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mercoledì 2 ottobre 2019

English practice with..."Coco Island stories"

   L'estate - perlomeno sul calendario - è da poco terminata, ma la si respira ancora, nel caldo piuttosto intenso, nelle canzoni che passano alla radio e, per i più fortunati, nell'abbronzatura di una recente vacanza. La nostalgia di prolungare la calda stagione e la spensieratezza a cui spesso è accomunata viene lentamente sopraffatta dagli impegni settembrini, a cui ci si dedica con rinnovata energia, perché a settembre tutto si rimette in moto: l'estate sfuma e viene assorbita giorno dopo giorno da nuovi e vecchi progetti. Se iniziare a leggere un libro in inglese è sempre stato uno di questi, è il momento giusto per farlo.



Titolo: "Coco Island stories"
Autori: Philomena Di Ilio - Mario Di Ilio
Casa editrice: Il Viandante
Codice ISBN: 978-88-99629-69-4
Pagine: 51
Prezzo: € 8,90

   Spesso mi vengono chiesti consigli di lettura per migliorare le proprie abilità in lingua straniera oppure per far praticare i propri alunni o i propri figli. Ebbene, "Coco Island stories" è il libro che fa al caso nostro: una valida risposta per coniugare intento didattico e passatempo ricreativo. Adatto a chi ha una competenza linguistica elementare (livello A1), "Coco Island stories" è una raccolta di cinque racconti, dotati di audio in lingua originale e di attività di comprensione. 

martedì 1 ottobre 2019

IO ME LO LEGGO: novità di ottobre

In serbo per i lettori che amano i romanzi storici - ma non solo! - ecco le due novità del mese di ottobre della collana "Io me lo leggo", che questa volta ci porta a Venezia e in Cina. I due libri saranno disponibili dal giorno 20, in formato cartaceo, per gli sniffatori di pagine, ma anche in ebook, per gli amanti della convenienza. Puoi scoprire di più sulla collana e anche sulla possibilità di pubblicare il tuo romanzo qui; ma prima, dai un'occhiata ai dettagli dei due romanzi in arrivo...



Titolo:"L’amore al tempo della musica
Autore: Giulia Esse
Pagine:  299
Prezzo€ 16,50 - 2,99 


Come pubblicare

   Non si scrive sempre con l'intenzione di pubblicare, ma quando il libro che abbiamo scritto giace in fin di vita in qualche sterile dispositivo o ingiallisce tra le pagine, oppure se siamo lì lì per concluderlo, sapere che c'è una casa editrice pronta a valutare la nostra opera può essere un grande stimolo. "Io me lo leggo" è una di queste. Dedicata agli scritti di ambientazione storica, la collana investe su testi di qualsiasi genere, pubblicando e promuovendo libri gratuitamente.



   Come procedere? Occorre inviare il file del manoscritto all'indirizzo 

iomeloleggo@yahoo.com 

per partecipare alla selezione per le pubblicazioni del 2020. I testi valutati positivamente verranno sottoposti ad editing e distribuiti in ebook e cartaceo su tutti gli store on line. Chissà che non sia tu il prossimo autore a cui verrà proposto un contratto di pubblicazione!

venerdì 30 agosto 2019

IO ME LO LEGGO: novità di settembre

Se amate i romanzi storici, la collana IO ME LO LEGGO è ciò che fa per voi. All'ambientazione, rigorosamente storica, vengono ricamate trame avvincenti, che abbracciano numerosi sottogeneri letterari.
Per la rubrica "In vetrina", questo mese vi segnalo due nuove uscite: "Assedio" e "Errori e malintesi". I due romanzi,  disponibili dal 16 settembre, sono entrambi ambientati nell'Ottocento inglese: nella Londra di Sherlock Holmes assediata dai morti viventi, il primo; nella romantica Bath, il secondo. Date un'occhiata alla sinossi e all'incipit dei libri per maggiori dettagli!




sabato 17 agosto 2019

Agota Kristof, Trilogia della città di K.

   Prosa asciutta, stili alternati, verità ambigua. "Trilogia della città di K." è un'opera sorprendente. Pubblicata in lingua francese, essa comprende "Il Grande Quaderno" (1986), "La prova" (1988) e "La terza menzogna" (1991). Ogni libro è diverso dall'altro nei punti di seguito spiegati, ma tutti e tre percorrono le vicende dei due protagonisti, una coppia di gemelli. 

    Se non avete letto il romanzo, non proseguite con questa recensione, onde evitare che anche solo un particolare possa influenzare la vostra interpretazione del racconto. Vi consiglio vivamente di leggere le 379 pagine della trilogia, sapendo solo che non ne sarete delusi. Vi consiglio anche di offrire la vostra mente vergine alla narrazione, senza partire premuniti ed evitando di cercare di seguire con zelo il filo della trama. Sarebbe inutile, dato che la trama si biforca e si moltiplica, senza cessare di essere un unico filo. Dall'essenzialità del primo libro, si passa ad una verità capovolta nel secondo, fino ad un'altra, ancora più complessa, nel terzo. Dunque, leggete per il gusto di leggere - e sono sicura che questi romanzi vi sapranno incantare - , e, solo dopo, tornate qui con le vostre idee in grembo per scoprire la mia interpretazione del libro. 

     Se conoscete i tre libri, probabilmente ne sarete rimasti affascinati anche voi. A me ha colpito la varietà delle scelte narrative impiegate dalla scrittrice ungherese, che permettono ad ogni libro di avere una precisa identità. 

domenica 11 agosto 2019

Sándor Márai, Le braci


    Siamo ad agosto. L'aria comincia a rinfrescarsi con il calare del sole. Fino a qui, nulla di diverso rispetto al nostro oggi. Immaginate, ora, di essere in un castello. Immaginate di essere nel 1940. Immaginate di essere al tramonto della giornata e della vostra vita, e di ricevere la lettera di un vecchio amico. Anzi, non di "uno" in generale, ma del vostro unico inseparabile amico d'infanzia. Sono quarantuno anni che non lo rivedete...
    "Le braci", il romanzo dello scrittore ungherese Sándor Márai, si apre proprio così. L'uomo anziano, un generale dell'esercito che vive in alcune stanze del castello, è Henrik; Konrad è l'amico amante della musica che ha condiviso con lui la carriera militare con meno convinzione e che, fuggito ai Tropici, avvisa l'altro di essere di passaggio in città, dopo un silenzio lungo decenni.
   L'azione, come sospesa per quarantuno anni, si rimette in moto lentamente con la lettera che segnala l'arrivo di Konrad. Il castello, in parte ormai deserto, riprende vita sotto le direttive di Henrik, il quale, invitando l'amico a cena, fa in modo che ogni dettaglio sia identico a quando i due si videro per l'ultima volta. Gli oggetti e la loro predisposizione si sottomettono al gioco dell'illusione, creando la stessa atmosfera di quel passato che avevano condiviso. Il tempo appare, così, congelato al loro ultimo incontro, all'attimo prima in cui acquisirono piena consapevolezza che la loro ferrea e ventennale amicizia aveva subito una trasformazione radicale.

martedì 23 luglio 2019

Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran


   "Leggere Lolita a Teheran" è un grido d'amore profondo per la propria terra da parte di una intellettuale iraniana  sradicatasi dal suo Paese d'origine, fagocitante gradualmente libertà e creatività. Un romanzo-ponte tra la cultura occidentale e quella islamica, in cui la letteratura serve da mezzo di analisi, comparazione e autocritica, divenendo emblema del diritto all'immaginazione, un diritto che la stessa autrice vorrebbe entrasse a far parte della Carta dei Diritti dell'Uomo.

    Tutto ruota intorno alla letteratura, dal titolo, alla struttura del testo, fino al significato del messaggio. È la letteratura a unire tra loro un gruppetto di poche ragazze con la stessa passione per i libri e la medesima inclinazione alla solitudine; studentesse selezionate dalla professoressa universitaria Azar Nafisi per dar vita a un seminario di natura "privata", in modo da proseguire a casa sua le lezioni sui romanzi in lingua inglese più significativi, dopo essersi dimessa dal suo incarico - o meglio, dopo che le sue dimissioni vengono finalmente accettate.

lunedì 8 luglio 2019

Essere poeti ai tempi di Internet: Franco Arminio

   La poesia è poesia. In costante mutamento, eppure sempre la stessa: evolve, per una naturale esigenza di sopravvivenza - considerando il flusso vitale dell'arte basato su tradizione e innovazione, condizionato inevitabilmente dal contesto storico-sociale -, ma in fin dei conti è sempre uguale. Poesia è poesia. Inconfondibile.
    Quanta differenza c'è tra "Tanto gentile e tanto onesta pare" di Dante e "Mattina" di Ungaretti? Quanta, tra "L'infinito" di Leopardi e "Non chiederci la parola" di Montale? A discapito delle innumerevoli differenze tra di loro, nessuno si azzarderebbe a dire che gli esempi del passato non siano un esempio supremo di poesia o che uno lo sia più dell'altro.
   Ai giorni nostri, i versi appaiono più spogli, la punteggiatura superflua, i titoli - addirittura - saltuari. La poesia di Franco Arminio, "poeta dei social" e, come si definisce lui stesso, "paesologo", rispecchia perfettamente il nostro tempo. I lunghi binari di parole spaventano, i periodi complessi disorientano, le etichette stufano: la poesia non può che farsi breve, incisiva, aleatoria. 
   I componimenti di Franco Arminio sono degli scorci in un cielo coperto o delle vie di luce tra i fitti alberi, ruscelli aridi ma rinfrescanti o cascate rapide ma ricche d'acqua. Il contatto con la natura è vitale, forse l'unica risposta alla corruzione dei valori e delle identità in cui ci siamo calati. Nella desertificazione e nella desolata calma dei paesi, ultimo residuo del mondo che corre, il poeta campano vi trova la pace, la risposta e addirittura la speranza per il futuro. Alla continua ricerca di terremoti emotivi, Franco Arminio poggia gli occhi sulle cose e ci invita a guardare, a porre attenzione. 
   Poche delle sue poesie portano un titolo, come se non fosse necessario etichettare tutto, dare al frutto della creatività un'identità precisa, come a dire "ti regalo questi versi sciolti, prendili e fanne ciò di cui hai bisogno". Molto attivo su social come Instagram e Facebook, è lui un esempio concreto di come la poesia possa sopravvivere ai nuovi mezzi di comunicazione, adattandovisi senza tradirsi. 
   Tra le varie raccolte pubblicate, ho finora letto "Cedi la strada agli alberi" (maggiormente incisivo) e il più recente "Resteranno i canti". Entrambi i libri sono divisi in sezioni, blocchi tematici che abbracciano i componimenti stringendoli lentamente. La terra è sicuramente uno dei temi più frequenti, ma non mancano riflessioni sulla società, sulla scrittura, o umili consigli di vita.


domenica 7 luglio 2019

Michela Murgia, Accabadora

"Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere maree di senso in qualche invisibile altrove dell'anima."
   La citazione del testo è tradotta e sintetizzata dall'immagine di copertina: due occhi curiosi, che osservano un punto fuori campo, incastrati nel buio della notte, e un volto che sembra quasi aleggiare nell'assenza di colore, illuminato dalla luce delle candele in primo piano. 
   Ad una ad una, come le candele in copertina, le vite dei vari personaggi di una piccola comunità sarda si accendono con l'avanzare della lettura, ma, tra tutti, emergono due figure: la piccola Maria e Tzia Bonaria. La prima, all'età di sei anni, viene affidata a quest'ultima dalla madre naturale, la quale non rompe totalmente i legami con la figlia, ma le permette una migliore qualità di vita attraverso una pratica di affidamento comune, sancita dalle regole di paese. Nonostante i pettegolezzi degli abitanti sul perché una donna come Tzia Bonaria, sola e già anziana per gli standard dell'epoca, avesse voluto con sé una figlia, la collettività si abitua presto al nuovo legame, data la familiarità di tale uso. 
  Pratica ancora oggi piuttosto comune, come afferma la stessa Michela Murgia, anch'ella "fillus de anima": è questo il nome per chi viene affidato dalla propria famiglia ad un'altraL'essere "fillus de anima" è l'unico elemento autobiografico nel romanzo: per quanto possa destare stupore, non si tratta di una invenzione narrativa, ma di una  consuetudine diffusa e accettata, basata su una sorta di contratto verbale che prevede, con il consenso del bambino, di far crescere un figlio in condizioni migliori, senza mai privarlo, però, della famiglia di origine. 
   La cultura sarda è evidente anche in altri dettagli, tanto da emergere sin dal titolo. "Accabadora" , di fatti, è un termine sardo che significa "colei che termina". La parola, sebbene legata alla cultura popolare dell'isola, è sconosciuta ai più, ma si svela nel corso della narrazione senza bisogno di dettagliate spiegazioni. Conoscendo lo spagnolo, il richiamo al verbo "acabar", ovvero "terminare", è stato immediato, ma il significato stretto del vocabolo l'ho capito solo nel corso della lettura, quando si inizia a fare più chiaro quale sia il vero "mestiere" di uno dei personaggi... Ciò che si svela lentamente nel racconto è una pratica che consiste nell'acconsentire al volere di morte di un individuo. Una sorta di antica eutanasia, sebbene si distingua da quest'ultima per un manifesto desiderio di togliersi la vita da parte dell'interessato, non necessariamente in condizioni di salute estreme; desiderio inteso come gesto d'amore nei confronti della famiglia, affinché venga alleggerita da un peso e non disperda tempo ed energie per lui, a discapito del lavoro.

martedì 25 giugno 2019

Isabela Pojavis, Il giglio dai capelli rossi

     Piccolo. Grazioso. Curioso. 
   Sono state esattamente queste le prime impressioni che ho avuto quando mi sono ritrovata tra le mani il libro di Isabella Pojavis. 
   Puro nel biancore della copertina; infantile - nell'accezione più allegra del termine - nell'illustrazione; accattivante nella tacita promessa della sua brevità.
  Dopo averlo sfogliato, leggendo ogni informazione del paratesto, ho lasciato che mi guardasse dallo scaffale della mia libreria per qualche settimana. Finché mi ci sono immersa. 

venerdì 25 gennaio 2019

Monika M., Aquila, le vette dello Spirito

    Torno ad affacciarmi sul blog, dopo mesi di vita frenetica. Finalmente un po' di riposo. Si respira. Nonostante gli ultimi impegni personali, il libro sul comodino non è mai mancato, tra pause di astinenza letteraria più o meno breve. Al momento, sto leggendo "I fratelli Karamazov", uno dei capolavori firmati Fëdor Dostoevskij. 
   Oggi, però, non sono qui a condividere le mie ultime letture, bensì a segnalarvi un romanzo ambientato in parte nella mia splendida regione: l'Abruzzo. Il romanzo intitolato "Aquila, le vette dello Spirito" è un thriller storico che fonde le vicissitudini del passato con fatti più recenti, tornando a dare luce alla città de L'Aquila e alla suggestiva Basilica di Collemaggio. Quale ruolo avrà all'interno del romanzo?
Basilica di Collemaggio, L'Aquila
    Per maggiori dettagli, troverete di seguito, oltre alla breve descrizione del libro, l'incipit e qualche informazione dell'autrice. Buona lettura!