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venerdì 13 marzo 2020

Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte: "Sette brevi lezioni di fisica"

   "Da ragazzo, Albert Einstein ha trascorso un anno a bighellonare oziosamente. Se non si perde tempo non si arriva da nessuna parte, cosa che i genitori degli adolescenti purtroppo dimenticano spesso." Oggi più che mai si può avere l'impressione di perdere tempo relegati nelle nostre case in attesa che l'allarme Coronavirus vada scemando. In realtà, dedicarsi all'otium latino può essere rigenerante e possiamo approfittarne per riscoprire il calore degli affetti, per apprezzare le piccole cose, ma anche per ampliare le nostre conoscenze. 

   L'ambito scientifico-matematico non è da me prediletto, eppure mi sono imbattuta in un libro di fisica che ho letto con stupore e interesse. Si tratta del testo "Sette brevi lezioni di fisica", in cui l'autore Carlo Rovelli racconta argomenti ingarbugliati come la teoria della relatività, la termodinamica o i buchi neri con una semplicità sconvolgente. Il libro, disponibile gratuitamente in versione digitale a questo link, consta di sole 57 pagine.

   Come annunciato dal titolo, le sette lezioni sono effettivamente brevi: l'autore non si dilunga in maniera eccessiva, ma espone il succo della teoria utilizzando un linguaggio chiaro e pulito, dimostrando che la natura è regolata da leggi semplici e semplice deve essere, quindi, il modo per spiegare tali leggi. Alcune lezioni, in particolare, sono anche illustrate da immagini elementari, che aiutano a fissare i concetti, sulla base della convinzione che "la scienza è attività innanzitutto visionaria. Il pensiero scientifico si nutre della capacità di «vedere» le cose in modo diverso da come le vedevamo prima."

   Nello specifico:
 "La prima lezione è dedicata alla teoria della relatività generale di Albert Einstein, la «più bella delle teorie». La seconda alla meccanica quantistica, dove si annidano gli aspetti più sconcertanti della fisica moderna. La terza è dedicata al cosmo: l’architettura dell’universo che abitiamo. La quarta alle particelle elementari. La quinta alla gravità quantistica: lo sforzo in corso di costruire una sintesi delle grandi scoperte del XX secolo. La sesta alla probabilità e al calore dei buchi neri. L’ultima sezione del libro, in chiusura, ritorna a noi stessi, e si chiede come possiamo riuscire a pensarci nello strano mondo descritto da questa fisica."

   I principali studi nel campo della fisica durante il XX secolo sono esposti in sintesi risultando ben comprensibili a qualsiasi tipo di lettore: da chi è affascinato dai temi relativi all'universo e alla materia, ma teme di non comprenderne i dettagli, a chi pensa che gli argomenti scientifici debbano essere necessariamente pedanti e oscuri, fino allo studente delle superiori che può trascorrere un paio d'ore in compagnia dei più grandi maestri del campo per affrontare con più sicurezza un'interrogazione a scuola.

   Non manca un pizzico di "letteratura". Lo sapevate, ad esempio, che il nome della più piccola particella esistente "quarks" deriva da un romanzo di James Joyce?
"Ogni atomo è un nucleo con intorno elettroni. Ogni nucleo è costituito da protoni e neutroni, impacchettati stretti. Tanto i protoni che i neutroni sono fatti di particelle ancora più piccole, che il fisico americano Murray Gell-Mann ha battezzato «quarks», ispirandosi a una parola senza senso in una frase senza senso – «Three quarks for Muster Mark!» – che appare nel Finnegans Wake di James Joyce. Tutte le cose che tocchiamo sono fatte quindi di elettroni e di questi quarks."
   Nel finale, si conclude con una riflessione sul "noi" e sul nostro futuro come specie umana, più che attuale in questi giorni.
"Penso che la nostra specie non durerà a lungo. Non pare avere la stoffa delle tartarughe, che hanno continuato ad esistere simili a se stesse per centinaia di milioni di anni, centinaia di volte di più di quanto siamo esistiti noi. Apparteniamo a un genere di specie a vita breve. I nostri cugini si sono già tutti estinti. E noi facciamo danni. I cambiamenti climatici e ambientali che abbiamo innescato sono stati brutali e difficilmente ci risparmieranno. Per la Terra sarà un piccolo blip irrilevante, ma non credo che noi li passeremo indenni; tanto più dato che l’opinione pubblica e la politica preferiscono ignorare i pericoli che stiamo correndo e mettere la testa sotto la sabbia. Siamo forse la sola specie sulla Terra consapevole dell’inevitabilità della nostra morte individuale: temo che presto dovremmo diventare anche la specie che vedrà consapevolmente arrivare la propria fine, o quanto meno la fine della propria civiltà." 
   Insomma, un concentrato di fisica, ovvero una riflessione sulla materia che ci circonda e di cui siamo fatti, senza trascura l'importanza di poter essere compresa.

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