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venerdì 20 marzo 2020

Isabel Allende, "L'amante giapponese"

   Pubblicato nel 2015, "L'amante giapponese" è un romanzo rosa, nato dalla penna della scrittrice cilena Isabel Allende, che narra un intreccio di relazioni ripercorse a ritroso, finché ogni personaggio acquisisce il suo ruolo chiaro all'interno del labirinto. A catalizzare le relazioni via via descritte è la storia d'amore tra la protagonista Alma Belasco e il suo amante giapponese, Ichimei Fukuda.

I. Allende, "L'amante giapponese",
Feltrinelli, 2015.


    Il racconto si apre a Lark House, una casa di riposo che garantisce ospitalità agli anziani e una dose di libertà a coloro che non hanno ancora raggiunto lo stadio più grave. Qui lavora Irina Belasco, una ragazza di origine moldava, che cerca di passare inosservata. L'infaticabile lavoratrice, considerata tra le migliori da tutti i residenti, è incuriosita da una di essi: Alma Belasco. Quest'ultima è una abbiente donna anziana, che vive a Lark House da tre anni, conservando la sua indipendenza: si sposta spesso con la sua Smart verde e dipinge sui tessuti. Alma chiede a Irina di farle da assistente: è da questo rapporto di lavoro e amicizia che lentamente si srotola la trama, che procede su due assi temporali. Il passato di Alma, alquanto misterioso, si fa più chiaro, fino a far emergere la fondamentale figura di Ichimei, suo amico d'infanzia e grande amore della sua vita. Il presente riprende l'attuale relazione tra i due vecchi amanti, a cui si intrecciano altri personaggi; inoltre, anche l'identità di Irina si svela sempre di più, lasciando intravedere le cicatrici del suo trascorso.


    Non lasciatevi spaventare dal numero dei personaggi e, in particolare, dall'impressione di una apparente assenza di funzionalità all'interno della trama, perché ognuno è una pedina il cui ruolo si rivelerà alla resa dei conti. Interessante la parentesi storica sull'internamento delle persone di origine giapponese negli Stati Uniti: con la narrazione dei fatti che hanno coinvolto Ichimei e la sua famiglia, si descrive uno spaccato di vita nei campi di concentramento americani.

    Nonostante la firma di una delle principali autrici latinoamericane, il romanzo, a mio avviso, procede lentamente e senza un approfondimento accattivante dei personaggi, i quali risultano caratterizzati da una miriade di fatti sorprendenti e non da una interiorizzazione a tutto tondo. Insomma, la scrittrice ci bombarda di episodi di una certa rilevanza, drammi storici e individuali, abusi, cicatrici da rimarginare, amori pazienti e passioni di una vita, creando una esagerata miscela di elementi che può confondere. Dal punto di vista stilistico, la narrazione è piatta e monocorde. Personalmente, non si tratta di un libro che mi ha coinvolto, tanto da far fatica a giungere alla conclusione.

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