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giovedì 15 aprile 2021

"Il grande me": un romanzo sulla fragile potenza del papà, dio caduco

Papà, una delle prime parole che si pronuncia da piccoli e che ci illudiamo di poter ripetere in eterno. Già, perché i padri non muoiono, sono le nostre guide, in nostri eroi. Poi arriva la vecchiaia e se li prende. O peggio, il cancro.

Cancro al pancreas, per l'esattezza. Quello che ti trasforma e ti divora in pochi mesi. Ne "Il grande me", Carla racconta gli ultimi giorni di vita di suo padre, riportando alla memoria aneddoti del passato, a descrivere una personalità forte, anticonformista, creativa e sensibile.

Giurickovic Dato A., "Il grande me",
Fazi Editore, 2020.

Il bambino che contraddiceva il professore di filosofia dando una prova ontologica dell'inesistenza di Dio, il musicista che suonava e cantava infondendo la sua passione ai tre figli, il senatore che sognava una politica scevra di ogni forma di corruzione, ora è un uomo in un corpo sfinito, sporco, spento, che si trascina avanti e indietro sul treno per raggiungere l'ospedale, ma che ancora trova la forza di ribellarsi e rovescia decine di bottiglie di Coca-Coca nello scarico, come ennesimo gesto rivoluzionario. Come a dire "io non ci sto". Ma come ribellarsi alla morte?

mercoledì 14 aprile 2021

Non tutte vogliono essere madri. "La figlia unica": un romanzo semplice sulla complessità sociale

Di quanto la donna possa sentirsi pressata dalle convenzioni sociali e tacitamente o inconsciamente obbligata a sottostare a determinati ruoli, saldi e sacri, è stato argomento di dibattiti moderni e fulcro cruciale di romanzi. In letteratura, il ruolo della donna come madre, moglie, figlia, amante, rivoluzionaria, è stato ampiamente sviscerato, ma c'è sempre qualcosa da aggiungere e "La figlia unica" ne è un esempio.

Nettel G., "La figlia unica",
La nuova frontiera, 2020.

Trent'anni sono una meta cruciale nel percorso di una donna. A trent'anni si fanno bilanci e considerazioni. L'orologio biologico inizia a far sentire il suo peso; quando non lui direttamente, ci si mettono di mezzo genitori, familiari o timori inculcati. A trent'anni dovresti essere sposata, o stare per farlo, o almeno in una relazione stabile; a trent'anni dovresti avere almeno un figlio o avere il desiderio di diventare madre. Dovresti. Oppure no?

martedì 13 aprile 2021

"Borgo Sud": il ritorno alla semplicità dei sentimenti nella "periferia di cemento armato"

Una scrittura pungente quella di Donatella Di Pierantonio, che scolpì la sua Arminuta con colpi degni di un michelangelo della narrativa, una Arminuta che ritorna anche nel mondo reale con il suo proseguo in "Borgo Sud". Tra i candidati al Premio Strega, il romanzo proietta quella adolescente in bilico tra due famiglie nella vita ormai adulta, dove il legame con la sorella Adriana, per quanto altalenante, è indissolubile, come se nessuna infanzia fosse stata rubata al loro tempo condiviso.


Di Pietrantonio D., "Borgo Sud",
Einaudi, 2020.

"Borgo Sud" è il romanzo in cui l'Arminuta "è diventata grande", romanzo che intesse inevitabilmente un legame col suo predecessore, ma da cui prende anche le distanze: un libro indipendente, in cui rimangono poche tracce del passato. La vita "sdoppiata" della protagonista è ormai incanalata in una identità familiare ben precisa, in cui padroneggia l'universo femminile, rappresentato dalla madre e dalla sorella.

"Due vite": i ritratti di Emanuele Trevi in equilibrio tra carne e mente

"Perché noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene."

Trevi E., "Due vite",
Neri Pozza, 2020.

E nella mente di Emanuele Trevi, rivivono Rocco Carbone e Pia Pera, amici scrittori di cui l'autore ripercorre esperienze condivise e solitudini incolmabili. Infelice il primo, timida l'altra, entrambi erano consci delle loro debolezze e non per questo meno forti o determinati. Evoluzione artistica, pubblicazioni, delusioni e soddisfazioni: "Due vite" è un racconto intimo che svela tormenti e carezze dell'animo umano.

Inizia così.
Era una di qulle persone destinate ad assomigliare, sempre di più con l'andare del tempo, al proprio nome. Fenomeno inspiegabile, ma non così raro. Rocco Carbone suona, in effetti, come una perizia geologica. E molti lati del suo carattere per niente facile suggerivano un'stinazione, una rigidità da regno minerale. A patto di ricordare, con i vecchi alchimisti, che non esiste in natura nulla di più psichico delle pietre e dei metalli.

"Il silenzio": la nuova paralisi presagita da Don DeLillo

Un libro che mi è passato tra le mani giusto il tempo necessario per un taglio e piega dal parrucchiere, ma che mi ha assorbito completamente, forse aiutata dal ronzio calmante e incessante del phon.
La nostra società del rumore non si è smentita neanche durante la mia lettura de "Il silenzio".

DeLillo D., "Il silenzio",
Einaudi, 2021.

L'ultimo libro del magistrale Don DeLillo sferra un colpo di lancia centrando il bersaglio della nostra debolezza: che faremmo senza la tecnologia? Così assuefatti e dipendenti da schermi, ripetutamente sottoposti al bombardamento di numeri e scritte digitali, tanto da non coglierne neanche più il significato, saremmo in grado di sopravvivere senza cellulari, televisori, computer?