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sabato 7 luglio 2018

Erri De Luca, Il giorno prima della felicità

   Il giorno prima della felicità è quel giorno più imprevedibile della stessa felicità, quel giorno che viviamo nella più totale inconsapevolezza del regalo che seguirà, quel giorno che solca una linea netta tra ciò che c'è stato e ciò che ci sarà. 

"I desideri dei bambini danno ordini al futuro. Il futuro è un domestico lento, ma fedele." 

   Ogni essere umano spera, ricerca e attende la felicità, come se questa possa essere una condizione immutabile e perenne, e non il picco instabile dell'ago di un elettrocardiogramma, pronto a ripiombare nella posizione di partenza. Il candore delle speranze infantili e le fanciullesche attese per il culmine della felicità sono esse stesse la proiezione dell'inimitabile felicità, che una volta raggiunta e, quindi, concretizzata, si disintegra in frammenti  esistenti ma tra loro inconciliabili. 


"Ti ho aspettato fino a dimenticare cosa. Mi è rimasta un'attesa nei risvegli, saltando giù dal letto incontro al giorno. Apro la porta non per uscire ma per farlo entrare."

    Per il protagonista del romanzo di Erri De Luca, il giorno prima della felicità è quello che dell'incontro con Anna, la bambina che amava spiare oltre la finestra, mentre giocava a pallone con gli amici quando era piccolo, e che, a distanza di anni, torna a rivedere. In quell'unico giorno risiede tutta la sua infanzia, tutto il suo passato, tutto ciò che lui era, prima che il misto di attese, ansie, aspettative, sogni, paure e desideri culminassero nella loro realizzazione. Il nuovo incontro con Anna, e il concomitante raggiungimento della felicità intesa come fine dell'attesa, marca un confine: quello tra l'infanzia e l'età matura, la quale segna, a sua volta, un nuovo inizio.
    Il romanzo non racchiude solo la storia di un amore idealizzato e concretizzato, ma è soprattutto la storia di un passaggio e di una crescita. che ha, come padre e figura di riferimento, il portiere Don Gaetano, depositario di altri passati e di altre storie, ma in particolare della Storia più recente, quella della Seconda Guerra Mondiale e degli eroi sconosciuti che l'hanno vissuta. È lui a consegnare al giovane protagonista il suo coltello, quale simbolo di un legame che intreccia il vecchio al nuovo, a rimarcare il passaggio.

"Lo scrittore deve essere più piccolo della materia che racconta. Si deve vedere che la materia gli scappa da tutte le parti e che lui ne raccoglie solo un poco. Chi legge ha il gusto di quell'abbondanza che trabocca oltre lo scrittore."