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venerdì 3 agosto 2018

Jonathan Coe, La casa del sonno

A proposito del libro
  Ashdown. Anni '83-'84. Studenti universitari che condividono la stessa abitazione: Sarah, ragazza narcolettica dall'identità sessuale vacillante; Gregory, il suo primo ragazzo, affascinato/ossessionato dalla magia del sonno; Terry, cinefilo alla ricerca dei film perduti e delle realtà oniriche dei suoi sonni lunghissimi; Robert, il migliore amico di Sarah, follemente innamorato di lei. E poi c'è Veronica, la ragazza che fa capire a Sarah "la sua vera natura". E Ruby, la bambina testimone di un sentimento ancora poco chiaro agli occhi dei più grandi.

    Ashdown. 1996. Il vecchio alloggio universitario è una clinica per i disturbi del sonno. Sarah, insegnante, divorziata da Anthony e in visita da un analista; Gregory, direttore di Ashdown nella sua nuova veste; Terry, giornalista assimilatore di caffè, fiero di non dormire da anni; Robert, sparito nel nulla, se non per qualche lieve traccia lasciata nel corso degli anni. E poi c'è Veronica, che non parla mai delle ex, ma che ha conservato il libro simbolo della sua vecchia relazione, "La casa del sonno". E Ruby, la ragazza testimone di un sentimento che sembra essersi dissolto.

   Infine, Cloe. La sorella gemella di Robert, da cui è stato separato alla nascita: l'anello di congiunzione tra il passato e il presente.


    Il quadro generico è questo, ma nulla di così ordinato si delinea nella narrazione, che procede a intervalli regolari tra gli anni universitari e il 1996, lasciando scoprire personaggi ed emergere dettagli, a volte annunciati, altre approfonditi, poco a poco per averne una comprensione completa solo a fine lettura.
     Gli stessi personaggi sono ora diventati "altro" e, sebbene molte strade si siano divise tanto da non sapere più cosa ne è stato di loro, tutti, in un modo o nell'altro, sono ancora legati all'attuale "casa del sonno"La casa del sonno è sì l'edificio che racchiude i lontani fantasmi, ma è anche il titolo di un libro attribuito a Frank King, una delle cui rare copie è conservata nel CaféValladon, il bar frequentato dai giovani universitari, i quali usano libri per conservare messaggi e banconote.
    Il sonno scandisce la vita della protagonista Sarah e degli altri personaggi, ma conferisce anche il ritmo all'intero romanzo, la cui struttura si articola in parti che portano i nomi delle sue fasi: dalla veglia, alla fase uno, fino alla fase quattro e al sonno REM. 

La mia esperienza di lettura 
    Ho deciso di leggere questo libro per dare (e per darmi) un'altra possibilità con Jonathan Coe, dopo la lettura di "La pioggia prima che cada". "La casa del sonno" è senza dubbio un romanzo "ricercato", che coinvolge il lettore nella sua intricata ma precisa organizzazione. Si tratta di un romanzo compatto, che si avvale di una solida struttura, e di sperimentazioni narrative puntuali e non eccessive, come i capitoli che iniziano o terminano a metà frase.
    Coe svela il fitto intreccio di relazioni tra i personaggi con cauta attenzione, riuscendo a far accrescere interesse e curiosità. Il testo, arricchito di riferimenti intertestuali e culturali (in particolare al mondo del cinema), si avvale di una struttura - ripeto - ben architettata: grande punto di forza.
    La narrazione è stata in grado di intrattenermi, incuriosirmi e anche sorprendermi, per quanto alcune scelte nell'azione di taluni personaggi (come il forzato coinvolgimento ai fini della storia dell'alunna di Sarah, Alison, poi defluito nel dimenticatoio) le abbia trovate inadatte. Ho apprezzato lo sviluppo del tema del sonno, profondamente e coscienziosamente connesso a quello della narrazione. In poche parole: coinvolgente, interessante, leggero ma non banale. 

Dentro il testo 
    Due delle varie parti sottolineate che intendo mettere in evidenza: la prima riferita al lavoro dell'insegnante - tema verso il quale ho una certa sensibilità - e la seconda a proposito del linguaggio: uno sprazzo dello stile dell'autore.
"Noi ci ammazziamo  a finire in tempo l'aggiornamento sui nuovi programmi  e il governo li cambia subito dopo. E poi, con tutto il tempo che passiamo a prepararci alle ispezioni, a scrivere le valutazioni dei ragazzi, a scriverci valutazioni uno con l'altro, a stilare preventivi e a far quadrare bilanci, mi sono quasi dimenticata perché diavolo mi sono messa a insegnare. [...] Eppure, sai, di tanto in tanto qualcosa ti capita, c'è qualche sfida nuova che si prospetta, e allora ti dici: sì, voglio farlo, questo sì vale la pena."

"Il linguaggio è un traditore, un agente segreto doppiogiochista che scivola inavvertito tra un confine e l'altro nel cuore della notte. È una pesante nevicata su un paese straniero, che nasconde le forme e i contorni della realtà sotto un manto di nebuloso biancore. È un cane azzoppato, che non riesce mai a eseguire correttamente gli esercizi richiesti. È un biscotto allo zenzero che, lasciato a inzupparsi per troppo tempo nel tè dei nostri auspici, si sbriciola, si dissolve, diventa niente. È un continente perduto."

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