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martedì 13 aprile 2021

"Il silenzio": la nuova paralisi presagita da Don DeLillo

Un libro che mi è passato tra le mani giusto il tempo necessario per un taglio e piega dal parrucchiere, ma che mi ha assorbito completamente, forse aiutata dal ronzio calmante e incessante del phon.
La nostra società del rumore non si è smentita neanche durante la mia lettura de "Il silenzio".

DeLillo D., "Il silenzio",
Einaudi, 2021.

L'ultimo libro del magistrale Don DeLillo sferra un colpo di lancia centrando il bersaglio della nostra debolezza: che faremmo senza la tecnologia? Così assuefatti e dipendenti da schermi, ripetutamente sottoposti al bombardamento di numeri e scritte digitali, tanto da non coglierne neanche più il significato, saremmo in grado di sopravvivere senza cellulari, televisori, computer?

Jim Kripps e sua moglie Tessa Berens sono in aereo - lui osserva lo schermo davanti a sé e legge ad alta voce una serie di numeri relativi alle informazioni di volo (temperatura esterna, minuti rimanenti), lei gli risponde non distogliendo lo sguardo dal quaderno su cui scrive continuamente - , quando il silenzio irrompe. Tutto si spegne e sembra loro di rimanere sospesi nel vuoto. Sulla terraferma, Max Stenner, sua moglie Diana Lucas, docente universitaria, e Max Stenner, suo ex alunno, sono davanti alla TV, in attesa del Super Bowl e della coppia di amici in viaggio. All'improvviso, tutto si spegne. Lo schermo si annerisce. La casa, il quartiere, la città sprofonda nel silenzio.

I due gruppi di personaggi vivono l'inspiegabile - e inspiegato - blackout in attesa di un ritorno alla normalità, ovvero al rumore. Il rinnovato silenzio, e il ritrovarsi sprovvisti di quei passatempi talmente integrati nella nostra quotidianità da apparire falsamente necessari, viene colmato con la riscoperta dell'immaginazione, del piacere del sesso e del cibo. 

Nella seconda parte del breve romanzo, la prospettiva si sofferma su ogni singolo personaggio, ognuno dei quali si pone degli interrogativi. L'ordine di tacere, pronunciato verso se stesso, o il fissare lo schermo nero, come fossimo tutti dei Bonfiglio Liborio, sono dettagli che sottolineano quanto quel blackout abbia suscitato timore.

L'eredità scientifica di Einstein fa da presenza costante per mezzo delle citazioni di Martin, il quale ricorda un manoscritto del 1912 e il presagio di una terza guerra mondiale. Il processo di "zombificazione" a cui la società contemporanea è sottoposta è giunto probabilmente al termine e può essere considerato il livello aggiornato - l'upgrade utilizzando il termine informatico - della "paralisi" descritta da Joyce. 

L'essere umano è tra i viventi quello in grado di dimenticare consapevolmente il suo passato e la apocalisse presagita e temuta lo scuote, ma probabilmente non cambierà le sue (nostre) abitudini. Facile riferire di un libro e dei suoi personaggi come se fossero un mondo a sé, relegati nella finzione letteraria; con "Il silenzio" non è così semplice: DeLillo ci sbatte in faccia la realtà, mettendoci davanti a uno specchio distopico. In quei personaggi ci siamo noi, le nostre abitudini, le nostre dipendenze, i nostri timori. 

Se avete intenzione di approcciarvi a questo romanzo, vi consiglio di non prendere alcun segnalibro perché non avrete interruzioni. È un libro breve che va letto tutto d'un fiato, ma che non si chiude con l'ultima pagina. Ci portiamo dietro degli interrogativi sulla nostra società, oltre al piacere di un DeLillo essenziale ma profondo.


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