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giovedì 24 ottobre 2013

Murakami, Norwegian Wood. Tokyo Blues

Murakami
Norwegian Wood
1987

* * * * (4/5)

  Forse non ho mai riposto tante aspettative in un libro prima d'ora: le parole "Norwegian Wood" mi si erano infilate nella mente con profonda delicatezza, senza portare con sé nessun significato, ma presentandosi solo come mere parole, per poi lentamente germogliare e attendere con pazienza la primavera della lettura per prendere forma nell'inchiostro delle pagine. Senza neanche conoscerlo, ho iniziato a percepire questo libro intoccabile e prezioso, come se l'atmosfera suggestiva  del testo si manifestasse ancor prima di immergermi nella lettura.
    
    - Suona Norwegian Wood, - disse Naoko. [...]
   - Quando sento questa canzone a volte divento tremendamente triste, non so perché ma ho la sensazione di vagare in una foresta profonda, - disse Naoko. - Come se fossi da sola, al freddo e al buio, e nessuno venisse ad aiutarmi. 


   "Norwegian Wood" nasce da una canzone, ti trascina nella dimensione malinconica di una particolare musica; in un certo senso, è una canzone. Solo dopo averne assaporato la melodia della lettura, posso comprendere e condividere la volontà dell'autore di mantenere il titolo originario nella traduzione italiana (inizialmente rintitolata "Tokyo Blues"), dal momento che la musica - e quella particolare canzone malinconica e lenta che è "Norwegian Wood" dei Beatles - è parte integrante della scrittura e del mondo interno del protagonista.