Mordecai Richler, La versione di Barney

Mordecai Richler
La versione di Barney
(1997)


* * * * * /5

  Dopo una giornata intensa, ho ripreso tra le mani questo libro (finito di leggere qualche ora fa) e ho sorriso. Non importa quanto stressata tu possa essere, c'è sempre tempo - seppur minimo - per dedicarsi a ciò che ci anima. Lo sguardo di Mordecai Richler, incorniciato in copertina, era lì ad aspettarmi, come a dire "quando hai finito con le tue inutili seppur doverose faccende, io sono qui". 
   A noi due allora, Mordecai. Mi hai lasciata senza parole, sei stato in grado di catturare il mio interesse fino all'ultima riga dell'ultima pagina dell'ultimo capitolo, curiosa di giungere alla fine e, allo stesso tempo, già pentita di aver terminato la lettura in poco tempo. Ma come dovevo comportarmi con te? Mi hai fatto leggere a pranzo, nei minuti tra il contorno e il caffè, mi hai fatto sorridere a tavola come una mentecatta mentre raccontavi del primo appuntamento tra Barney e Miriam, mi hai lasciato senza fiato, in una sorta di estati letteraria. Per non parlare di Barney, quel mattacchione smemorato che all'inizio mi dava quasi sui nervi. Eh sì, perché non è facile stare dietro ai suoi ricordi: a settant'anni ormai la memoria gioca brutti scherzi, senza contare che a lui piace modificare un po' la realtà, o sbaglio? Tu dovresti saperlo bene: Barney non sei un po' anche tu, Mordecai? Non siete entrambi canadesi, ebrei, studenti scapestrati non ammessi alla Mc Gill University? Non sei stato anche tu a Parigi, come lui, per realizzare il tuo sogno di diventare uno scrittore (complimenti comunque, ci sei riuscito a pieno titolo)? E non hai lavorato anche tu per la tv? Non ami fumare i Montecristo e bere whisky? Non fraintendermi, so perfettamente che non è un'autobiografia, ma ammetterai che hai molte cose in comune con Barney, a parte il fatto che tu non sei un assassino (ammesso che lui lo sia).
Te lo vuoi sentir dire? Ok. Il tuo romanzo è sensazionale. Eccellente. Fenomenale.  Dallo stile alla struttura, dalla costruzione della storia a quella dei personaggi. Perfetto. Ora lasciami spiegare ai miei lettori (eh sì, qualcuno ce l'ho anch'io), perché lo è... 



   "La versione di Barney" è un romanzo dello scrittore canadese Mordecai Richler, pubblicato nel 1997. A raccontare in prima persona la sua vicenda, o meglio la sua versione, è Barney Panofsky, un vecchietto arzillo e smemorato, che vuole levarsi un sassolino dalla scarpa e rivelare la vera storia della sua vita dissipata (parole sue). Inizialmente, il calderone di informazioni che mescola lascia un tantino confusi, ma basta poco perché tutto torni al suo posto nella linea del tempo.
   Ma cosa c'è di così interessante da rivelare? Essenzialmente, il sassolino della scarpa di cui parla ha un nome: Terry McIver, un acclamato scrittore, un tempo suo amico - o perlomeno meno nemico. Dalla volontà di difendersi dalla descrizione che emerge dai suoi scritti nasce il romanzo che noi leggiamo. L'immagine di presunto assassino è quella che predomina: pare che il vecchietto in gioventù abbia ucciso l'amico Boogie. Sarà vero?! Prima di rivelarlo, Barney si perde in numerose digressioni, che ci aiutano a capire meglio questo personaggio così ambiguo. Nonostante le ombre sul suo passato e il caratteraccio che non nasconde, ci cattura con il suo senso dell'umorismo, tanto che la simpatia nei suoi confronti porta in secondo piano la sua presunta colpevolezza. 
   Le 490 pagine sono divise principalmente in tre capitoli, ognuno dedicato a una moglie e a un determinato periodo: Clara (1950-1952), La Seconda Signora Panofsky (1958-1960) e Miriam (1960-). Non manca un Poscritto finale di Michael Panofsky, il figlio, e un glossario yiddish. A intervenire in alcune note esplicative è sempre il figlio Mike, che sistema il manoscritto del padre apportando alcune correzioni. (Gioco di finzioni impeccabile, Mordecai - strizzatina d'occhio).
   Oltre a Mike, Barney ha altre due figli: Kate e Saul, e spesso rievoca ricordi felici di quella amata famiglia, trascorsi soprattutto in un cottage (luogo incriminato). La tenerezza suscitata da alcuni episodi è controbilanciata, se non quasi sopraffatta, dalla crudezza di altri. Barney è uno che prende spietatamente in giro il compagno di classe balbuziente, che invidia gli amici artisti e segue le orme di Boogie, che egli definisce "il mio faro", che non si perde una partita di hockey neanche il giorno del suo matrimonio. Ma è anche uno disposto a tutto pur di avere la donna che ama, che vuole un bene immenso ai suoi figli, che... Il resto lo scoprirete da voi, se farete la saggia scelta di leggerlo. 
    Io vi dico che ne vale assolutamente la pena. ;-)
   

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