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venerdì 26 gennaio 2018

D. F. Wallace, La scopa del sistema

   "Molte ragazze davvero belle hanno dei piedi davvero brutti". Con la descrizione dettagliata dei piedi di Mindy Metalman si apre il primo romanzo di David Foster Wallace, scritto a soli venticinque anni. Dopo essersi laureato in filosofia, nel 1987, l'autore pubblica "La scopa del sistema", sulla base della sua tesi di laurea, suscitando sin da subito l'interesse accademico, dovuto al suo stile ironico e anticonvenzionale, come già l'incipit suggerisce.
    Originale, irriverente, curioso, "La scopa del sistema" ha tutte le doti per poter essere considerato un romanzo di successo, oltre ad una base solida e a diversi livelli di lettura. Dietro le avventure della protagonista Lenore Beadsman, si nasconde un significato allegorico che traduce le vicende narrative in chiavi interpretative ben più profonde. 
    Tracce degli studi filosofici del giovane autore sono ben evidenti nel testo, senza mai appesantire la lettura che, anzi, risulta essere divertente e stimolante. L'intero romanzo potrebbe essere considerato un saggio filosofico in chiave narrativa e lo stesso Wallace lo definì una sorta di dialogo tra i filosofi Wittgenstein e Derrida. Un dialogo che non può essere compreso da tutti e che ti costringe a porti delle domande per cui non è affatto semplice trovare le risposte, forse perché non esistono risposte uniche.
  
Al di là del significato profondo del romanzo, "La scopa del sistema", però, è essenzialmente un libro piacevole da leggere.
   La protagonista Lenore è una ragazza di ventiquattro anni, che preferisce lavorare come centralinista per una casa editrice pur di affermare la propria indipendenza nei confronti del padre benestante, Stonecipher Beadsman III, presidente della Stonecipheco Alimenti per l'Infanzia; frequenta Rick Vigorous, il suo capo, e vive con l'amica e collega Candy, nonché col pappagallo Vlad l'Imperatore.
   Diverse vicende si susseguono dopo la scomparsa dell'omonima bisnonna Lenore dalla casa per anziani in cui viveva e il panorama dei personaggi, tutti con caratteristiche ben diverse che li rendono bizzarri ognuno a suo modo, si amplia.
   Oltre alla storia, sicuramente coinvolgente, il romanzo è arricchito da numerosi dialoghi, dai racconti che giungono alla casa editrice e vengono riferiti da Rick a Lenore, da pagine di diario e dalle trascrizioni delle sedute terapeutiche presso Jay Curtis, a cui si rivolgono separatamente Lenore e il fidanzato.  
   Un ruolo centrale è quello del deserto artificiale creato nell'Ohio, chiamato, non a caso, "Deserto Incommensurabile dell'Ohio", in breve DIO (in originale, GOD, "Great Ohio Desert"), un deserto fittizio, creato dall'uomo per avere un luogo in cui riflettere e perdersi nell'immensità dell'illusoria natura. Un deserto che assume, quindi, la stessa funzione di Dio inteso filosoficamente come creazione degli uomini.

    553 pagine di varietà, sia tematica che grafica; 553 pagine di risate e riflessioni narrative, filosofiche e psicologiche; 533 pagine di salti temporali, culminanti in un "finale" senza precedenti.
   "La scopa del sistema" è un romanzo unico, coinvolgente, piacevole, divertente, ma anche di uno spessore culturale così ampio, da percepire il bisogno di leggerlo nuovamente prestando maggiore attenzione alla chiave filosofica, consapevole che questo libro può rivelare ancora molto e può essere letto ogni volta in modo diverso.

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