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venerdì 28 maggio 2021

Due chiacchiere con Loredana Falcone, l'autrice del ricettario-romanzo "Da me a te"

Capelli argento, guance accoglienti, occhiali da vista, accento romano: Loredana Falcone mi accoglie sullo schermo per parlare del suo nuovo libro "Da me a te", edito da Il vento antico. Si tratta di una pubblicazione ben diversa dai precedenti romanzi scritti a quattro mani con Laura Costantini. La stessa autrice ci svela il perché e la conversazione procede tra approfondimenti culinari e divagazioni letterarie...

Loredana, l'associazione tra cucina e letteratura è rinomata, ricorrente soprattutto nei romanzi gialli. "Da me a te" riprende questo connubio, ma in modo insolito: è un ricettario che definirei "atipico". Cos'ha di diverso rispetto all'idea tradizionale del libro di cucina?

Non è una semplice raccolta di ricette, io lo definirei un "ricettario-romanzo". Oltre a dosi, ingredienti e procedure, c'è un ricordo o un aneddoto legato a ogni piatto. Il passato entra in ogni ricetta, come se in cucina accogliessi i miei ospiti e ci intrattenessimo in una conversazione. La preparazione del piatto non è schematica, ma si colora di divagazioni, descrizioni e anche parentesi ironiche, dal momento che mi rivolgo direttamente a mia figlia.

In effetti, ho sorriso nel leggere alcuni passaggi, come quando indichi di prendere una casseruola e ammonisci tua figlia di non cercare la definizione su internet. Ti rivolgi a lei, e quindi al lettore che vi si immedesima, in modo diretto e semplice.

Sì, il linguaggio è informale e il tono ironico e disteso. Ormai si cerca tutto su internet, il che porta i giovani a immagazzinare sempre meno, consapevoli di avere sempre a disposizione una fonte immensa di informazioni di ogni tipo, ricette comprese. Eppure, anche seguendo una ricetta alla lettera, è impossibile riproporre un piatto allo stesso modo di un'altra persona, ognuno ci mette del suo per rendere il risultato differente. Nelle mie ricette io ho inserito la mia esperienza, e quindi le divagazioni di vario tipo sono state inevitabili.

Com'è nato il libro?

Avevo iniziato ad annotare delle indicazioni per mia figlia Jessica su come preparare dei piatti comuni, spiegandole come cucino io determinati sughi o secondi, in modo da conservare su carta la nostra tradizione e fare in modo che lei vi possa attingere in autonomia. Per questo motivo, mi rivolgo direttamente a lei e le spiego passo passo come fare o le svelo qualche trucchetto che ho imparato con l'esperienza. Tra una ricetta e l'altra, ho inserito anche dei ricordi legati a quei piatti, come quello di mia mamma oppure momenti a tavola in occasioni comuni o durante le feste.

Quando hai capito che valeva la pena essere pubblicato?

Non l'ho capito io, in realtà, ma la mia socia Laura. Si è resa conto che c'era del potenziale e che poteva giovare a tante altre persone, giovani e non. 

In effetti, potrebbe essere un ottimo regalo da fare ai propri figli, a una giovane coppia, a chi si è comprato una nuova cucina o, perché no, un regalo per se stessi. 

Assolutamente sì. Nel preparare un pasto per l'altro c'è una grande attenzione: è una forma di affetto. Oltre a prendersi cura dell'altro, però, bisognerebbe prendersi cura anche di se stessi. Spesso non si cucina per sé quando si è da soli, preferendo pasti sbrigativi o consumati fuori casa "al volo". Viviamo in una società dove si va sempre di fretta e il tempo per cucinare e concedersi una coccola in cucina è sempre più raro. A volte basta poco per ricaricare il corpo e lo spirito, un piatto di pasta in compagnia, ma anche rallentare il ritmo frenetico e sedersi a tavola da soli.

Un piatto di pasta mette d'accordo tutti e rigenera anche l'animo. Nei libri di John Fante, l'italianità dei protagonisti è data spesso da un piatto di spaghetti o lasagne a risolvere problemi o tensioni. 

Cucinare allenta le tensioni, ma cucinare per l'altro è proprio una forma d'amore. Quando si decide, ad esempio, di preparare un piatto che sappiamo piacere molto ad un'altra persona è un modo concreto per dimostrare il nostro affetto.

Nel ricettario, hai inserito primi e secondi, sia di carne che di pesce. Che tipo di ricette hai scelto?

Non elaborate. Di certo leggendo questo libro non si diventerà degli chef. Non si tratta di alta cucina, ma di piatti tradizionali e piuttosto comuni, come il sugo di carne, la pasta col tonno o con le patate; in poche parole, piatti da cucinare nel quotidiano, ma anche in occasioni di feste o del caro vecchio pranzo "della domenica". 

Non c'è niente di meglio della semplicità ad arricchire la tavola. Tu come hai imparato a cucinare? Hai avuto un ricettario di riferimento?

Io "ho rubato con gli occhi", come si dice. Nessuno mi ha mai affiancato per spiegarmi come fare; sono stata io a incuriosirmi e a osservare giorno dopo giorno. Ho seguito un ricettario vivente: mia mamma. Le sue dosi erano "quanto basta" e anch'io ho ripreso da lei quest'arte dell'improvvisazione in cucina, dove comanda il cuore più che la matematica. Per questo motivo, ho deciso di tramandare ciò che ho appreso senza eccedere con i numeri. 

A chi hai dedicato il libro?

In generale, a tutte le donne che "curano con la cucina", perché la donna secondo me fa da collante all'intera famiglia. Numerosi sono gli uomini che si dedicano all'alta cucina, ma nell'immaginario popolare la donna è molto legata alla casa, ne fa quasi da fulcro. Mia mamma è stata così, io ho ripreso quanto più possibile da lei e spero che i miei figli portino avanti la nostra tradizione culinaria. Riproporre le ricette della propria casa significa far rivivere il passato e le persone che ci hanno preceduto, come se il tempo si dilatasse in cucina, tanto da essere quasi sospeso del tutto, accorciando le distanze e colmando i vuoti dell'assenza.

Tradizione, esperienza, ricordi, cura per sé e per l'altro: i veri ingredienti in cucina sono questi. Loredana Falcone ci insegna che, oltre ai numeri e agli ingredienti, ciò che conta in cucina è la dose di amore... quanto basta!

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