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venerdì 23 aprile 2021

"Una cosa divertente che non farò mai più": il diario di bordo sul consumatore annoiato che inquina per rincorrere una egoistica promessa di piacere

Una promessa "diabolicamente seducente" quella di sette giorni dedicati assolutamente al niente in una crociera extralusso, dove non c'è altra scelta se non quella di divertirsi. 

Chi di voi è mai stato in crociera? È un genere di vacanza che prediligete? Io non ci sono ancora mai stata, avendola sempre considerata una vacanza da fare quando le forze prosciugate dai figli o dall'età avanzata non mi permetterebbero di fare molto altro se non dedicarmi alle otto portate di cibo al giorno - come ci dice Wallace -, alle luuuunghe dormite, al relax smisurato e a diversioni di ogni tipo.

In "Una cosa divertente che non farò mai più", l'inimitabile autore di "La scopa del sistema" e "Infinite Jest", fa un resoconto dettagliato della sua esperienza irripetibile (perché come suggerisce il titolo, non si ripeterà) a bordo della m.n. (motonave) Nadir

Wallace D.F., "Una cosa divertente che non farò mai più",
Minimum Fax, 1997.

Attraverso il linguaggio ricercato e innovativo che lo caratterizza, unito allo stile ironico, Wallace descrive la crociera a partire dall'imbarco (quando tutti i passeggeri sono allegramente ammassati come se stessero per essere deportati volontariamente) senza mai annoiare, nonostante non ci sia una storia coinvolgente ricamata su, se non il mero racconto delle fasi del viaggio, delle attività svolte, della giornata tipo ivi trascorsa.

Una critica al prodotto del consumismo, all'americanità, allo spreco vergognoso, alla ricerca spasmodica di attività egoistiche (rincorse pur di fuggire la noia) e all'inquinamento di cui la nave da crociera è proprio l'emblema. Il mastodontico mezzo di trasporto, privato del suo fine primario (il trasporto) e trasformato in "promessa di piacere", viene analizzato tecnicamente per rimarcarne la vacuità (dell'essere umano) e la forza distruttiva (rispetto dell'ambiente zero).

I personaggi stereotipati sono una goduria: ti si piantano davanti come se potessi davvero vederli. Infine, le note a piè pagina, tipiche dello stile di Wallace, conferiscono un carattere più tecnico all'opera di fantasia, seguendo la linea ironica dell'intero testo. 

Wallace non delude mai.

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