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martedì 4 febbraio 2014

Impariamo l'italiano | La parola del giorno

  Cianciare, salamelecco, disdoro, suggere, rantolare... Siete così sicuri di conoscere l'italiano? Perché non andare alla scoperta delle innumerevoli parole della nostra ricca lingua? A volte siamo così convinti di sapere il significato di un termine, di non sforzarci di cercarlo; ma, quando ci capita di doverlo spiegare, non ne siamo in grado.
   Ho pensato di dedicare un po' d'attenzione all'argomento, soffermandomi su alcune parole che di volta in volta trovo leggendo, riscrivendo la frase dalla quale l'ho estrapolata, citandone il libro e spiegandone ovviamente il significato. 
    Se ne avete voglia, troverete i post de "La parola del giorno" sulla pagina facebook Papers - Books blog.

domenica 2 febbraio 2014

Romain Gary, La vita davanti a sé

Romain Gary,
La vita davanti a sé
1977
****/5

   Una storia in bianco e nero, come la copertina, come le immagini che ho scelto per accompagnare alcune delle frasi (frasi dai libri#3); una storia che ha del bianco e nero la malinconia, nella sua amara dolcezza: "La vita davanti a sé" è un romanzo che descrive l'amore per la vita a partire dal degrado, perché sarebbe troppo semplice amare la vita se questa fosse senza ombre. 
     Momò, diminutivo di Mohammed, è un bambino arabo che guarda l'ambiente disincantato in cui vive con i suoi grandi occhi neri, disillusi anch'essi, trasmettendo al lettore il suo attaccamento alla vita, che si fa quindi più significativo. Insieme ad altri bambini, sta al sesto piano di un palazzo, nel quartiere parigino di Belville, nell'appartamento di Madame Rosa, un'ex-prostituta ormai anziana, che si occupa dei figli delle puttane. Nessuno lo viene mai a trovare, non conosce sua madre, e forse è per questo motivo che si lega più degli altri a Madame Rosa, ebrea scampata alla persecuzione nazista. 
    Ci troviamo nel dopoguerra, in una Parigi multietnica, dove sono proprio le persone culturalmente diverse tra loro ad unirsi in uno spirito di fratellanza e complicità, che tacitamente denuncia la teoria antisemitica che ancora incombe nei freschi ricordi. Il piccolo protagonista - che poi tanto piccolo forse non è, non essendo sicuro di avere dieci anni - ci racconta l'abitudine dell'anziana donna di conservare un ritratto di Hitler sotto il letto e di tirarlo fuori quando è triste per sentirsi subito sollevata.
    L'arabo Momò e l'ebrea Madame Rosa, il bambino e l'anziana, si stringono in un metaforico abbraccio che permette loro di superare la solitudine. Insieme all'amico Arthur, un ombrello chiuso che ha decorato, Madame Rosa è la sua famiglia. Il desiderio dell'autore di dipingere una realtà variegata si fa ancora più evidente nell'introduzione di altri personaggi, tra i quali Madame Lola, un ex pugile ora prostituta, che vive nella stessa palazzina e aiuta i vicini. 
     "Si può vivere senza amore?", chiede Momò al signor Hamil e, al di là della sua risposta, sarà lui stesso a capire se è possibile o no, quando la salute di Madame Rosa peggiora e i suoi momenti di lucidità si fanno sporadici. Sarà lui a proteggerla dalla verità, a truccarla come piace a lei, a conservare quel corpo stanco...
    Il linguaggio è essenziale, immediato, privo di fronzoli, in grado di catturare la realtà così com'è, senza giri di parole, offrendo una prospettiva del tutto dislocata rispetto a quella abituale. Il punto di vista del piccolo Momò è di una crudezza innocente che evidenzia un'umanità disarmante.