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martedì 9 giugno 2020

Donne tedesche pedine di guerra: "Le assaggiatrici"

   Vincitore della 56a edizione del Premio Campiello, "Le assaggiatrici" è un romanzo di 287 pagine, tradotto in trenta lingue e oggetto del prossimo film di Cristina Comencini. Ottime premesse, ma sufficienti per considerarlo un libro di valore? Scopriamolo insieme.

Postorino R., "Le assaggiatrici",
La Feltrinelli, 2018.

   Il romanzo di Rosella Postorino è ispirato alla storia vera di Margot Wölk, storia venuta alla luce solo recentemente, quando, all'età di novantasei anni, la donna ha rotto il silenzio, probabilmente vinta dalla stanchezza di conservare solo per sé il peso di uno straziante passato. Come afferma la stessa autrice, una volta rinvenuta la testimonianza storica di Frau 
Wölk nel 2014, immediato è stato il desiderio di approfondire le ricerche e renderle pubbliche, dando vita a "Le assaggiatrici".

   Rosa Sauer, il personaggio immaginario che ricorda Margot, è una delle dieci donne tedesche reclutata come assaggiatrice per Adolf Hitler nel 1943. Dopo essere fuggita dai bombardamenti di Berlino e dopo aver perso la sua famiglia, si rifugia dai suoceri nel villaggio di Gross-Partsch. Il marito Gregor, a solo un anno trascorso dal matrimonio, è partito sul fronte orientale; i genitori morti; il fratello scomparso. Nel piccolo paese, nonostante l'abbigliamento da segretaria che ancora ama indossare, la vita che aveva condotto prima della guerra inzia a scivolarle via dalle mani. Il nuovo lavoro, per cui viene scelta senza essersi candidata, consiste nel mangiare sotto osservazione le pietanze che verranno servite al Führer, per scongiurare pericoli di avvelenamento
   Per più di un anno, la giovane donna imparerà ad assegnare un nuovo significato al cibo e a condividere la tavola, e l'imprevedibilità del destino, con altre donne: madri di famiglia, come Herta e Beate; ferventi sostenitrici del leader nazista, come le cosiddette "Invasate"; donne schive e sicure di sé, come Elfride; o timide e impacciate, come Leni. Per tutte, la fame, patita durante la guerra, diventa una minaccia al contrario: la possibilità di poterla appagare equivale a sedersi a tavola ogni giorno con la morte. Nonostante il privilegio di gustare pietanze variegate, il rischio di perdere la vita per un boccone le attende a ogni pasto.

"Assaggio il tuo cibo come la mamma si versa sul polso il latte del biberon; come la mamma si ficca in bocca il cucchiaio della pappa, è troppo caldo, ci soffia sopra, lo sente sul palato prima di imboccarti. Ci sono io, lupacchiotto. È la mia dedizione a farti sentire immortale."

   Il desiderio di maternità della protagonista viene paradossalmente convertito in un desiderio di sopravvivenza che ha a che vedere con le relazioni umane. Rosa, non volendo, diventa la protettrice del "lupacchiotto", ovvero del Führer e, con lui, della causa nazista. La narrazione in prima persona ci conduce, tramite un linguaggio asciutto ed essenziale, nella lotta interiore di Rosa, che arriva quasi a bramare la morte, arrendendosi ai fatti che la trascinano obbligandola a scovare nuovi appigli. Uno di questi porta il nome del tenente Ziegler.
   Indubbiamente la storia risulta interessante: si tratta di uno spaccato della realtà della Seconda Guerra Mondiale che mancava all'appello. Indubbiamente Rosella Postorino è padrona della scrittura, imboccando il lettore a piccoli morsi, senza lasciarlo troppo sazio né digiuno. I riferimenti ai fatti realmente accaduti rivelano l'accurata attenzione dell'autrice alla Storia e puntuale appare l'uso della lingua tedesca in determinati passaggi. Il libro, lo si divora in pochi giorni e il racconto appassiona. 
  Per rispondere alla domanda posta all'inizio della recensione, dunque, vi dico che il libro non delude. Vale la pena leggerlo. Nonostante il mio giudizio positivo, però, c'è qualcosa che non è riuscito a convincermi in pieno, quel qualcosa che io cerco in ogni testo: l'impronta. Manca, a mio avviso, l'impronta dell'autrice, ovvero quello stile inconfondibile che lo distingue dagli altri e che già di per sé rappresenta la firma dello Scrittore.

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