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lunedì 13 agosto 2018

Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini

    Il titolo è tornato a circolare in Italia - tra la curiosità di quanti non lo conoscevano e il compiacimento dei lettori consapevoli del suo valore - dopo essere stato scelto come spunto per l'analisi del testo della prima traccia di Italiano negli Esami di maturità del 2018. Con il tocco aristocratico del doppio cognome e l'atmosfera bucolica evocata dall'idea ordinata di una distesa verde, "Il giardino dei Finzi-Contini" è un romanzo del 1962, firmato Giorgio Bassani. 
   Le aspettative create dal titolo sembrano essere subito smentite dall'incipit, in cui aleggia il tema della morte. Non della morte cruda e inspiegabile, però, quanto di un senso di rassegnazione, rispetto e quasi venerazione nei confronti di una morte lontana, che si è portata via il corpo di quanti non ci sono più, lasciandone però il ricordo, tangibile attraverso la memoria visiva di sepolcri e cimiteri.
     Il romanzo, di fatti, si apre nelle tombe etrusche di Cerveteri (vicino Roma), in cui il narratore si trova in visita nel 1957: occasione che - afferma nel prologo -, rimandandolo con la mente al cimitero ebraico di Ferrara, lo  spinge finalmente a esaudire il ricorrente desiderio di raccontare della famiglia Finzi-Contini. Il suo sguardo trasognato e nostalgico si sofferma sul ricordo del loro imponente monumento funebre, in cui, però, - come ci viene rivelato sin dall'inizio - solo uno dei componenti della famiglia fu effettivamente sepolto; gli altri, scomparsi nei campi di concentramento. 
    La fine dei personaggi è già annunciata. 
  Cosa ci sarà, allora, di così importante da narrare? E cosa avranno di tanto speciale i membri di questa famiglia ormai dimenticata? Un'unica risposta per entrambe le domande: il giardino.