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giovedì 1 febbraio 2018

McEwan, Bambini nel tempo

  Essere bambini significa spensieratezza, impulsività e leggerezza - su questo si è generalmente d'accordo. Tali caratteristiche associate all'infanzia, però, sono quelle descritte dagli adulti e non dai bambini stessi: sono i bambini, ormai cresciuti, che ricordano quel particolare periodo della loro vita, idealizzando il valore dell'assenza di consapevolezza. Gli stessi adulti, da bambini, probabilmente hanno sofferto, hanno conosciuto la tristezza in cose piccole (un sorriso non ricambiato, un giocattolo negato, una caramella vietata), che solo da grandi si rivelano minime.
    Nel capolavoro "Bambini nel tempo", McEwan sottolinea, attraverso i suoi personaggi, che l'adulto, in realtà, non cresce mai del tutto: c'è sempre qualcosa che ci lega inevitabilmente al nostro passato, per cui si finisce con l'essere sempre bambini, nel tempo. Le stesse angosce infantili permangono, sebbene associate a ragioni differenti; allo stesso modo, spensieratezza, impulsività e leggerezza si conservano in alcuni attimi che animano le relazioni adulte.
     L'intero romanzo ruota intorno al tema dell'infanzia, intesa come sentimento permanente di purezza e continuo tentativo di conservare i legami col proprio passato. Protagonista è lo scrittore di letteratura infantile - non a caso - Stephen, felicemente sposato e padre di una bambina. La spensieratezza di questa giovane famiglia un giorno si spezza tragicamente con la scomparsa della figlia Kate, rapita mentre era al supermercato con il padre. Senso di colpa, angoscia, disperazione irrompono nella vita della coppia e l'infanzia del loro rapporto si dissolve in maniera drastica. Ognuno dei due cerca di superare il trauma a suo modo, ma le loro strade gradualmente si dividono.

"In quel letto, o su quel letto, era incominciato il suo matrimonio, che lì era finito, sei anni dopo. Ne riconobbe il cigolio ritmico, spostando le gambe, sentì l'odore di Julie tra le lenzuola ed i cuscini ammassati, sentì il suo profumo e la fragranza di saponetta caratteristica della biancheria di bucato. Proprio qui si erano svolte le conversazioni più lunghe e significative, prima di diventare le più desolate, della sua vita. Vi aveva avuto le migliori notti di sesso e le peggiori di veglia. Aveva letto più pagine qui che in qualunque altro luogo: ricordava Anna Karenina e Daniel Deronda, in una settimana d'influenza."
    Mentre la moglie Julie si rifugia nella solitudine in campagna, Stephen riflette sul suo passato da bambino, confrontandosi con i suoi genitori e frequentando l'amico Charles. Quest'ultimo, uomo dai notevoli successi ottenuti nel campo politico, si trasferisce con la moglie Thelma in periferia, dove riscopre i piaceri dell'essere fanciullo. Il contatto con la natura e l'allontanamento dalle responsabilità lavorative riportano l'amico a uno stato di spensieratezza infantile. Charles inizia a occupare le sue giornate con attività ludiche, esplorando il paesaggio e girando sempre con una fionda in tasca. 
    Essere bambini dentro, però, non significa comportarsi da bambini, come è suggerito dalla fine di Charles. Essere bambini nel tempo significa non spezzare il cordone ombelicale con le proprie origini e conservare il sentimento di purezza alla base dei rapporti: questa nuova consapevolezza dà nuova speranza al protagonista e lo aiuta a superare il grave lutto. La fiducia nella vita si rinnova e il fanciullino pascoliano si rigenera.
    Pubblicato nel 1987, in concomitanza con l'esperienza della nascita del primo figlio dell'autore, "Bambini nel tempo" è un libro ricco dal punto di vista linguistico e tematico, che approfondisce i sentimenti più intimi degli uomini, soffermandosi sulla tragicità della vita e sul suo immenso splendore.

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