Pagine

giovedì 1 ottobre 2020

"Fiabe faroesi" e la bellezza della cultura popolare

Focolare, famiglia, fiaba. Quanto hanno in comune queste parole evocative! Immaginiamo un fuoco, secoli fa, e donne, uomini e bambini attorno ad esso, riuniti a fine giornata a scambiare parole. Ad ascoltare. Un quadretto del passato che si sposa con luoghi e culture differenti: il fuoco accomuna le genti e spazza via le distanze.

    Nelle isole Faroe, le prime leggende e racconti popolari si tramandavano oralmente proprio durante quelle "sedute serali" e, per secoli, le fiabe che intrattenevano gli adulti e ammaliavano i bambini sono rimaste una risorsa relegata a una cerchia ristretta di persone. Solo molto più tardi, quando l'orgoglio patriottico si è risvegliato in tutta Europa con il Romanticismo, si è andati alla riscoperta e alla valorizzazione delle fiabe, primo indelebile esempio delle origini della propria cultura, aprendole alla conoscenza dei più tramite non solo la trascrizione, ma anche la traduzione delle stesse.


   La prima raccolta di leggende e fiabe faroesi risale agli anni 1898-1901 per merito del linguista e filologo Jakob Jakobsen, a cui dobbiamo la possibilità di accedere al materiale raccolto attraverso diversi viaggi, da lui poi selezionato e tradotto. La riscoperta della letteratura popolare ha permesso di scovare le radici culturali del popolo faroese, il quale si è reso indipendente da quello danese, in primis, utilizzando una propria lingua. Sebbene l'influsso danese, e anche islandese, sia evidente, spiccano dei tratti distintivi, quali la minor presenza dell'elemento magico.

Le fiabe sono per la storia di un popolo la stessa pietra miliare che rappresenta per i bambini: sono l'infanzia della crescita culturale. Nell'infanzia del popolo faroese emergono personaggi tipici della loro cultura, quali giganti e troll, o personaggi ricorrenti, come il Ceneraccio, un ragazzo considerato buono a nulla, ultimo di tre figli maschi, che invece riesce a prevalere sugli altri. 

Nonostante la narrazione sia essenziale e secca, spoglia di carica emotiva o elementi di contorno, è stato interessante fare capolino in una cultura differente dalla nostra. Seppur scarsi,  è stato possibile ravvisare qualche punto di contatto con le nostre fiabe, come Hansel e Gretel o Cenerentola, che già nell'etimologia del nome ci riporta a quel Ceneraccio. Come se fossimo tutti figli di un lontanissimo passato comune.

"Fiabe faroesi" è un libro di storie: fatti riportati così come venivano raccontati, privi di spaziature e divisione in paragrafi, come se il flusso della parola si arrestasse solo a fine racconto, seguendo idealmente la struttura orale originaria.  Non c'è bellezza linguistica o sintattica, ma bello è l'incontro con una cultura altra.

Nessun commento:

Posta un commento