Pagine

domenica 26 settembre 2021

Segnalazione: "Fiabe Orientali della Buonanotte" di Paolo Menconi

Piccoli scrigni preziosi che si svelano attraverso le trame, le avventure, il coraggio, le emozioni e la generosità dei protagonisti delle fiabe e che possono diventare interessanti spunti di riflessione, di stimolo e di crescita. "Fiabe orientali della buonanotte" è una raccolta di 15 fiabe inedite: un viaggio magico nella millenaria saggezza orientale. 

Oggi 26 settembre è possibile scaricare
gratuitamente
il libro in formato e-book su
Amazon: clicca 
qui!

Comunicato stampa: Intervista all'autore

Milano - Settembre 2021 - Dopo la pubblicazione del tuo ultimo libro “La Leggenda della Principessa della Montagna” con ottimi riscontri di critica e di pubblico, esce una raccolta di fiabe orientali.

Come è nata questa idea?

PM.: La millenaria cultura orientale mi ha sempre affascinato e, sin da ragazzo, ho praticato per lungo tempo arti marziali. Quando mio figlio Jacopo era piccolo, mi piaceva raccontargli le fiabe prima delle nanne. E così, a volte, stanco di raccontare sempre le fiabe classiche, avevo iniziato a inventare alcune storie che, con il tempo, avevo scritto e messo in un cassetto. Poi gli anni sono passati sino a quando ho riaperto il cassetto e le ho raccolte in un libro.

Parlaci delle fiabe.

P.M.: "Fiabe Orientali della Buonanotte" è una raccolta di 15 storie inedite ricche di insegnamenti e di illustrazioni che incanteranno i bambini, portandoli nel magico mondo delle fiabe.

L’idea di raccontare alcune fiabe per bambini che riprendono l’antica saggezza orientale, è nata con lo scopo di avvicinarli a quella cultura così ricca di insegnamenti.

Ogni fiaba ha una morale e regala un piccolo insegnamento, uno spunto di riflessione sui veri valori della vita e sulle cose che davvero contano: un modo per gettare un piccolo seme che, mi auguro, possa regalare alcuni momenti di gioia e di serenità a grandi e bambini.

Parliamo del futuro: attualmente sei un manager, ma tra i tuoi progetti c’è anche quello di dedicarti interamente alla scrittura?

PM.: La tua domanda mi fa sognare: confesso che mi piacerebbe scrivere a tempo pieno e, confesso che sto già costruendo quella parte del mio futuro dedicata in modo importante alla scrittura. Attualmente sto lavorando su nuove pubblicazioni, alcune di carattere professionale, e altre con alcune fiabe dedicate alla musica, ricche di avventure coinvolgenti e che faranno vivere ai lettori, grandi e piccini, profonde emozioni! Per tornare al presente e alle "Fiabe Orientali della Buonanotte", auguro una buona lettura a tutti!


Fiabe Orientali della Buonanotte è disponibile su Amazon.
Amazon: https://www.amazon.it/dp/B09B2FBF8F
Per informazioni:
Instagram: http://instagram.com/paolo.menconi

lunedì 5 luglio 2021

"Ricardo y Carolina": un romanzo storico a quattro mani

Laura Costantini e Loredana Falcone scrivono insieme ormai da anni e "Ricardo y Carolina" è uno dei loro libri, pubblicato nel 2015, il cui titolo mi ha catturato sin da subito per il richiamo alla lingua spagnola - per la quale ho un debole. Ambientato in Messico, nel XIX secolo, si tratta di un romanzo storico che cuce insieme la storia d'amore di personaggi forti e determinati al contesto sociale e politico dell'epoca descritta. 

Titolo: Ricardo Y Carolina;
Autrici: Laura Costantini e Loredana Falcone;
Genere: romanzo storico;
Editore: Pesci Rossi GoWare;
Prezzo: euro 4,99 (eBook); euro 14,99 (copertina flessibile).

sabato 19 giugno 2021

Quanta poesia c'è in un fiore? Ivan Fassio e il suo "Nontìscordàrdimé"

Se avessi potuto intervistarlo, gliel'avrei chiesto: "Quanta poesia c'è in un fiore?" 

Provo a fantasticare la sua risposta, ma ciò che visualizzo è un sorriso sornione, a suggerire che tutto ciò io voglia sapere è già scritto in quel titolo: "Nontìscordàrdimé". Con gli accenti esattamente su determinate vocali, come voleva lui, il groviglio di parole fuse è uno stelo che sprigiona foglie eterne e un azzurro di rara bellezza.

Fassio I., "Nontìscordàrdimé",
El Doctor Sax, 2021.

La raccolta di poesie che porta il nome di un fiore è il libro postumo pubblicato dai suoi amici, i quali ne hanno curato l'ordine rispettando le volontà e l'intento del suo autore, Ivan Fassio, morto prematuramente. Edito dall'arguta casa editrice "El Doctor Sax", si tratta di un libro fresco di stampa con cui vale la pena condividere il proprio tempo. Portarlo al mare, per rubare qualche istante di profondità tra un'abbronzatura e una nuotata; tenerlo sul comodino, per dedicarsi qualche minuto di sospensione prima di addormentarsi; leggerlo tutto in una volta per intraprendere un cammino nel paesaggio del pensiero. Io l'ho letto con ritmo cadenzato e ancora oggi mi è spesso intorno, come un'àncora di salvezza per ritrovare un pizzico di pace.

Senza titoli e divisi da due aterischi, i componimenti in "Nontìscordàrdimé" sbucano dal terreno fertile grazie a parole seminate con dedizione e passione: il segreto di ogni buon raccolto. Lo stesso Ivan, rivolgendosi ai curatori del libro, che aveva individuato in una cerchia di persone fidate (tra cui Laura Callari che si è occupata della Prefazione), scriveva così: "l'idea è che i testi sbuchino come i 'non ti scordar di me' su un prato: sorprese, uno breve, uno lungo, uno in prosa".

"Sorprese" è il termine che meglio li descrive: i fiori verbali di Ivan Fassio sono degni del nome che portano. Mi ha sorpreso l'accostamento di immagini evocate, la minuzia nella scelta delle parole e, in particolare, l'effetto sonoro che una lettura ad alta voce può rendere in tutto il suo splendore. E poi, i significati che si diramano verso i cieli della riflessione.

La voce poetica è quella di un sognatore, in attesa dell'"epoca dei timidi", che vive della leggerezza del verbo sentendone tutta la gravità sulle spalle; dunque non può che essere la scrittura un nucleo tematico imprescindibile, che è specchio dell'esistenza tutta. Proprio come i "non ti scordar di me", fiori piccoli e insignificanti se visti da una certa distanza ma potenti nella loro leggerezza, le poesie di Ivan Fassio sono tutte diverse ma sorrette dallo stesso stelo robusto e in grado di sprigionare una profonda forza evocativa concentrata in pochi versi.


È pesante come tuono:

così incessante suona

l'inconcludente lavorìo

su tutto e niente

su nessuno, sulla gente!

Sapessi essere leggero

fare un passo solo

dire, diventare

da quel che ero

a quel che sono.


Dinamico, sognatore, amante della natura, amichevole, riflessivo, attento osservatore, amante del silenzio: so così poco di Ivan Fassio, eppure eccolo qui, nel suo libro, così chiaro che mi sembra di conoscerlo. Non c'è bisogno di chiedergli quanta poesia c'è in un fiore. Non c'è bisogno di intervistare i poeti, le risposte sono tutte lì, nelle loro poesie. O in noi che le leggiamo.

venerdì 28 maggio 2021

"Sembrava bellezza": l'occhio adulto verso la propria adolescenza

Grassa, invidiosa, deforme. La protagonista dell'ultimo libro di Teresa Ciabatti è una donna di mezza età, ormai riscattata dal suo passato adolescenziale da grassa, invidiosa, deforme, quando, emarginata dai ricchi compagni di scuola, covava manie omicide nei confronti dei coetanei come Lavinia che non la invitavano alle feste; a disagio con il suo corpo non solo in sovrappeso ma per di più con un seno sproporzionato. Da adulta, è una scrittrice affermata, con una carriera di successo, e sta lavorando a un reportage sull'anoressia, quando il passato torna sotto forma di una vecchia amica, Federica.

Ciabatti T., "Sembrava bellezza", 
Mondadori, 2021.

Quella ragazzina grassa, invidiosa e deforme ombreggia ancora sul presente, incastonata in una storia tragica che la porta indietro di trent'anni, riconducendola ai giorni in cui Livia, la bellissima sorella di Federica, bionda, alta e irraggiungibile, la definisce "la cicciona" e non la degna di uno sguardo. Fino a quando, qualcosa succede, la vita si incrina, le sorti si ribaltano: Livia precipita. Fisicamente e psicologicamente. Atto volontario? Incidente? 

Il racconto si fa confessione: sulla coscienza della scrittrice-adolescente grava un segreto fardello. L'espiazione della protagonista si compie allentando il controllo sulla memoria, manipolata dalle sue scelte e compromessa dalla sua visione soggettiva e, quindi, corrotta. Dove risiede la verità?

"Sembrava bellezza" è "una storia di scomparsi, di giovinezze spezzate - in un modo o in un altro. E in queste giovinezza rientriamo tutti." Già, perché ci siamo anche noi nella proiezione del passato sul presente, nella visione distorta e personale della realtà circostante, influenzata dall'insicurezza di una identità traballante di una adolescente in crescita e tutti ci portiamo dentro l'adolescente che eravamo, con traumi irrisolti e sensi di colpa ingigantiti dal passare del tempo.

Il tempo distorce i ricordi, la soggettività dell'amore ci mette il resto nel complesso processo di manipolazione dei fatti. La scrittrice che scava nel suo io adolescente confessa le sue colpe e la sua manipolazione: la realtà filtra attraverso i suoi occhi e i suoi stati d'animo, scolorendo qualsiasi linea di demarcazione. Dopo un vuoto di trent'anni dall'amicizia con Federica e dalla terribile vicenda di Lidia, si riallacciano i legami: una valanga di esperienze accumulate nel frattempo le precipita sulle spalle.

Inizialmente lo stile intermittente e segmentato dell'autrice, nonché il corso della storia a singhiozzo, mi hanno quasi infastidito, per poi inghiottirmi completamente. Tutto torna, ogni dettaglio buttato tra le pagine non è casuale, ma intrecciato al resto, richiamato dopo. L'appellarsi direttamente al lettore, la metanarrativa che va di pari passo con la confessione, il ribaltamento dei ruoli, l'originalità dello stile, i riferimenti all'attualità e le tematiche (disturbi alimentari, disabilità, crisi adolescenziale, maternità...) fanno di "Sembrava bellezza" uno dei migliori libri candidati al Premio Strega.

Due chiacchiere con Loredana Falcone, l'autrice del ricettario-romanzo "Da me a te"

Capelli argento, guance accoglienti, occhiali da vista, accento romano: Loredana Falcone mi accoglie sullo schermo per parlare del suo nuovo libro "Da me a te", edito da Il vento antico. Si tratta di una pubblicazione ben diversa dai precedenti romanzi scritti a quattro mani con Laura Costantini. La stessa autrice ci svela il perché e la conversazione procede tra approfondimenti culinari e divagazioni letterarie...

Loredana, l'associazione tra cucina e letteratura è rinomata, ricorrente soprattutto nei romanzi gialli. "Da me a te" riprende questo connubio, ma in modo insolito: è un ricettario che definirei "atipico". Cos'ha di diverso rispetto all'idea tradizionale del libro di cucina?

Non è una semplice raccolta di ricette, io lo definirei un "ricettario-romanzo". Oltre a dosi, ingredienti e procedure, c'è un ricordo o un aneddoto legato a ogni piatto. Il passato entra in ogni ricetta, come se in cucina accogliessi i miei ospiti e ci intrattenessimo in una conversazione. La preparazione del piatto non è schematica, ma si colora di divagazioni, descrizioni e anche parentesi ironiche, dal momento che mi rivolgo direttamente a mia figlia.

In effetti, ho sorriso nel leggere alcuni passaggi, come quando indichi di prendere una casseruola e ammonisci tua figlia di non cercare la definizione su internet. Ti rivolgi a lei, e quindi al lettore che vi si immedesima, in modo diretto e semplice.

Sì, il linguaggio è informale e il tono ironico e disteso. Ormai si cerca tutto su internet, il che porta i giovani a immagazzinare sempre meno, consapevoli di avere sempre a disposizione una fonte immensa di informazioni di ogni tipo, ricette comprese. Eppure, anche seguendo una ricetta alla lettera, è impossibile riproporre un piatto allo stesso modo di un'altra persona, ognuno ci mette del suo per rendere il risultato differente. Nelle mie ricette io ho inserito la mia esperienza, e quindi le divagazioni di vario tipo sono state inevitabili.

Com'è nato il libro?

Avevo iniziato ad annotare delle indicazioni per mia figlia Jessica su come preparare dei piatti comuni, spiegandole come cucino io determinati sughi o secondi, in modo da conservare su carta la nostra tradizione e fare in modo che lei vi possa attingere in autonomia. Per questo motivo, mi rivolgo direttamente a lei e le spiego passo passo come fare o le svelo qualche trucchetto che ho imparato con l'esperienza. Tra una ricetta e l'altra, ho inserito anche dei ricordi legati a quei piatti, come quello di mia mamma oppure momenti a tavola in occasioni comuni o durante le feste.

Quando hai capito che valeva la pena essere pubblicato?

Non l'ho capito io, in realtà, ma la mia socia Laura. Si è resa conto che c'era del potenziale e che poteva giovare a tante altre persone, giovani e non. 

In effetti, potrebbe essere un ottimo regalo da fare ai propri figli, a una giovane coppia, a chi si è comprato una nuova cucina o, perché no, un regalo per se stessi. 

Assolutamente sì. Nel preparare un pasto per l'altro c'è una grande attenzione: è una forma di affetto. Oltre a prendersi cura dell'altro, però, bisognerebbe prendersi cura anche di se stessi. Spesso non si cucina per sé quando si è da soli, preferendo pasti sbrigativi o consumati fuori casa "al volo". Viviamo in una società dove si va sempre di fretta e il tempo per cucinare e concedersi una coccola in cucina è sempre più raro. A volte basta poco per ricaricare il corpo e lo spirito, un piatto di pasta in compagnia, ma anche rallentare il ritmo frenetico e sedersi a tavola da soli.

Un piatto di pasta mette d'accordo tutti e rigenera anche l'animo. Nei libri di John Fante, l'italianità dei protagonisti è data spesso da un piatto di spaghetti o lasagne a risolvere problemi o tensioni. 

Cucinare allenta le tensioni, ma cucinare per l'altro è proprio una forma d'amore. Quando si decide, ad esempio, di preparare un piatto che sappiamo piacere molto ad un'altra persona è un modo concreto per dimostrare il nostro affetto.

Nel ricettario, hai inserito primi e secondi, sia di carne che di pesce. Che tipo di ricette hai scelto?

Non elaborate. Di certo leggendo questo libro non si diventerà degli chef. Non si tratta di alta cucina, ma di piatti tradizionali e piuttosto comuni, come il sugo di carne, la pasta col tonno o con le patate; in poche parole, piatti da cucinare nel quotidiano, ma anche in occasioni di feste o del caro vecchio pranzo "della domenica". 

Non c'è niente di meglio della semplicità ad arricchire la tavola. Tu come hai imparato a cucinare? Hai avuto un ricettario di riferimento?

Io "ho rubato con gli occhi", come si dice. Nessuno mi ha mai affiancato per spiegarmi come fare; sono stata io a incuriosirmi e a osservare giorno dopo giorno. Ho seguito un ricettario vivente: mia mamma. Le sue dosi erano "quanto basta" e anch'io ho ripreso da lei quest'arte dell'improvvisazione in cucina, dove comanda il cuore più che la matematica. Per questo motivo, ho deciso di tramandare ciò che ho appreso senza eccedere con i numeri. 

A chi hai dedicato il libro?

In generale, a tutte le donne che "curano con la cucina", perché la donna secondo me fa da collante all'intera famiglia. Numerosi sono gli uomini che si dedicano all'alta cucina, ma nell'immaginario popolare la donna è molto legata alla casa, ne fa quasi da fulcro. Mia mamma è stata così, io ho ripreso quanto più possibile da lei e spero che i miei figli portino avanti la nostra tradizione culinaria. Riproporre le ricette della propria casa significa far rivivere il passato e le persone che ci hanno preceduto, come se il tempo si dilatasse in cucina, tanto da essere quasi sospeso del tutto, accorciando le distanze e colmando i vuoti dell'assenza.

Tradizione, esperienza, ricordi, cura per sé e per l'altro: i veri ingredienti in cucina sono questi. Loredana Falcone ci insegna che, oltre ai numeri e agli ingredienti, ciò che conta in cucina è la dose di amore... quanto basta!

mercoledì 19 maggio 2021

In vetrina: "Una vita di giorni impossibili" di Tabitha Bird. La "fantasticissima" storia di Willa Waters

Silver Willa ha 93 anni, colleziona stivali di gomma e ha un vecchio taccuino su cui annota le "Cose di cui sono sicura". Tra le sue poche certezze, molte delle quali piuttosto confuse, primeggia la determinazione di non finire in uno di quei posti con le "lenzuola di plastica", altresì detti ospizi. È un po' suonata, data l'età, il che la rende ancora più simpatica. 


Il 1 giugno 2050, Silver Willa ha un obiettivo di primaria importanza da portare a termine: spedire due pacchi. Mentre si reca all'ufficio postale col suo deambulatore, le sembra di vedere Super Willa Con Gli Stivali: se stessa a otto anni.

martedì 11 maggio 2021

"Da me a te: tutto il cielo, tutte le stelle e tutte le patatine": un ricettario d'amore, ricordi...e ironia!

Quando mia nonna paterna è morta, sono morte con lei le polpette di carne, le pallotte cac'e ov', il coniglio ripieno. Non le ho mai chiesto come li preparasse, perché nella mia intima e rassicurante illusione ci sarebbe sempre stata lei a custodire il segreto casareccio di quegli ingredienti e dosi che aveva scritti nelle mani. Anche se me lo avesse insegnato, non avrei mai cucinato come lei, perché ogni alimento si trasforma in modo diverso a seconda di chi lo maneggia, ma avrei potuto sedermi a tavola con lei anche ora che non c'è più. Mia nonna non era una grande cuoca, non amava passare troppo tempo ai fornelli e il suo menù prevedeva tre o quattro piatti. Eppure, nessuno come lei faceva le sue polpette di carne, le polpette cac'e ov' e il coniglio ripieno.

Vi siete mai pentiti di non aver imparato a cucinare qualche piatto tipico della vostra tradizione? Fosse solo per riabbracciare una nonna, ogni volta che si assaggiano le sue polpette. Mia nonna materna custodisce ancora segreti culinari che si sono affinati con decenni e decenni di esperimenti e creazioni: è arrivata l'ora di chiederle "Nonna, come fai le tacconelle?" prima che sia troppo tardi.

Il ricettario di Loredana Falcone è il cuore di una mamma fatto di carta e carne: rivolgendosi a sua figlia Jessica, le descrive passo passo come preparare determinati piatti, dal ragù a primi di pesce più elaborati, passando per una versatile pasta col tonno o col burro. Non si tratta di un comune ricettario, testo esplicativo piuttosto schematico, ma di un libro di cucina e amore, dove le dosi di pollo e il pizzico di sale si amalgamano con i ricordi del passato, della nonna Assunta o della vigilia di Natale.

venerdì 7 maggio 2021

Il peso e il valore della tradizione in "Sangue e latte": intervista all'autore Eugenio Di Donato

Nove mesi di vita intrauterina possono dirsi vita? L'interrogativo non è quello di un filosofo alle prese con la riflessione sull'esistenza, ma è la domanda di un padre che attendeva la nascita di suo figlio, che "ha scelto" di non farsi conoscere. Per un arresto cardiaco, il neonato muore ancor prima di assaporare la vita, segnando irrimediabilmente i suoi genitori.

Di Donato E., "Saungue e latte", 
El Doctor Sax, 2020.

Quando Tiziano è venuto alla luce la vita che solo poche ore prima pulsava dentro la pancia era sparita. Arresto cardiaco diceva il referto. Dopo il sangue è arrivato anche il latte, colava dai seni a gocce dense e bianche a reclamare il suo ruolo nella profezia. Il cuore di Tiziano si è fermato.

A narrare le vicende di un'anima tormentata è il padre, un uomo smarrito, che ricorda il sangue e il latte, ovvero la vita che sgorga anche quando tutto sembra ormai fermo. Il rapporto con Agata è messo in crisi (o forse ci era già?) e la via di fuga dall'implosione dei pensieri è la psicoterapia.

"Sangue e latte", edito da "El Doctor Sax", è un romanzo breve dalla forza travolgente, in cui la tradizione fa da demiurgo all'identità e dove l'individuo lotta per staccarsene, alla ricerca della propria indipendenza.

lunedì 3 maggio 2021

"Io non sono io, pensieri e poesie della materia": un abbraccio tra scienza e poesia

Chi l'ha detto che le poesie parlano solo d'amore e sentimenti? "Io non sono io, pensieri e poesie della materia" è l'esempio lampante che i versi possono abbracciare qualsiasi tema e campo della conoscenza, addirittura la fisica.

Scaratti E., "Io non sono io, pensieri e poesie
della materia", Nulla Die, 2021.


Nelle brevi poesie di Elena Scaratti, l'esistenza è messa a nudo e alleggerita dal carico della mente, per trovare nella materia le risposte sulla natura umana e il suo fine. Il cosmo si fonde con l'io e l'io si immerge nel cosmo. Una fusione perfetta.


Sono un prodotto del cosmo

che senza sosta

rimescola porzioni di sé

in me


mercoledì 28 aprile 2021

Tornare alla vita dopo la shoah: "Il pane perduto" e la preziosa testimonianza di Edith Bruck

Quando giunsero all'improvviso per sradicarli dalla loro casa e deportarli, nella confusione e smarrimento generale, la madre pensava alle pagnotte di pane, disperata al pensiero di abbandonarle lì, indifese e incustodite, come a volerle difenderle. Questa è una parte del libro che mi porterò dentro. L'immagine della madre preoccupata per il pane perduto. Già, perché le persone deportate persero il pane, ovvero il cibo, ma anche il calore familiare, il profumo della quotidianità, la protezione della loro casa che il pane stesso simboleggia. 

"La madre parlava delle pagnotte da infornare mentre buttava alla rinfusa dei vestiti nell'unica valigia e nei sacchi."

Bruck E., "Il pane perduto",
La Nave di Teseo, 2021.

Edith Bruck, nel suo ultimo libro dedicato alla shoah, testimonia quanto accaduto a lei e alla sua famiglia, di origine ungherese. Deportati nel 1944, raggiunsero un ghetto prima, diversi campi poi. La famiglia fu smembrata, ma lei, all'epoca adolescente, rimase con la sorella maggiore Judith: l'appoggio l'una dell'altra probabilmente contribuì alla loro salvezza.

"La madre ripeteva "il pane, il pane", come se volesse salutare le pagnotte e difenderle."

Ne "Il pane perduto" il vero oggetto del racconto, però, non è la terribile esperienza della deportazione in sé e per sé, quanto il dopo: il tentativo di reintregrarsi alla società da sopravvissute. Nulla andò come avevano immaginato e sperato, impossibile ricucire i legami recisi, tornare alla propria casa o riprendere la vita da dove la si era lasciata. Tutto distrutto. Adattarsi alla nuova vita è stata una parte altrettanto dolorosa.

venerdì 23 aprile 2021

"Finché il caffé è caldo": un libro per chi non ha pretese

Immaginate un bar in un paese del Giappone. Alla parete tre grandi orologi che segnano orari differenti. Senza condizionatore, eppure sempre fresco. Privo di finestre. Aperto notte e giorno, sette giorni su sette. In un locale del genere è facile perdere la cognizione del tempo. Immaginate una sedia e la possibilità di rivivere un determinato momento del passato (o anche del futuro), rispettando specifiche regole, con la consapevolezza che il presente comunque non cambierà.

Kawaguchi T., "Finché il caffé è caldo",
Garzanti, 2020.

"I pilastri robusti e le travi di legno sul soffitto erano di un bel marrone lucido, come i gusci delle castagne. Alle pareti c'erano i soliti tre grandi orologi. I muri erano di intonaco beige, con la patina lasciata da più di cent'anni: le parve tutto bellissimo. La luce soffusa che tingeva di seppia l'intero caffè, anche di giorno, toglieva il senso del tempo. L'atmosfera retrò del locale aveva un effetto confortante. In alto c'era una pala da soffitto, che ruotava lenta senza rumore."

Leggendo "Finché il caffè è caldo", la sensazione è proprio quella di perdersi in un tempo e in mondo lontani.

"Una cosa divertente che non farò mai più": il diario di bordo sul consumatore annoiato che inquina per rincorrere una egoistica promessa di piacere

Una promessa "diabolicamente seducente" quella di sette giorni dedicati assolutamente al niente in una crociera extralusso, dove non c'è altra scelta se non quella di divertirsi. 

Chi di voi è mai stato in crociera? È un genere di vacanza che prediligete? Io non ci sono ancora mai stata, avendola sempre considerata una vacanza da fare quando le forze prosciugate dai figli o dall'età avanzata non mi permetterebbero di fare molto altro se non dedicarmi alle otto portate di cibo al giorno - come ci dice Wallace -, alle luuuunghe dormite, al relax smisurato e a diversioni di ogni tipo.

In "Una cosa divertente che non farò mai più", l'inimitabile autore di "La scopa del sistema" e "Infinite Jest", fa un resoconto dettagliato della sua esperienza irripetibile (perché come suggerisce il titolo, non si ripeterà) a bordo della m.n. (motonave) Nadir

Wallace D.F., "Una cosa divertente che non farò mai più",
Minimum Fax, 1997.

Segnalazione: "La leggenda della Principessa della Montagna" di Paolo Menconi

"Una fiaba è oro" diceva Hans Andersen, lui che ha arricchito la letteratura per bambini con le sue storie sempreverdi. Rivolgersi ai bambini non è affatto semplice come potrebbe sembrare; bisogna riuscire a vedere il mondo con i loro occhi e trovare il linguaggio più adatto a coinvolgerli. Se sai parlare a un bambino, puoi comunicare anche con un adulto. Con piacere, quindi, vi segnalo la fiaba "La leggenda della Principessa della Montagna", in cui la musica ha un ruolo fondamentale.

------------------

In un Medioevo fantastico, una fiaba appassionante con un Menestrello che affronterà difficili prove e tre enigmatici indovinelli, per liberare una Principessa da un terribile maleficio di una crudele Regina. Torneranno la gioia e la luce, dove regnavano la tristezza e il buio?

Una narrazione coinvolgente e piena di ritmo, con una bellissima e inattesa sorpresa finale, dove la generosità, l'amore e la musica combattono le oscure forze del Male.

Una bella storia, educativa e positiva che regala speranza; un libro adatto a tutti, ricco di buoni sentimenti e che fa riflettere grandi e bambini.


Intervista a Paolo Menconi - Da manager a scrittore per bambini e ragazzi!
Paolo Menconi, autore del libro La Leggenda della Principessa della Montagna ci parla di una fiaba con la Musica come protagonista, una storia emozionante e avvincente dove la forza travolgente della Musica combatte le forze oscure del Male. 

giovedì 15 aprile 2021

"Il grande me": un romanzo sulla fragile potenza del papà, dio caduco

Papà, una delle prime parole che si pronuncia da piccoli e che ci illudiamo di poter ripetere in eterno. Già, perché i padri non muoiono, sono le nostre guide, in nostri eroi. Poi arriva la vecchiaia e se li prende. O peggio, il cancro.

Cancro al pancreas, per l'esattezza. Quello che ti trasforma e ti divora in pochi mesi. Ne "Il grande me", Carla racconta gli ultimi giorni di vita di suo padre, riportando alla memoria aneddoti del passato, a descrivere una personalità forte, anticonformista, creativa e sensibile.

Giurickovic Dato A., "Il grande me",
Fazi Editore, 2020.

Il bambino che contraddiceva il professore di filosofia dando una prova ontologica dell'inesistenza di Dio, il musicista che suonava e cantava infondendo la sua passione ai tre figli, il senatore che sognava una politica scevra di ogni forma di corruzione, ora è un uomo in un corpo sfinito, sporco, spento, che si trascina avanti e indietro sul treno per raggiungere l'ospedale, ma che ancora trova la forza di ribellarsi e rovescia decine di bottiglie di Coca-Coca nello scarico, come ennesimo gesto rivoluzionario. Come a dire "io non ci sto". Ma come ribellarsi alla morte?

mercoledì 14 aprile 2021

Non tutte vogliono essere madri. "La figlia unica": un romanzo semplice sulla complessità sociale

Di quanto la donna possa sentirsi pressata dalle convenzioni sociali e tacitamente o inconsciamente obbligata a sottostare a determinati ruoli, saldi e sacri, è stato argomento di dibattiti moderni e fulcro cruciale di romanzi. In letteratura, il ruolo della donna come madre, moglie, figlia, amante, rivoluzionaria, è stato ampiamente sviscerato, ma c'è sempre qualcosa da aggiungere e "La figlia unica" ne è un esempio.

Nettel G., "La figlia unica",
La nuova frontiera, 2020.

Trent'anni sono una meta cruciale nel percorso di una donna. A trent'anni si fanno bilanci e considerazioni. L'orologio biologico inizia a far sentire il suo peso; quando non lui direttamente, ci si mettono di mezzo genitori, familiari o timori inculcati. A trent'anni dovresti essere sposata, o stare per farlo, o almeno in una relazione stabile; a trent'anni dovresti avere almeno un figlio o avere il desiderio di diventare madre. Dovresti. Oppure no?

martedì 13 aprile 2021

"Borgo Sud": il ritorno alla semplicità dei sentimenti nella "periferia di cemento armato"

Una scrittura pungente quella di Donatella Di Pierantonio, che scolpì la sua Arminuta con colpi degni di un michelangelo della narrativa, una Arminuta che ritorna anche nel mondo reale con il suo proseguo in "Borgo Sud". Tra i candidati al Premio Strega, il romanzo proietta quella adolescente in bilico tra due famiglie nella vita ormai adulta, dove il legame con la sorella Adriana, per quanto altalenante, è indissolubile, come se nessuna infanzia fosse stata rubata al loro tempo condiviso.


Di Pietrantonio D., "Borgo Sud",
Einaudi, 2020.

"Borgo Sud" è il romanzo in cui l'Arminuta "è diventata grande", romanzo che intesse inevitabilmente un legame col suo predecessore, ma da cui prende anche le distanze: un libro indipendente, in cui rimangono poche tracce del passato. La vita "sdoppiata" della protagonista è ormai incanalata in una identità familiare ben precisa, in cui padroneggia l'universo femminile, rappresentato dalla madre e dalla sorella.

"Due vite": i ritratti di Emanuele Trevi in equilibrio tra carne e mente

"Perché noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene."

Trevi E., "Due vite",
Neri Pozza, 2020.

E nella mente di Emanuele Trevi, rivivono Rocco Carbone e Pia Pera, amici scrittori di cui l'autore ripercorre esperienze condivise e solitudini incolmabili. Infelice il primo, timida l'altra, entrambi erano consci delle loro debolezze e non per questo meno forti o determinati. Evoluzione artistica, pubblicazioni, delusioni e soddisfazioni: "Due vite" è un racconto intimo che svela tormenti e carezze dell'animo umano.

Inizia così.
Era una di qulle persone destinate ad assomigliare, sempre di più con l'andare del tempo, al proprio nome. Fenomeno inspiegabile, ma non così raro. Rocco Carbone suona, in effetti, come una perizia geologica. E molti lati del suo carattere per niente facile suggerivano un'stinazione, una rigidità da regno minerale. A patto di ricordare, con i vecchi alchimisti, che non esiste in natura nulla di più psichico delle pietre e dei metalli.

"Il silenzio": la nuova paralisi presagita da Don DeLillo

Un libro che mi è passato tra le mani giusto il tempo necessario per un taglio e piega dal parrucchiere, ma che mi ha assorbito completamente, forse aiutata dal ronzio calmante e incessante del phon.
La nostra società del rumore non si è smentita neanche durante la mia lettura de "Il silenzio".

DeLillo D., "Il silenzio",
Einaudi, 2021.

L'ultimo libro del magistrale Don DeLillo sferra un colpo di lancia centrando il bersaglio della nostra debolezza: che faremmo senza la tecnologia? Così assuefatti e dipendenti da schermi, ripetutamente sottoposti al bombardamento di numeri e scritte digitali, tanto da non coglierne neanche più il significato, saremmo in grado di sopravvivere senza cellulari, televisori, computer?

mercoledì 31 marzo 2021

In vetrina: "Mu", il gioco poetico di Nunzio Di Sarno

 "Mu". Un titolo enigmatico. Una sillaba, decisa, stagliata in copertina, ma quasi timidamente in disparte, a dare spazio al vortice centrale: una vaga impronta d'inchiostro. Il libro di Nunzio Di Sarno, pubblicato nel 2020, è una raccolta di poesie divisa in quattro sezioni, le quali descrivono la vita nelle sue sfumature più dolorose e critiche, con spiragli di leggerezza e aria primaverile.


Le prime parole che troviamo ad aprire la raccolta di Nunzio Di Sarno sono quelle di un koan zen:

Un monaco chiese a Joshu: “Un cane ha la natura di Buddha?”

Joshu rispose: “Mu”

Mu mantiene in sé gli opposti e spinge a trascenderli in uno slancio che scatta lontano dalla logica e dalla premeditazione.

E quando pensi di averlo afferrato è proprio lì che ti scappa. Ci si può solo muovere insieme.

La voce poetica è polemica, a tratti criptica, a seconda dell'intenzione da cui è originata: farsi capire o confondere; attaccare o ripararsi; svelare o coprire. La poesia di Nunzio Di Sarno è bianca e nera come la copertina: una manciata di versi intrecciati tra loro. Di fatto, le quattro sezioni, per quanto stilisticamente differenti le une dalle altre, fanno parte di un fitto reticolo di immagini e idee che costruiscono il significato globale del testo. 

venerdì 26 marzo 2021

In vetrina: "L'amore coniugato", il primo romanzo di Annalisa Giuliani

Un battesimo a dare inizio al Preludio. "Artemisia è il mio nome" è il titolo del primo capitolo, in cui la protagonista si presenta. Il nome del fiore, il nome che segna il legame con la madre, il nome frutto dell'amore del papà. Un nome che è un filo. Continuità e nuovo inizio.

"L'amore coniugato" è il primo libro pubblicato da Annalisa Giuliani: un romanzo di 99 pagine, diviso in atti. Ogni capitolo si apre con una citazione letteraria o musicale, in lingua originale, e racchiude un concentrato di immagini. Uno spaccato su uno dei personaggi, apparentemente distanti gli uni dagli altri, a descrivere un determinato tempo e un determinato episodio. 


Senza nome si esiste solo a metà. Si occupa uno spazio dove il tempo scorre indifferente. Come non essere al mondo, si è nessuno. Per dieci giorni fu niente, inconsistenza. Evanescente come l'acqua che evapora dalla terra.

Poi la pioggia non cadde più. Si conficcò nella carne, nelle ossa, dove restò per sempre. E lei ebbe un nome: Artemisia. [...] Artemisia, la pianta che cresceva anarchica nel giardino della madre e di cui lei aveva cura.

giovedì 25 marzo 2021

In vetrina: "Il Giardino sulla Spiaggia", la concreta introspezione di Gabriele Levantini

"Il Giardino sulla Spiaggia" è un libro, un blog, un progetto. Ancor prima, un'idea. "Il Giardino sulla Spiaggia" è il sogno di Gabriele Levantini, un sognatore concreto, classe 1985, che ha affiancato alla creatività letteraria gli studi scientifici. Come confessa lo stesso autore, alla base delle due passioni apparentemente discordanti vi è un'unica origine: la curiosità. Tale spinta lo ha condotto fino alla pubblicazione del suo primo libro: una raccolta di racconti selezionati.

Prima di essere un testo stampato, "Il Giardino sulla Spiaggia" è un sito (che vi invito a esplorare cliccando qui) in cui Gabriele Levantini condivide i suoi brevi spiragli sul mondo: racconti che sono fotografie verosimili della realtà, ognuna scattata da una prospettiva differente, in modo da rendere la varietà e la complessità - nonché la vera bellezza - dell'esistenza. 


A chiarire il significato del titolo, è sempre lo stesso autore, il quale, nell'introduzione, sottolinea la simbologia dei due luoghi: quello circoscritto e intimo del giardino, messo a disposizione degli altri, e quindi situato sulla "spiaggia", luogo aperto e dirimpetto all'infinito.

martedì 23 marzo 2021

Rupi Kaur e la poesia contemporanea


Li chiamano Instapoet, mi hanno detto. I poeti all'era dei social, dall'economia di parole e rinuncia ai segni di punteggiatura. Immediatezza e un colpo d'occhio sufficiente per completare la lettura. Per quanto spesso criticati, c'è da dire che la capacità di sintesi e quella di comunicare un messaggio che raggiunga un gran numero di persone non è cosa da poco.

Rupi Kaur è la poetessa emblema di questa nuova tendenza, affermatasi sul panorama letterario mondiale vendendo milioni di copie della sua prima raccolta, intitolata "milk and honey", inizialmente autopubblicata. Rupi Kaur, giovane canadese di origine indiana, ha finora pubblicato tre libri, ottenendo un successo mondiale. Vale la pena di conoscere i suoi testi per farsene un'idea personale.

lunedì 22 marzo 2021

In vetrina: "Paradisi senza luce", pensieri oscuri di un adolescente (poco?) comune

Mario Rossi, uno dei nomi italiani più comuni, è il protagonista del racconto "Paradisi senza Luce", di Dario Ghiglino. Di comune, però, Mario Rossi non ha nulla. 

Autore: Damiano Dario Ghiglino
Titolo: Paradisi senza luce
Costo: € 8,50
Pagine: 71

"Paradisi senza luce" , pubblicato nel 2018, è un romanzo breve, il cui titolo rimanda al mondo interiore del protagonista, un adolescente ossessionato dall'idea della morte. Nonostante trascini la sua vita con apatia, Mario non vuole morire, ma sente che la fine è vicina. Attende ciò che verrà dopo con rassegnazione, immaginando un paradiso atipico: nessun aldilà idilliaco, nessuna luce accecante, al contrario, una visione che scardina i luoghi comuni.  

Senza luce è anche la sua esistenza: una vita trascorsa nell'ombra, ai margini di una società con la quale non ha intenzione di interagire, percependo invalicabile il divario tra se stesso e gli altri. Profondo è il distacco con gli adulti in particolare, a partire dalla madre. Negli episodi in cui è citata, appare come una donna debole e sofferente, che spesso piange dopo taluni atteggiamenti del figlio, verso cui predomina un rapporto di incomunicabilità e incomprensione.

mercoledì 17 marzo 2021

In vetrina: "Contrappunto a quattro voci", la melodia narrativa di Annalisa Giuliani

Un "libricino", come lo definisce l'autrice, di un centinaio di pagine: "Contrappunto a quattro voci" è un romanzo delicato, nonostante affronti tematiche forti come la violenza sulle donne e la crisi adolescenziale, tra le altre.

Le voci di quattro protagonisti si alternano, intrecciandosi come i fili di un ricamo all'uncinetto (altra passione della scrittrice). Viola, Ester, Edoardo ed Emiliano sembrano avere poco a che fare l'uno con l'altro, e invece la vita di ognuno si lega profondamente a quella degli altri. L'arte musicale del "contrappunto" consiste esattamente nel "combinare in una data melodia una o più melodie, più o meno autonome"  e la trasposizione narrativa di tale tendenza è emblematica: la polifonia di voci confluisce in un'unica armonia

lunedì 15 marzo 2021

Simenon, "Tre camere a Manhattan": l'incontro di due anime vagabonde al confine della solitudine

Passaggi di una relazione amorosa condensati in pochi giorni. Tre camere a segnare le fasi di una storia. Due solitudini trascinate lungo le strade di Manhattan e un incontro che dà il via a un cammino senza meta tra le labirintiche strade deserte della New York di notte. E ancora una "sveviana" ultima sigaretta, una canzone che suona a ripetizione, una mano appoggiata al braccio, e una luce rimasta accesa. Una assenza che diventa rinascita, una partenza che è un arrivo.

Simenon G., "Tre camere a Manhattan",
Adelphi, 1946.

Quella di François Combe e Kay è una storia che pretende la loro evoluzione: denudarsi uno di fronte all'altro richiede la sincronia di far combaciare l'inaspettato "qui e ora" con l'immutabile passato.

"Tre camere a Manhattan" è un libro brutale e sentimentale - perché brutale talvolta sono i sentimenti più puri -, che scende negli abissi dell'animo umano alla ricerca di quel barlume di speranza, fiducia e amore che ogni individuo conserva nel profondo, nonostante la spazzatura che si accumula con lo scorrere inesorabile del tempo. Per quanto l'uomo si ritrovi solo, talvolta sconfitto, e per quanto possa essere in grado di continuare a sopravvivere e condividere col proprio fallimento e con la propria delusione, la ricerca di un altro a cui aggrapparsi prosegue anche nell'apparente stasi. 

sabato 13 marzo 2021

In vetrina: "Il vento non si arrende" di Elisa Bedoni

Volare è stata da sempre una delle più grandi ambizioni dell'uomo: staccare i piedi da terra e inebriarsi nell'aria dà un appagante senso di onnipotenza e di libertà. Non tutti, però, sono in grado di rischiare. La paura di cadere, di perdere il controllo, di non tornare indietro frenano le persone più concrete o insicure. Metaforicamente, lanciarsi nel vuoto di un percorso ignoto richiede intraprendenza e la giusta dose di pazzia per poter oltrepassare la propria "comfort zone"

Bedoni E., "Il vento non si arrende",
Biplane Edizioni, 2020.

giovedì 11 marzo 2021

Segnalazione: "Il Giardino sulla Spiaggia: Racconti da un lontano viaggio interiore"

Scheda libro

Titolo: Il Giardino sulla Spiaggia: Racconti da un lontano viaggio interiore 

Autore: Gabriele Levantini 

Codice ISBN: 978-1730930669 

Editore: Amazon Publishing 

Formato: Copertina flessibile, 15,24x26,86 cm, 90 pagine, 191 g 

Altre info: Prefazione del Prof. Giuseppe Paoli 


Sinossi

"Il Giardino sulla Spiaggia" è una raccolta di racconti brevi indipendenti tra loro ma uniti dal filo conduttore delle emozioni umane e della ricerca interiore. Si tratta di vicende di fantasia, anche se talvolta narrate in prima persona ed apparentemente autobiografiche, ma che attingono da situazioni emotive che più o meno tutti hanno sperimentato nel corso della vita.

L’opera è intesa come un viaggio interiore attraverso stati di coscienza diversi, rappresentati dalle vicende narrate che ne costituiscono iperboli. Prima di addentrarsi nel primo racconto, il lettore incontra una breve riflessione intitolata "Il Porto delle Nebbie", che lo introduce nella cupa atmosfera onirica della prima parte del libro.

Piano piano, i racconti si fanno più luminosi e la nebbia si dissolve lasciando spazio a una lucidità di pensiero che cresce di pari passo alla conoscenza di sé. Gli ultimi brani sono indirizzati più alla ricerca filosofica del senso della vita piuttosto che all’indagine sulle proprie emozioni.

A questo punto, un’altra breve riflessione intitolata "Nostalgia" chiude questo viaggio immaginario; o meglio la prima parte, dal momento che, dopo aver tirato le somme con un testo intitolato "Ode alle crisi", l’autore si presenta con tre brevi racconti realmente autobiografici, come se avesse potuto conoscere sé stesso e dunque presentarsi agli altri solo dopo aver compiuto questo lontano viaggio interiore.

📙📗📘📕

Clicca qui per l'acquisto cartaceo

Clicca qui per l'acquisto ebook


giovedì 25 febbraio 2021

"Iconoclast Posters": la creatività nella distruzione. Intervista all'autore Marco De Luca

iconoclasta
/i·co·no·clà·sta/

sostantivo maschile e femminile
1. Distruttore di immagini sacre; seguace o fautore dell'iconoclastia.
2. FIG. Critico, spregiudicato e irriverente, di principi e credenze comuni; come agg., spinto o motivato da un'indiscriminata polemica distruttiva.

De Luca M., "Iconoclast Posters",
2020, El Doctor Sax

Una raccolta di immagini, miniature dei poster realizzati dall'artista Marco De Luca. Icone della nostra cultura rivisitate, dissacrate e reinterpretate. Un titolo che accompagna ogni immagine. Un breve testo, talvolta, a descriverlo. Pagine che possono essere strappate e riutilizzate. Un omaggio alla creatività della distruzione che si fa esso stesso libro da riutilizzare.

Per conoscere questa raccolta, edita da El Doctor Sax, innanzituto bisogna osservare. Per darvi un'idea di ciò di cui si parla, vi invito a visitare la pagina Instagram dell'artista @iconoclastposters. Per comprenderla, invece, bisogna rifletterci su e interpretarla in maniera soggettiva. Leggere le parole del suo autore, però, può essere illuminante, per questo vi lascio alla sua intervista. Vale la pena leggerla tutta!

mercoledì 24 febbraio 2021

In vetrina: "Io, tu e le Piramidi", il romanzo d'esordio firmato Limbrunire

Celeste che cattura, sole-arancia che abbaglia, una mano sulla spalla: una copertina che sa di caldo. E quel titolo, che rafforza l'impatto semantico del calore, col riferimento alle Piramidi, incuriosisce. Cosa c'entrano le Piramidi te lo chiedi sin dall'inizio, poi continui a interrogarti ogni tanto nel corso delle pagine, finché, totalmente assorbito dalla scrittura, te ne dimentichi. (Dalla scrittura sì, perché è il connubio tra lessico e sintassi a intrigare). Ed è allora che la risposta, ambigua e aperta, comunque si rivela.

Limbrunire, "Io, tu e le Piramidi",
2021, Nulla Die Edizioni.

"Io, tu e le Piramidi" è il primo romanzo di Francesco Petacco, in arte Limbrunire, un cantante e musicista ligure che ha sfruttato le sue doti artistiche per dare vita a questo gioiellino di 145 pagine, edito da Nulla Die Edizioni.

mercoledì 17 febbraio 2021

"Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop": l'America del '900 in un caffé

Dalla Grande Depressione agli anni '80, "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop" ripercorre decenni di fatti, da quelli quotidiani a quelli eccezionali, che hanno luogo in un paesino dell'Alabama.

Flagg F., "Pomodori verdi fritti",
BUR, 1987.

Le vite di numerosi personaggi sono accomunate dal caffè di Idgie e Ruth, che offre un piatto caldo ai cittadini, siano essi neri o vagabondi, e, attraverso continui sbalzi temporali e differenti punti di vista, la storia delle due proprietarie viene progressivamente intessuta.