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lunedì 1 settembre 2014

W. Faulkner, L'urlo e il furore

Titolo originale: The Sound and the Fury
Autore: William Faulkner
Anno: 1929

Breve presentazione. Diviso in quattro parti, "L'urlo e il furore" è la narrazione variegata e sperimentale (secondo le tecniche diffusesi nel corso del Novecento) di una famiglia del Sud degli Stati Uniti, ormai economicamente in declino. Pubblicato nel 1929, il libro raccoglie tre monologhi di tre dei quattro figli della famiglia Compson, ognuno dei quali offre una propria porzione di realtà, esprimendosi con un linguaggio e uno stile che ne rispecchiano il carattere e le caratteristiche, dando modo all'autore di spaziare dal flusso di coscienza ad un uno stile più tradizionale, da un uso simbolico delle immagini ad una elaborazione delle frasi più articolata. 
   La quarta e ultima parte si differenzia dai monologhi; si tratta di una narrazione in terza persona che si concentra su una famiglia nera che lavora per i Compson. Nelle attuali edizioni, a chiudere il libro, c'è anche un'appendice (intitolata "I Compson: 1699-1945"), che spiega il ruolo di ciascun membro della famiglia a partire dalla prima generazione e accenna alle caratteristiche dei personaggi di colore a stretto contatto con loro; un'appendice che fu introdotta successivamente e che venne posta all'inizio del libro (mentre oggi la leggiamo alla fine, proprio perché considerata da Faulkner un'interpretazione finale di tutta l'opera).

Considerazioni personali. Mmm... All'inizio ero un po' titubante. Dopo che il libro mi ha scelto dallo scaffale della mia libreria - dopo anni era arrivato il suo (o il mio?) momento - mi sono inoltrata in una lettura un po' incerta, catapultata in un'odissea di personaggi, nomi e dialoghi introdotti senza premesse. Ho pensato subito che la sensazione di disordine indissolubile che mi aveva invasa mi avrebbe accompagnato per tutto il romanzo, rendendomelo sempre meno interessante. E invece... e invece no. Pagina dopo pagina, sono entrata in quelle stesse voci che prima mi sembravano distanti e mi sono immersa nelle situazioni dei personaggi come se fossi tra loro e potessi sentirli parlare o vederli muoversi intorno a me. Più di tutto, però, leggendo la prima parte, mi ha pervaso un alone di candore e dolcezza intraducibile, che mi faceva venir voglia di abbracciare il narratore e, non potendolo fare, quasi di tenere con più affetto il libro tra le braccia. A lettura terminata, non posso che considerarlo uno spettacolare esempio di maestria letteraria sotto ogni punto di vista, nonostante sia convinta che il libro abbia da dire ancora molto rispetto a ciò che fino ad ora ho percepito.