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sabato 9 gennaio 2021

A. D'Avenia: la rivoluzione de "L'appello"

Ogni mattina, in ogni classe di ogni scuola si svolge l'appello, quella procedura ormai piuttosto meccanica di chiamata e risposta per verificare la presenza in aula degli alunni. L'appello può caricarsi di una sfumatura emotiva più consistente quando avviene, ad esempio, il primo giorno di scuola o da parte di un professore che entra in una nuova classe. In questi e altri casi assume una nota più colorita, dovuta alla motivazione per cui si nominano gli alunni: l'intenzione è quella di conoscere qualcosa di loro, di sapere come siano andate le vacanze, quali siano le loro passioni, insomma di farli parlare un po'. Se l'appello così interpretato diventasse una vera e propria rivoluzione? Un nuovo metodo su cui improntare la didattica, volta a estrapolare informazioni dallo studente per adattarle alla materia oggetto di studio, piuttosto che favorire il processo inverso, argomento-studente?

Nel suo ultimo romanzo, Alessandro D'Avenia, docente di Lettere e autore di diversi testi, alcuni dei quali già ambientati in contesto scolastico (vedi "Bianca come il latte, rossa come il sangue", libro d'esordio) o influenzati dall'essere insegnante (come "L'arte di essere fragili"), impronta la storia proprio sul significato dell'appello, come venisse spogliato della ruggine del tempo che ne ha manomesso l'ingranaggio per renderlo più utile, originale e funzionale.

D'Avenia A., "L'appello",
Mondadori, 2020.

Professore di scienze, quarantacinque anni, moglie e due figli: Omero Romeo torna a insegnare dopo qualche anno di pausa, da quando la cecità lo ha colpito. Non è facile rimettersi in gioco e convivere con la disabilità, ma ha ormai affinato gli altri sensi e sperimentato doti come la delicatezza, la sensibilità e l'attenzione nei confronti dell'altro, che lo aiutano a far breccia nei cuori degli studenti. Classe-ghetto composta da dieci alunni, ognuno con una storia particolare alle spalle, non distribuiti in varie classi ma tenuti insieme per timore di "contaminarle", la quinta è costituita da dieci alunni, che il professore attende facciano il loro ingresso in aula.