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sabato 3 febbraio 2018

M. Bulgakov, Cuore di cane

    Risale al 1925 "Cuore di cane", nel pieno delle trasformazioni sociali e politiche della Russia. Con questo romanzo satirico, Bulgakov fa una chiara parodia del regime sovietico del periodo, utilizzando l'arma letteraria più sottile di sempre: una sorta di favola per grandi che svela, al di là dell'aspetto fantascientifico del racconto, una critica sociale ben precisa.
    Generalmente non prediligo i libri di fantascienza, ma "Cuore di cane" è molto di più. Bulgakov ritrae la crisi sociale ai tempi della NEP (la Nuova Politica Economica) attraverso il racconto di un cane antropomorfizzato grazie ad un esperimento in laboratorio

    Il romanzo si apre con il punto di vista del cane - originalissimo espediente narrativo -, di nome Pallino, che verrà trasformato in una sorta di mostro di Frankenstein rivisitato. Il randagio gironzola sofferente per la città di Mosca, osservando e giudicando gli esseri umani che gli passano a fianco indifferenti, finché uno di essi non decide di prenderlo con sé e accoglierlo in casa.
   Nell'appartamento confortevole del suo nuovo padrone, Filip Filipovič Preobraženskij, avverrà la trasformazione: l'uomo, un medico, utilizza il randagio per condurre un esperimento sul ringiovanimento cellulare. Tra le mura del laboratorio casalingo, il punto di vista di Pallino viene abbandonato: il cane muore nell'appartamento del medico per risvegliarsi uomo! Pallino diventa il signor Pallinov.
    L'esperimento, consistente nel trapianto delle gonadi e dell'ipofisi di un uomo da poco deceduto, viene descritto dettagliatamente e scientificamente dall'assistente dottor Bormental, il quale registra ogni passaggio nel suo diario, in cui indica i graduali ma repentini cambiamenti del paziente, che assume l'aspetto e l'atteggiamento di un essere umano.
    La successiva narrazione in terza persona si concentra sul racconto delle peripezie del "nuovo uomo", il quale, conservando ancora istinti e passioni animalesche, ne combina una dopo l'altra, tanto da costringere, infine, il medico a eseguire un nuovo intervento per riportare Pallinov al suo vecchio stato canino. Filip si rende conto che il successo scientifico del suo esperimento, frutto di studi e ricerche, coincide con un inaspettato fallimento sociale: l'uomo proveniente da una condizione umile e sottomessa non è in grado di autogestirsi in uno stato più elevato. La metamorfosi fisica non è stata accompagnata dalla metamorfosi sociale.

   Una delle interpretazioni dell'opera di Bulgakov è il rifiuto dello sconvolgimento delle distinzioni sociali, derivante dall'assenza di premesse solide per il cambiamento. La speranza di una rivoluzione sociale, che possa condurre le classi più basse a acquisire consapevolezza della propria condizione, è destinata a fallire: dopo un breve esperimento si tornerebbe al punto di partenza perché l'assetto delle classi sociali non è cambiato tanto quanto le idee da loro appoggiate.
    Un classico leggero, ma intenso, da leggere velocemente e dallo stile assolutamente piacevole. Tanto assurdo quanto realistico.

"Dovete capire  che il vero disastro è che lui non ha più un cuore di cane ma un cuore di uomo".

giovedì 1 febbraio 2018

McEwan, Bambini nel tempo

  Essere bambini significa spensieratezza, impulsività e leggerezza - su questo si è generalmente d'accordo. Tali caratteristiche associate all'infanzia, però, sono quelle descritte dagli adulti e non dai bambini stessi: sono i bambini, ormai cresciuti, che ricordano quel particolare periodo della loro vita, idealizzando il valore dell'assenza di consapevolezza. Gli stessi adulti, da bambini, probabilmente hanno sofferto, hanno conosciuto la tristezza in cose piccole (un sorriso non ricambiato, un giocattolo negato, una caramella vietata), che solo da grandi si rivelano minime.
    Nel capolavoro "Bambini nel tempo", McEwan sottolinea, attraverso i suoi personaggi, che l'adulto, in realtà, non cresce mai del tutto: c'è sempre qualcosa che ci lega inevitabilmente al nostro passato, per cui si finisce con l'essere sempre bambini, nel tempo. Le stesse angosce infantili permangono, sebbene associate a ragioni differenti; allo stesso modo, spensieratezza, impulsività e leggerezza si conservano in alcuni attimi che animano le relazioni adulte.
     L'intero romanzo ruota intorno al tema dell'infanzia, intesa come sentimento permanente di purezza e continuo tentativo di conservare i legami col proprio passato. Protagonista è lo scrittore di letteratura infantile - non a caso - Stephen, felicemente sposato e padre di una bambina. La spensieratezza di questa giovane famiglia un giorno si spezza tragicamente con la scomparsa della figlia Kate, rapita mentre era al supermercato con il padre. Senso di colpa, angoscia, disperazione irrompono nella vita della coppia e l'infanzia del loro rapporto si dissolve in maniera drastica. Ognuno dei due cerca di superare il trauma a suo modo, ma le loro strade gradualmente si dividono.

"In quel letto, o su quel letto, era incominciato il suo matrimonio, che lì era finito, sei anni dopo. Ne riconobbe il cigolio ritmico, spostando le gambe, sentì l'odore di Julie tra le lenzuola ed i cuscini ammassati, sentì il suo profumo e la fragranza di saponetta caratteristica della biancheria di bucato. Proprio qui si erano svolte le conversazioni più lunghe e significative, prima di diventare le più desolate, della sua vita. Vi aveva avuto le migliori notti di sesso e le peggiori di veglia. Aveva letto più pagine qui che in qualunque altro luogo: ricordava Anna Karenina e Daniel Deronda, in una settimana d'influenza."
    Mentre la moglie Julie si rifugia nella solitudine in campagna, Stephen riflette sul suo passato da bambino, confrontandosi con i suoi genitori e frequentando l'amico Charles. Quest'ultimo, uomo dai notevoli successi ottenuti nel campo politico, si trasferisce con la moglie Thelma in periferia, dove riscopre i piaceri dell'essere fanciullo. Il contatto con la natura e l'allontanamento dalle responsabilità lavorative riportano l'amico a uno stato di spensieratezza infantile. Charles inizia a occupare le sue giornate con attività ludiche, esplorando il paesaggio e girando sempre con una fionda in tasca. 
    Essere bambini dentro, però, non significa comportarsi da bambini, come è suggerito dalla fine di Charles. Essere bambini nel tempo significa non spezzare il cordone ombelicale con le proprie origini e conservare il sentimento di purezza alla base dei rapporti: questa nuova consapevolezza dà nuova speranza al protagonista e lo aiuta a superare il grave lutto. La fiducia nella vita si rinnova e il fanciullino pascoliano si rigenera.
    Pubblicato nel 1987, in concomitanza con l'esperienza della nascita del primo figlio dell'autore, "Bambini nel tempo" è un libro ricco dal punto di vista linguistico e tematico, che approfondisce i sentimenti più intimi degli uomini, soffermandosi sulla tragicità della vita e sul suo immenso splendore.

mercoledì 31 gennaio 2018

Brautigan, American Dust

   "American Dust" è l'ultimo romanzo di Richard Brautigan, lo scrittore americano che si è distinto nel panorama letterario degli anni Sessanta con il suo stile sperimentale. Dopo il successo raggiunto con "Pesca alla trota in America" (di cui puoi leggere la recensione cliccando qui), in un clima di continua innovazione stilistica, il suo nome è andato affievolendosi, fino alla pubblicazione di questo romanzo, un addio (o forse un arrivederci - lusso degli artisti) alla vita e alla letteratura; un addio incisivo, dallo stile originale, la struttura impeccabile e la personalità inconfondibile.

   Un giovane racconta in prima persona porzioni disparate del suo passato, tessute insieme da un preciso presente: ricordi disordinati che si fermano a un bivio. Hamburger o proiettili? La risposta alla domanda si concretizza in una scelta che perseguita il protagonista, il quale rimpiange la decisione che lo ha stravolto. Scrive, nel suo presente, accostandosi al muro del passato, per cercare di dare un significato alla sua vita, consapevole che tale muro è costruito da mattoni solidi, ma anche da vuoti incolmabili. Se da un lato, alcuni ricordi si sono inevitabilmente dissolti nel tempo, dall'altro egli cerca di assumere il controllo selezionando cosa dire e cosa no, ma tale controllo sfugge, come dimostrano le sue parole:
"Mia madre e le mie sorelle non compariranno più perché non c'entrano niente con questa storia. Questa è ovviamente una bugia. Torneranno più avanti. Non so perché ho appena detto questa bugia. È stata davvero una cosa sciocca e inutile, ma a volte la gente fa cose sciocche e inutili. Non riesce a farne a meno. Spesso ci si trova in balia di forze sconosciute."  
    Il controllo della narrazione non è abbastanza solido da poter essere contenuto, come se la narrazione prendesse potere su un narratore troppo irrazionale e riuscisse a gestirsi autonomamente. 
   Il titolo originale del romanzo,"So the Wind Won't Blow It All Away" (tradotto come sottotitolo per la versione italiana "Prima che il vento porti via tutto"), pone l'attenzione sul pericolo - quasi purificatore però - rappresentato dal vento, simbolo del passare del tempo, che spazzerà via ogni ricordo. Prima che ciò avvenga, è necessario lasciare una traccia. Quella traccia, ovvero la polvere non ancora volata via, dà invece il titolo di "American dust", che ricorre ripetutamente nel testo italiano nella frase «Prima che il vento si porti via tutto / Polvere… d’America… Polvere».
   Come accennato, il vento simboleggia il pericolo imminente dell'oblio che alimenta il bisogno di scrivere, ma è anche una sorta di forza purificatrice, che rimanda all'inno di rinnovamento esaltato da Percy Bysshe Shelley nella sua celebre poesia "Ode to the west wind". Vento che cancella i ricordi di un bimbo spensierato protagonista di aneddoti divertenti, ma vento che pone fine anche al rimorso che appesantisce quello stesso protagonista dopo la fatidica e sottovalutata scelta.
   La polvere è tutto ciò che rimane nella memoria dell'uomo, ma è anche ciò che è rimasto del sogno americano, ormai disintegrato, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Così come il tempo cancellerà la memoria dell'individuo, e con lui i piaceri ma anche le angosce insostenibili della vita, anche le disillusioni del dopoguerra verranno spazzate via.
   Nonostante le tematiche profonde, quali l'irrimediabilità delle proprie azioni e il timore del tempo, padrone della vita effimera degli individui, e oltre alla panoramica descritta della popolazione e dello stato d'animo generale del secondo dopoguerra, lo stile è ironico, comico e leggero. La leggerezza nasconde un macigno, ma questa rivelazione si fa evidente solo alla fine. Nel frattempo, il protagonista-narratore stravolge le regole della finzione, gioca con il testo, va avanti e indietro nella storia, ci fa divertire ricordando, in uno stile assolutamente accattivante e originale.
   Ho letto questo romanzo in pochi giorni durante una paradisiaca vacanza: un libro per nulla impegnativo, che rivela tutta la grandezza della leggerezza, accuratamente costruita per nascondere tutt'altro. Un libro che amo profondamente e che mi ha lasciato molto di più rispetto al già citato "Pesca alla trota in America".

lunedì 29 gennaio 2018

Dostoevskij, Delitto e castigo

   Quando si citano i grandi autori classici, come quelli russi, si avverte sempre una sorta di tacita riverenza nei confronti delle loro opere, eppure, quando si cerca di approfondire l'argomento, si finisce spesso con l'ammettere di non averle lette. Frasi come "in realtà, non l'ho ancora letto" oppure "non ho ancora trovato il tempo di leggerlo" sottolineano la consapevolezza della propria mancanza e l'intenzione di rimediare, prima o poi
   Un titolo come "Delitto e castigo" sembra quasi ruggire nelle orecchie dei lettori penitenti, perseguitando la loro lista ideale delle prossime letture, ma viene poi preceduto da altri libri ritenuti più leggeri, attuali o interessanti. Ho fatto anch'io lo stesso per un po': ho tergiversato, dando la precedenza ad altri romanzi, per poi ripiombare, più desiderosa e convinta che mai, sui classici che mancavano all'appello e chiedermi: "Perché non li ho letti prima!?". 
   Con questo post, vorrei incoraggiare tutti i lettori ancora titubanti a superare qualsiasi remora e a buttarsi sui pilastri della letteratura, come "Guerra e Pace", "Anna Karenina", "Cime tempestose", "Don Chisciotte" e così via. In particolare, l'invito di oggi si concentra su "Delitto e castigo", capolavoro del 1866 di Dostoevskij.

    Il romanzo verte sul misterioso piano del protagonista Raskòl'nikov, che, nel corso dei primi capitoli, si fa sempre più esplicito, fino a concretizzarsi in un delitto: il duplice omicidio di una vecchia usuraia e l'imprevista uccisione anche della sorella di lei, capitata inaspettatamente a casa. Il narratore, in terza persona, coinvolge il lettore nei turbamenti emotivi del giovane ventitreenne, soffermandosi sull'ansia dovuta all'attesa, sull'indecisione della fase preparatoria, nonché sugli effetti fisici, psicologici e emotivi del delitto ormai compiuto, quali l'immediata febbre, il timore di essere scoperto, il malessere interiore. A questi sentimenti, si alterna l'orgoglio del proprio gesto, dettato da un motivo talmente ragionevole - secondo la teoria si Raskòl'nikov - da rendere inevitabile quanto commesso. Da studente di legge, di fatti, il giovane omicida sostiene una visione machiavelliana che ricorda il principio "il fine giustifica i mezzi": attraverso numerosi riferimenti alla grandiosità di Napoleone, Raskòl'nikov afferma che più è grande la persona, più le gesta da compiere per raggiungere il bene possono risultare brutali. La grandiosità dell'intento, quindi, giustifica eventuali e necessari delitti.
    L'usuraia uccisa è un'anziana a cui si rivolgono persone disperate che necessitano di denaro, tra cui lo stesso protagonista. Il motivo per cui decide di commettere il delitto, però, non è affatto economico, come si potrebbe pensare. Raskòl'nikov, sebbene povero, è molto generoso, sia con la madre e la sorella a cui è fortemente legato, sia con gli sconosciuti, come dimostrano alcuni episodi raccontati. Inoltre, il bottino prelevato a casa della donna, viene accuratamente nascosto e quasi abbandonato. Egli è convinto della sua grandiosità; a ragion di questo, la vera pena consisterà nel veder traballare la sua premessa.
    A proposito di pena, il titolo originario, correttamente tradotto, è "Il delitto e la pena", riprendendo il trattato di Beccaria intitolato "De' delitti e delle pene". Il romanzo, dopo aver descritto il delitto - e soprattutto, i sentimenti e i turbamenti ad esso legati -, si concentra sulla pena del protagonista, ovvero sul suo lungo cammino di purificazione interiore che culminerà nel castigo. Il vero castigo, però, non è quello giuridico, quanto il percorso che conduce al pentimento. In tale percorso, è affiancato da una ragazza conosciuta casualmente, Sonja, anch'ella molto povera, per cui costretta a prostituirsi per aiutare economicamente la famiglia.

    Il romanzo è ricco di spunti di riflessione e dialoghi interessantissimi. La lettura si snoda senza esitazioni tra gli episodi che coinvolgono il protagonista e le vicende collaterali relative agli altri personaggi: il tutto è intrecciato in modo da alimentare costantemente la curiosità e il coinvolgimento del lettore. Il linguaggio è chiaro, la narrazione dettagliata, ma mai superflua.
    Leggete, leggete, leggete "Delitto e castigo", un romanzo di formazione, di stampo esistenzialistico, con riferimenti storici e filosofici, ma essenzialmente... un antenato del thriller!