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lunedì 9 luglio 2018

Amlélie Nothomb, Diario di Rondine

"Ti risvegli al buio nella più assoluta incoscienza. Dove sono, che cosa è successo? Per un istante la memoria è cancellata. Non capisci più se sei un bambino o un adulto, un uomo o una donna, colpevole o innocente".

  Il romanzo inizia così. I temi da sviscerare tutti già nell'incipit: senso di smarrimento, perdita d'identità, commistione bene-male. Temi che sono anche alla base del genere prescelto: il noir.
    Un giovane  protagonista di sesso maschile racconta in prima persona l'evoluzione della sua identità, a partire da un punto di rottura: dopo una forte delusione amorosa, non solo diventa algido e insensibile, ma ben presto cambia lavoro, da pony-express a... assassino.
     In 88 pagine, l'assassino, il cui vero nome (e la cui identità iniziale) non si conosce, si fa chiamare "Urbano" e commette una serie di omicidi dietro ricompensa, a sangue freddo e mente lucida. Il sangue risveglia in lui l'eccitazione e il senso del piacere, tanto da iniziare a vaneggiare sull'esistenza di una donna assassina, che, ad un tratto, incontra davvero. Da lì, qualcosa cambierà irrimediabilmente e una nuova identità sembrerebbe attenderlo... 
       L'inaspettato è nelle pagine a seguire.
   Il perché del titolo - che mi sono chiesta dall'inizio, disorientata come lo stesso protagonista - appare evidente nel corso della lettura. Non è mia intenzione svelarlo, ma sappiate che racchiude in sé il significato o, per meglio dire, il segreto dell'intero romanzo.
    "Diario di Rondine" è una lettura interessante, di cui mi hanno colpito solo alcuni tratti incisivi, quali l'identità-non identità del protagonista e il ruolo del titolo. Però, sarà che non sono un'amante dei noir, non è un romanzo che mi è rimasto impresso. 
    Dietro la copertina, vi è comunque una scrittrice davvero singolare: Amélie Nothomb, autrice belga, che ha ricevuto numerosi premi letterari. Avendo vissuto la sua infanzia in Giappone, e poi in Cina, New York e Bangladesh prima della maggiore età, la sua cultura variegata e dagli orizzonti aperti ha di sicuro influenzato la sua produzione narrativa.
    Mi darò certamente altre chance per conoscerla meglio. Curiosa di leggere "Stupore e tremori" e "Igiene dell'assassino".

Alcune bellezze saltano agli occhi e altre sono geroglifici: ci si mette del tempo a decifrare il loro splendore ma, quando ormai è evidente, è più bello della bellezza stessa.

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