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mercoledì 31 gennaio 2018

Brautigan, American Dust

   "American Dust" è l'ultimo romanzo di Richard Brautigan, lo scrittore americano che si è distinto nel panorama letterario degli anni Sessanta con il suo stile sperimentale. Dopo il successo raggiunto con "Pesca alla trota in America" (di cui puoi leggere la recensione cliccando qui), in un clima di continua innovazione stilistica, il suo nome è andato affievolendosi, fino alla pubblicazione di questo romanzo, un addio (o forse un arrivederci - lusso degli artisti) alla vita e alla letteratura; un addio incisivo, dallo stile originale, la struttura impeccabile e la personalità inconfondibile.

   Un giovane racconta in prima persona porzioni disparate del suo passato, tessute insieme da un preciso presente: ricordi disordinati che si fermano a un bivio. Hamburger o proiettili? La risposta alla domanda si concretizza in una scelta che perseguita il protagonista, il quale rimpiange la decisione che lo ha stravolto. Scrive, nel suo presente, accostandosi al muro del passato, per cercare di dare un significato alla sua vita, consapevole che tale muro è costruito da mattoni solidi, ma anche da vuoti incolmabili. Se da un lato, alcuni ricordi si sono inevitabilmente dissolti nel tempo, dall'altro egli cerca di assumere il controllo selezionando cosa dire e cosa no, ma tale controllo sfugge, come dimostrano le sue parole:
"Mia madre e le mie sorelle non compariranno più perché non c'entrano niente con questa storia. Questa è ovviamente una bugia. Torneranno più avanti. Non so perché ho appena detto questa bugia. È stata davvero una cosa sciocca e inutile, ma a volte la gente fa cose sciocche e inutili. Non riesce a farne a meno. Spesso ci si trova in balia di forze sconosciute."  
    Il controllo della narrazione non è abbastanza solido da poter essere contenuto, come se la narrazione prendesse potere su un narratore troppo irrazionale e riuscisse a gestirsi autonomamente. 
   Il titolo originale del romanzo,"So the Wind Won't Blow It All Away" (tradotto come sottotitolo per la versione italiana "Prima che il vento porti via tutto"), pone l'attenzione sul pericolo - quasi purificatore però - rappresentato dal vento, simbolo del passare del tempo, che spazzerà via ogni ricordo. Prima che ciò avvenga, è necessario lasciare una traccia. Quella traccia, ovvero la polvere non ancora volata via, dà invece il titolo di "American dust", che ricorre ripetutamente nel testo italiano nella frase «Prima che il vento si porti via tutto / Polvere… d’America… Polvere».
   Come accennato, il vento simboleggia il pericolo imminente dell'oblio che alimenta il bisogno di scrivere, ma è anche una sorta di forza purificatrice, che rimanda all'inno di rinnovamento esaltato da Percy Bysshe Shelley nella sua celebre poesia "Ode to the west wind". Vento che cancella i ricordi di un bimbo spensierato protagonista di aneddoti divertenti, ma vento che pone fine anche al rimorso che appesantisce quello stesso protagonista dopo la fatidica e sottovalutata scelta.
   La polvere è tutto ciò che rimane nella memoria dell'uomo, ma è anche ciò che è rimasto del sogno americano, ormai disintegrato, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Così come il tempo cancellerà la memoria dell'individuo, e con lui i piaceri ma anche le angosce insostenibili della vita, anche le disillusioni del dopoguerra verranno spazzate via.
   Nonostante le tematiche profonde, quali l'irrimediabilità delle proprie azioni e il timore del tempo, padrone della vita effimera degli individui, e oltre alla panoramica descritta della popolazione e dello stato d'animo generale del secondo dopoguerra, lo stile è ironico, comico e leggero. La leggerezza nasconde un macigno, ma questa rivelazione si fa evidente solo alla fine. Nel frattempo, il protagonista-narratore stravolge le regole della finzione, gioca con il testo, va avanti e indietro nella storia, ci fa divertire ricordando, in uno stile assolutamente accattivante e originale.
   Ho letto questo romanzo in pochi giorni durante una paradisiaca vacanza: un libro per nulla impegnativo, che rivela tutta la grandezza della leggerezza, accuratamente costruita per nascondere tutt'altro. Un libro che amo profondamente e che mi ha lasciato molto di più rispetto al già citato "Pesca alla trota in America".

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