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venerdì 16 maggio 2014

Ignazio Silone, Fontamara

Ignorato in Italia per circa vent'anni ed accolto poi negativamente dalla critica italiana, "Fontamara" ebbe all'estero un'immediata fortuna. Pubblicato a Zurigo nel 1933, il romanzo di Ignazio Silone è una testimonianza e al tempo stesso una denuncia della condizione dei "cafoni" e, in senso più esteso, dei ceti umili schiacciati dalla prepotenza di quelli più abbienti e danneggiati dalla loro stessa ignoranza.

Fontamara: esempio particolare di una storia generale
   Silone associa le vicende accadute in "un antico e oscuro luogo di contadini poveri situato nella Marsica", chiamato Fontamara, a quelle vissute da altrettante persone in molti altri villaggi dell'Italia meridionale e non solo. Come viene specificato nella prefazione, "i contadini poveri, gli uomini che fanno fruttificare la terra e soffrono la fame, i fellahin, i coolies, i peones, i mugic, i cafoni, si somigliano in tutti i paesi del mondo; sono sulla faccia della terra, nazione a sé, razza a sé, chiesa a sé; eppure non si sono ancora visti due poveri in tutto identici". 
   In altre parole,  Fontamara riassume in sé una situazione che accomuna svariati luoghi, eppure mantiene nello specifico delle caratteristiche particolari. Ogni storia di povertà e miseria è diversa dall'altra sebbene possa essere associata ad altre testimonianze di altrettanta povertà e miseria.

domenica 11 maggio 2014

Tre esempi di realismo italiano del Novecento: Cassola, Pasolini e Calvino

"Realismi"
Cos'è il realismo? Il tentativo di rappresentare la realtà così com'è, potrebbero rispondere in molti. E a questa risposta, seguirebbe un nuovo quesito: e com'è questa realtà? L'eredità culturale che ci scorre nelle vene dalla nascita ci permette di comprendere l'inesistenza di un'unica realtà e l'impossibilità di poterla dunque rappresentare in modo univoco. Esempio letterario per eccellenza è Pirandello con le sue riflessioni sul relativismo e la sua concezione di identità plurima simboleggiata dall'immagine della "maschera". Come è possibile, allora, perseguire il vero?
   Nella puntata di "Parole di carta" (in onda su Agorà televisione tutti i mercoledì), ho voluto mostrare tre diversi esempi di realismo, tutti riferiti ad uno stesso periodo storico. I romanzi che ho scelto sono: "Ragazzi di vita" di Pierpaolo Pasolini, "Il sentiero dei nidi di ragno" di Italo Calvino e "La ragazza di Bube" di Carlo Cassola, ambientati tutti nell'Italia del secondo dopoguerra. 
   Punto di raccordo dei tre è una data: il 1960, anno in cui "La ragazza di Bube" vince il Premio Strega. In questa occasione, Pasolini pronuncia un discorso, conosciuto poi con il titolo di "In morte del realismo", in cui denuncia il letterario cambio di rotta di alcuni scrittori italiani, primo tra tutti lo stesso Cassola, i quali si distaccano dal Neorealismo. Il 1960 segna, dunque, il declino di un movimento artistico (letterario ma anche cinematografico) che si era diffuso in tutta Italia nei due decenni precedenti e che aveva portato alla luce la realtà della condizione italiana, fatta di sofferenze, difficoltà e miseria.