propria famiglia ad un'altraL'essere "fillus de anima" è l'unico elemento autobiografico nel romanzo: per quanto possa destare stupore, non si tratta di una invenzione narrativa, ma di una  consuetudine diffusa e accettata, basata su una sorta di contratto verbale che prevede, con il consenso del bambino, di far crescere un figlio in condizioni migliori, senza mai privarlo, però, della famiglia di origine. 
   La cultura sarda è evidente anche in altri dettagli, tanto da emergere sin dal titolo. "Accabadora" , di fatti, è un termine sardo che significa "colei che termina". La parola, sebbene legata alla cultura popolare dell'isola, è sconosciuta ai più, ma si svela nel corso della narrazione senza bisogno di dettagliate spiegazioni. Conoscendo lo spagnolo, il richiamo al verbo "acabar", ovvero "terminare", è stato immediato, ma il significato stretto del vocabolo l'ho capito solo nel corso della lettura, quando si inizia a fare più chiaro quale sia il vero "mestiere" di uno dei personaggi... Ciò che si svela lentamente nel racconto è una pratica che consiste nell'acconsentire al volere di morte di un individuo. Una sorta di antica eutanasia, sebbene si distingua da quest'ultima per un manifesto desiderio di togliersi la vita da parte dell'interessato, non necessariamente in condizioni di salute estreme; desiderio inteso come gesto d'amore nei confronti della famiglia, affinché venga alleggerita da un peso e non disperda tempo ed energie per lui, a discapito del lavoro.

martedì 25 giugno 2019

Isabela Pojavis, Il giglio dai capelli rossi

     Piccolo. Grazioso. Curioso. 
   Sono state esattamente queste le prime impressioni che ho avuto quando mi sono ritrovata tra le mani il libro di Isabella Pojavis. 
   Puro nel biancore della copertina; infantile - nell'accezione più allegra del termine - nell'illustrazione; accattivante nella tacita promessa della sua brevità.
  Dopo averlo sfogliato, leggendo ogni informazione del paratesto, ho lasciato che mi guardasse dallo scaffale della mia libreria per qualche settimana. Finché mi ci sono immersa. 

venerdì 25 gennaio 2019

Monika M., Aquila, le vette dello Spirito

    Torno ad affacciarmi sul blog, dopo mesi di vita frenetica. Finalmente un po' di riposo. Si respira. Nonostante gli ultimi impegni personali, il libro sul comodino non è mai mancato, tra pause di astinenza letteraria più o meno breve. Al momento, sto leggendo "I fratelli Karamazov", uno dei capolavori firmati Fëdor Dostoevskij. 
   Oggi, però, non sono qui a condividere le mie ultime letture, bensì a segnalarvi un romanzo ambientato in parte nella mia splendida regione: l'Abruzzo. Il romanzo intitolato "Aquila, le vette dello Spirito" è un thriller storico che fonde le vicissitudini del passato con fatti più recenti, tornando a dare luce alla città de L'Aquila e alla suggestiva Basilica di Collemaggio. Quale ruolo avrà all'interno del romanzo?
Basilica di Collemaggio, L'Aquila
    Per maggiori dettagli, troverete di seguito, oltre alla breve descrizione del libro, l'incipit e qualche informazione dell'autrice. Buona lettura!

sabato 15 settembre 2018

Mariana Cinalli, La vita è una rima

Titolo: La vita è una rima
Autrice: Mariana Cinalli
Pagine: 64
Prezzo: € 10,00 (cartaceo)
€ 3,99 (ebook)


Trenta componimenti, affiancati da illustrazioni, che traducono temi astratti in un linguaggio trasparente e trasformano le parole in immagini e colori. "La vita è una rima" è una raccolta di filastrocche per spiegare concetti "grandi" ai più piccoliOgni componimento è dedicato a un tema in particolare, di cui porta il titolo, come "Le parole magiche", "La solidarietà" o "Il senso civico".  
    Nonostante questa premessa, è bene sottolineare che non si tratta affatto di un libro solo per bambini, ma può essere letto da persone di tutte le età. Noi "grandi" spesso dimentichiamo le cose più semplici, che tra queste pagine tornano a splendere con innocenza e disincanto allo stesso tempo. Pensato per i più piccoli, quindi, come mezzo per spiegare sentimenti e aspetti dell’esistenza, “La vita è una rima” è rivolto anche agli adulti, come spunto di riflessione
    Amore, famiglia, amicizia, ma anche morte, divorzio, tristezza trovano una loro descrizione in queste pagine, in cui viene ricamato il valore della vita, nei suoi momenti di luce ma anche nelle sue ombre. Non solo tematiche positive, ma anche parole più complicate per spiegare che... la vita è una rima!
     La vita è una rima, non sempre baciata, a volte alternata. Si incrociano le vite, si alternano momenti di euforia a quelli di malinconia. La vita è una rima, dalle filastrocche di quando sei bambina alle consonanze adolescenziali: rime imperfette che impari ad amare da "grande". La vita è una rima, a volte forzata, a volte sciolta, libera, contorta. La vita è una rima, quando ami, ma anche quando sei triste, quando condividi e anche quando ti senti più solo.    
     Libro edito nel 2018, nasce dall'amore profondo per i bambini e da un impegno vissuto nel quotidiano. L'autrice Mariana Cinalli è conosciuta anche come "Sorrisino" quando, volontaria dei clowndottori, porta il suo sorriso, appunto, nelle stanze degli ospedali. Parte del ricavato ottenuto dalla vendita verrà infatti devoluto in beneficenza all'associazione di volontariato di cui fa parte: Ricoclaun. Acquistando questo libro, dunque, (disponibile anche in e-book e presto in audio-libro) ci si farà un doppio regalo: il piacere della lettura - magari rivolta a un bambino - e il piacere di donare un sorriso.

lunedì 13 agosto 2018

Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini

    Il titolo è tornato a circolare in Italia - tra la curiosità di quanti non lo conoscevano e il compiacimento dei lettori consapevoli del suo valore - dopo essere stato scelto come spunto per l'analisi del testo della prima traccia di Italiano negli Esami di maturità del 2018. Con il tocco aristocratico del doppio cognome e l'atmosfera bucolica evocata dall'idea ordinata di una distesa verde, "Il giardino dei Finzi-Contini" è un romanzo del 1962, firmato Giorgio Bassani. 
   Le aspettative create dal titolo sembrano essere subito smentite dall'incipit, in cui aleggia il tema della morte. Non della morte cruda e inspiegabile, però, quanto di un senso di rassegnazione, rispetto e quasi venerazione nei confronti di una morte lontana, che si è portata via il corpo di quanti non ci sono più, lasciandone però il ricordo, tangibile attraverso la memoria visiva di sepolcri e cimiteri.
     Il romanzo, di fatti, si apre nelle tombe etrusche di Cerveteri (vicino Roma), in cui il narratore si trova in visita nel 1957: occasione che - afferma nel prologo -, rimandandolo con la mente al cimitero ebraico di Ferrara, lo  spinge finalmente a esaudire il ricorrente desiderio di raccontare della famiglia Finzi-Contini. Il suo sguardo trasognato e nostalgico si sofferma sul ricordo del loro imponente monumento funebre, in cui, però, - come ci viene rivelato sin dall'inizio - solo uno dei componenti della famiglia fu effettivamente sepolto; gli altri, scomparsi nei campi di concentramento. 
    La fine dei personaggi è già annunciata. 
  Cosa ci sarà, allora, di così importante da narrare? E cosa avranno di tanto speciale i membri di questa famiglia ormai dimenticata? Un'unica risposta per entrambe le domande: il giardino. 

venerdì 3 agosto 2018

Jonathan Coe, La casa del sonno

A proposito del libro
  Ashdown. Anni '83-'84. Studenti universitari che condividono la stessa abitazione: Sarah, ragazza narcolettica dall'identità sessuale vacillante; Gregory, il suo primo ragazzo, affascinato/ossessionato dalla magia del sonno; Terry, cinefilo alla ricerca dei film perduti e delle realtà oniriche dei suoi sonni lunghissimi; Robert, il migliore amico di Sarah, follemente innamorato di lei. E poi c'è Veronica, la ragazza che fa capire a Sarah "la sua vera natura". E Ruby, la bambina testimone di un sentimento ancora poco chiaro agli occhi dei più grandi.

    Ashdown. 1996. Il vecchio alloggio universitario è una clinica per i disturbi del sonno. Sarah, insegnante, divorziata da Anthony e in visita da un analista; Gregory, direttore di Ashdown nella sua nuova veste; Terry, giornalista assimilatore di caffè, fiero di non dormire da anni; Robert, sparito nel nulla, se non per qualche lieve traccia lasciata nel corso degli anni. E poi c'è Veronica, che non parla mai delle ex, ma che ha conservato il libro simbolo della sua vecchia relazione, "La casa del sonno". E Ruby, la ragazza testimone di un sentimento che sembra essersi dissolto.

   Infine, Cloe. La sorella gemella di Robert, da cui è stato separato alla nascita: l'anello di congiunzione tra il passato e il presente.

lunedì 9 luglio 2018

Amlélie Nothomb, Diario di Rondine

"Ti risvegli al buio nella più assoluta incoscienza. Dove sono, che cosa è successo? Per un istante la memoria è cancellata. Non capisci più se sei un bambino o un adulto, un uomo o una donna, colpevole o innocente".

  Il romanzo inizia così. I temi da sviscerare tutti già nell'incipit: senso di smarrimento, perdita d'identità, commistione bene-male. Temi che sono anche alla base del genere prescelto: il noir.
    Un giovane  protagonista di sesso maschile racconta in prima persona l'evoluzione della sua identità, a partire da un punto di rottura: dopo una forte delusione amorosa, non solo diventa algido e insensibile, ma ben presto cambia lavoro, da pony-express a... assassino.
     In 88 pagine, l'assassino, il cui vero nome (e la cui identità iniziale) non si conosce, si fa chiamare "Urbano" e commette una serie di omicidi dietro ricompensa, a sangue freddo e mente lucida. Il sangue risveglia in lui l'eccitazione e il senso del piacere, tanto da iniziare a vaneggiare sull'esistenza di una donna assassina, che, ad un tratto, incontra davvero. Da lì, qualcosa cambierà irrimediabilmente e una nuova identità sembrerebbe attenderlo... 
       L'inaspettato è nelle pagine a seguire.
   Il perché del titolo - che mi sono chiesta dall'inizio, disorientata come lo stesso protagonista - appare evidente nel corso della lettura. Non è mia intenzione svelarlo, ma sappiate che racchiude in sé il significato o, per meglio dire, il segreto dell'intero romanzo.
    "Diario di Rondine" è una lettura interessante, di cui mi hanno colpito solo alcuni tratti incisivi, quali l'identità-non identità del protagonista e il ruolo del titolo. Però, sarà che non sono un'amante dei noir, non è un romanzo che mi è rimasto impresso. 
    Dietro la copertina, vi è comunque una scrittrice davvero singolare: Amélie Nothomb, autrice belga, che ha ricevuto numerosi premi letterari. Avendo vissuto la sua infanzia in Giappone, e poi in Cina, New York e Bangladesh prima della maggiore età, la sua cultura variegata e dagli orizzonti aperti ha di sicuro influenzato la sua produzione narrativa.
    Mi darò certamente altre chance per conoscerla meglio. Curiosa di leggere "Stupore e tremori" e "Igiene dell'assassino".

Alcune bellezze saltano agli occhi e altre sono geroglifici: ci si mette del tempo a decifrare il loro splendore ma, quando ormai è evidente, è più bello della bellezza stessa.