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mercoledì 13 ottobre 2021

La deviazione come possibilità: "Fedeli alla linea", fotografia di giovani e solitudini condivise

La pandemia che ci ha rinchiusi nelle case l'anno scorso è una parentesi storica che vorremmo poter dimenticare, una deviazione all'andamento lineare che le vite di ogni individuo, seppur nella loro peculiarità, sembravano possedere. Eppure, se ci soffermiamo a riflettere sul significato di tale eccezione alla norma, l'emergenza sanitaria ci ha "regalato", o meglio restituito anche piaceri spesso trascurati, come la possibilità di rallentare il ritmo, di oltrepassare i confini di uno schema prestabilito e consolidato, di dedicarci a altro - qualunque cosa esso rappresenti. La darwiniana capacità di adattamento emerge nelle situazioni più critiche e "Fedeli alla Linea" ne è un esempio.

Martusciello S., "Fedeli alla linea",
All Around, 2021.

Nato dalla calma e dalla stasi di un periodo affatto ordinario - che solo apparentemente ci ha fermati -, "Fedeli alla linea" è il romanzo di un giovane filmmaker napoletano, trapiantato a Roma, che ha dato vita a quel sogno che da tempo gli ronzava in testa: scrivere un racconto che avesse come nucleo fondante la sua idea di "linea". Progetto portato a termine proprio durante i giorni di quarantena.

La linea è una traccia, un confine, un segno. Per Martinelli, uno dei protagonisti, essa è assolutamente retta: non ammette curve o scorciatoie. Intesa così, la linea rappresenta un limite: pur di rimanerne fedele, di fatti, Martinelli non vive appieno i suoi sentimenti, ma cura le relazioni con gli altri preoccupandosi di mantenere un comportamento corretto e leale, tanto da mettere in secondo piano i suoi desideri. 

"Col tempo ho capito che seguo una mia linea e mi soddisfa farlo. La linea dritta, decisa, retta, autoimposta. Questo sentimento di militanza, il senso cameratesco e collettivista dal sapore romantico. Concedo troppa importanza alla linea, troppa rispetto a quanta ne do alla fedeltà, che sembra scontata. Ho una linea, saprò esserle fedele oppure no?"

Lorenzo, uno dei ragazzi con cui condivide l'appartamento, aggiunge la sua voce narrante a quella di Martinelli. Al contrario del coinquilino, lui vive alla giornata e, insoddisfatto dell'umile lavoro - o meglio, di come viene trattato dal datore - si svaga facendo baldoria e non perdendo occasione per provarci con la ragazza degli altri. Martinelli e Lorenzo, insieme agli amici con cui si crea un armonioso coro di voci, attendono la festa dei trent'anni di Cristina, terza e ultima voce narrante.

Cristina è una ragazza risoluta e sensibile. Tanto libera ed emancipata nella relazione amorosa con la sua ragazza Roberta, si nasconde poi nelle convenzioni di fronte alla nonna,  fingendo un "anonimato" che non le appartiene. La tensione tra l'espressione della sua identità e il segreto di una parte di sé, che non rivela proprio alle persone a lei più care, crea una tensione interna che la rende vulnerabile e con la quale si ritrova a fare i conti in una fase significativa della sua vita. Compiere trent'anni significa raggiungere un traguardo verso cui si riversano alte aspettative, le quali portano a fare un bilancio della propria esistenza.

Festaioli, dediti all'alcol e al fumo, a zonzo: quello che sembra un branco di ragazzoni superficiali, in realtà, è un gruppo di trentenni che procede a tentoni nelle proprie insoddisfazioni, incastonati in un labirinto di ansie e vuoti a cui, piuttosto che ribellarsi, finiscono col tendere, aumentando la loro inettitudine attraverso azioni fini a loro stesse, in primis sprecando tempo, soldi e lucidità nella droga.

"Siamo sempre un po' nostalgici, abbiamo sempre qualcosa da ricordare che sia meglio di quanto viviamo adesso. L'insoddisfazione ci persuguita e preferiamo nasconderci nei ricordi migliori, nell'erba e nella compagnia che ci facciamo. [...] La distrazione è la massima invenzione dell'uomo per tirare avanti."

Il linguaggio variegato va a braccetto con la brillante caratterizzazione dei personaggi, per cui anche quelli minori finiscono con avere tratti distintivi tali da renderli degni di nota (come Italo, dal linguaggio forbito e ricercato, e l'atteggiamento da intellettuale un po' sfigato). L'ironia alla D. F. Wallace rende ancora più piacevole il racconto che, se sembra dilungarsi su determinate descrizioni, è solo per ritrarre al meglio la situazione prima del cambio di rotta. Salvatore Martusciello apparecchia la tavola sistemando ogni posata alla perfezione, per poi sfilare la tovaglia da sotto i piatti proprio mentre stiamo mangiando.

Il clima goliardico del gruppo di ragazzi spenti e nullafacenti si stempera accentuando la crisi interiore che ognuno dei personaggi vive in solitaria. Tutti fanno finalmente i conti con il proprio sé, ma hanno bisogno di qualcosa che li scuoti, li risvegli dalla loro dormiente esistenza.

La passione dell'autore per il cinema è evidente nelle citazioni inserite, ma anche nella tecnica narrativa: gli episodi descritti sono vividi e osservati attraverso diversi punti di vista, come se una cinepresa riprendesse la stessa scena da diverse inquadrature.

"Fedeli alla linea" è un romanzo attuale, che abbraccia con consapevolezza e maturità espressiva il tema del lavoro, della famiglia, dell'amicizia e della lotta individuale dei giovani verso la propria realizzazione. Lodevole nello stile e nel linguaggio, il racconto ruota intorno all'idea della "linea" e alla fedeltà nei confronti di un credo auto-imposto. Talvolta è necessario uscire dagli schemi e prendere in mano la propria vita per essere davvero chi vorremmo essere, e tale risolutezza non ha nulla a che vedere né con un comportamento eccessivamente rigoroso, né con la trasgressione.

Un libro che consiglio e di cui sicuramente sentirete ancora parlare!

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