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mercoledì 22 aprile 2020

A. Vitali, "Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti"

   "Un thriller di paese" definirei il romanzo di Vitali, perché è proprio nei piccoli paesi che la curiosità e la ritrosia nei confronti dell'altro alimenta la suspense tipica del genere thriller, nell'accezione più cauta del termine. Di thriller vero e proprio, di fatti, non ha nulla. Pubblicato nel 2014, "Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti" è una piacevole lettura dalle 447 pagine, che scorrono senza intoppi.

A. Vitali, "Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti",
Rizzoli, 2014.
  Nel racconto vengono narrate le vicende che accadono nel borgo lombardo di Bellano, dove due sorellastre, Giovenca (la bella) e Zemia (la brutta), decidono di aprire una nuova merceria, intralciando la concorrenza delle altre due attività già presenti. A innescare il brulicante movimento dei personaggi è proprio l'introduzione delle due Ficcadenti, da cui, in particolare, si scaturisce il drastico cambiamento di Geremia, un uomo a cui  "mancava qualche giovedì", e la preoccupazione della madre, la Stampina, la quale coinvolge a sua volta Don Primo, il prevosto di Bellano.
   L'alveare di personaggi che si delinea nel romanzo corale è il ritratto della realtà di paese, dove il nuovo spaventa e attira allo stesso tempo. Mantenere gli equilibri stabili di fronte alla novità, spesso associata al "diavolo", non è affatto semplice e necessita di una collaborazione amplia tra i vari abitanti.
   La narrazione si svolge su due fronti convergenti, quello presente, incentrato sul desiderio di Geremia di sposare Giovenca Ficcadenti e su quanti vengono coinvolti nel suo tentativo, e quello passato, che porta alla luce il trascorso delle due sorellastre e un alone di mistero su una eredità succulenta.
   Il linguaggio colloquiale, ma non scontato, intervallato da cadenze dialettali, insieme ai capitoli brevi (due pagine in media) alleggeriscono la lettura, rendendola intressante e appetitosa.

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