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lunedì 15 marzo 2021

Simenon, "Tre camere a Manhattan": l'incontro di due anime vagabonde al confine della solitudine

Passaggi di una relazione amorosa condensati in pochi giorni. Tre camere a segnare le fasi di una storia. Due solitudini trascinate lungo le strade di Manhattan e un incontro che dà il via a un cammino senza meta tra le labirintiche strade deserte della New York di notte. E ancora una "sveviana" ultima sigaretta, una canzone che suona a ripetizione, una mano appoggiata al braccio, e una luce rimasta accesa. Una assenza che diventa rinascita, una partenza che è un arrivo.

Simenon G., "Tre camere a Manhattan",
Adelphi, 1946.

Quella di François Combe e Kay è una storia che pretende la loro evoluzione: denudarsi uno di fronte all'altro richiede la sincronia di far combaciare l'inaspettato "qui e ora" con l'immutabile passato.

"Tre camere a Manhattan" è un libro brutale e sentimentale - perché brutale talvolta sono i sentimenti più puri -, che scende negli abissi dell'animo umano alla ricerca di quel barlume di speranza, fiducia e amore che ogni individuo conserva nel profondo, nonostante la spazzatura che si accumula con lo scorrere inesorabile del tempo. Per quanto l'uomo si ritrovi solo, talvolta sconfitto, e per quanto possa essere in grado di continuare a sopravvivere e condividere col proprio fallimento e con la propria delusione, la ricerca di un altro a cui aggrapparsi prosegue anche nell'apparente stasi. 

I due protagonisti, di origine francese, si ritrovano nella metropoli statunitense per eccellenza e, nella moltitudine della città cosmopolita, la solitudine si accentua e le distanze con gli altri diventano più dolorose. Entrambi genitori con un matrimonio fallito alle spalle, con i figli ormai grandi, non riescono a provare sollievo neanche nell'amore filiale. Così, New York li accoglie di notte, nelle sue strade spoglie: i quartieri sfollati si ampliano per cedere il passo alla loro solitudine. Quella di François, o Frank, e quella di Kay si incontrano per darsi reciproca consolazione e insieme ripercorrono le tappe principali della loro vita nel nuovo continente: la camera di un hotel,  quella di Kay e, infine, di François.

"Era stata proprio la solitudine a fargli capire l'inestimabile valore di un contatto umano" (p. 165).

La camera d'hotel attende gli amanti, come se al loro posto potesse esserci chiunque altro. Anonimi nella stanza anonima, un groviglio di rabbia e passione che si brucia in poche ore. 

La camera di Kay, condivisa con l'amica e l'amante, conserva il passato confuso e disordinato della donna, da cui scaturisce la gelosia di lui, una gelosia che si fa vera e propria frustrazione per non poter avere il controllo su tutto ciò che è accaduto prima del loro incontro.

Infine, la camera di François, la cui luce è rimasta accesa, svela la sua vulnerabile intimità, testimone ancora una volta della solitudine del protagonista, ma anche della sua soffocata ambizione e, quindi, quasi della sua resa.

"Era come un gioco, un gioco molto eccitante. Era la terza camera in cui stavano insieme, e in ognuna di esse lui scopriva non solo una Kay diversa, ma nuove ragioni per amarla, e un nuovo modo di amarla" (p.111).

La luce rimasta accesa ad attendere il ritorno dell'uomo è un faro paziente, consapevole che il guardiano non abbandonerà il porto sicuro: la speranza è sempre viva. 

Tra una camera e l'altra, l'eterno vagare dell'individuo, come se Manhattan fosse il mondo intero e ogni bar, strada, stanza uno scompartimento della memoria fattasi tangibile. I due amanti cospargono quello spazio noto di nuovi ricordi accumulatisi di giorno in giorno, come amuleti a testimoniare il loro passaggio e la loro esistenza condivisa.

Il romanzo, in sole 190 pagine, si fa portavoce dei sentimenti umani più intimi, dello smarrimento dell'individuo che, nel mezzo del cammino della sua vita, sembra quasi farsi inevitabile. Attraverso spazi fisici e oggetti, gli stati d'animo traspaiono chiari e nitidi. La scrittura di Simenon, poi, è accurata, lineare e densa di significato. 

"Tre camere a Manhattan" è un romanzo di una delicatezza forte, in grado di toccare l'animo umano; un romanzo che narra la storia di due amanti, in apparenza, ma che, in fondo, racconta la storia di ogni uomo; un romanzo concreto, che pretende una profonda interpretazione.

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