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giovedì 5 marzo 2020

"Mr Gwyn" e "Tre volte all'alba": due libri interconnessi indipendenti

   Stile secco, ma denso: è questo Baricco, ormai lo conosciamo. La sua scrittura è come il grumo di colore rappreso a un pennello prima immerso nella pittura: un concentrato di materiale in poco spazio. Non tutti i suoi libri mi piacciono allo stesso modo - ovviamente, aggiungerei -, ma ci sono delle qualità notevoli che in lui apprezzo molto. Tra tutte, la "magia della storia". Ogni racconto è una storia a sé, tanto comune nei sentimenti descritti quanto singolare per i dettagli che la valorizzano, come a sottolineare che, nel marasma della vita in cui sembrano riciclarsi stati d'animo ed esperienze, ogni vità, in realtà, è unica.


   Recentemente, ho letto due libri dell'autore italiano, strettamente connessi tra loro: "Mr Gwyn" e "Tre volte all'alba". Strettamente connessi, è vero, ma totalmente indipendenti l'uno dall'altro. Capirete perché.

martedì 3 marzo 2020

Il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann: uno dei più grandi criminali della storia era un uomo privo di idee

Hannah Arendt, "La banalità del male",
Mondadori, 1964
   Della straziante e inumana tragedia che è stata l'olocausto, molto si sa oggi, per fortuna, grazie alle innumerevoli testimonianze dirette e indirette, alle fonti visive, scritte, orali, ai luoghi che hanno segnato le tappe di un progetto malefico, tanto macchinoso quanto banale; eppure, a volte, tale infinità di prove sembra non bastare a chi ancora si ostina a osannare gli aberranti principi nazisti. Numerosi sono stati anche i libri pubblicati sull'argomento (dai romanzi di narrativa, ai diari, alle opere storiche, etc.), che hanno sviscerato le ramificate tematiche della discriminazione razziale e dello sterminio degli ebrei e delle minoranze, come "L'amico ritrovato" di Uhlman, sull'amicizia e il contrasto tra giovani con destini differenti; "La vita davanti a sé" di Romain Gary, su post-guerra ed emarginazione sociale; "Il gusto proibito dello zenzero" di Jamie Ford, sull'altra faccia della discriminazione: quella della minoranza giapponese negli Stati Uniti (per citarne di diversi rispetto ai già noti "Se questo è un uomo" di Primo Levi o "Il diario di Anna Frank").

   "La banalità del male" rientra nella variegata categoria di questi libri, focalizzandosi sui fatti del dopoguerra e, in particolare, sul diritto alla giustizia tramite il processo ai colpevoli. Il processo più conosciuto che ha visto imputati alcuni tra i principali attori dello sterminio è stato senz'altro il processo di Norimberga, ma ovviamente non fu l'unico. Ne "La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme" (questo il titolo completo), si raccontano i fatti relativi al processo al gerarca nazista Otto Adolf Eichmann, il quale, ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, si occupava della gestione della deportazione degli ebrei in tutta Europa. La filosofa tedesca Hannah Arendt, emigrata dalla Germania in Francia nel 1933 a causa delle persecuzioni, assistette alle sedute processuali come inviata del settimanale New Yorker. Il libro è il frutto della rielaborazione della corrispondenza che tenne con la redazione durante i due anni di lavoro a Gerusalemme.