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lunedì 21 dicembre 2020

Libri per mamma e papà

A giugno è nato il mio primogenito, ma sono diventata mamma sin dai mesi prima: il percorso verso la maternità va di pari passo con la crescita del pancione, o perlomeno per me è stato così. L'identità personale gradualmente si colora di una sfumatura nuova, fino ad affermarsi in una tinta più decisa quando il ruolo di madre viene incoronato dalla nascita del pargoletto.

Ci sono infiniti libri che accompagnano le varie fasi della gravidanza (vissuta anche dalla prospettiva maschile!) e la crescita del bambino. Qui ve ne segnalo alcuni in particolare, tra la miriade di testi dedicati all'argomento; in particolare, quelli che mi hanno regalato, consigliato o emozionato.

venerdì 18 dicembre 2020

"Giocoleggiamo": come imparare divertendosi! Il regalo perfetto per i bambini.

Oggi voglio condividere con voi un'idea meravigliosa, sperando che possa essere di ispirazione a quanti sono alla ricerca di un regalo perfetto da fare a un bambino, che non sia uno strumento tecnologico o un giocattolo fine a se stesso. Se avete voglia di intrattenere un bambino, facendolo divertire, magari in compagnia, e allo stesso tempo stimolandolo dal punto di vista dell'apprendimento, "Giocoleggiamo" è la soluzione. 

Ideato dalla lettrice per bambini, la libraia Chiara Iacovitti, "Giocoleggiamo" può rivelarsi utile durante i periodi di forzata chiusura in casa, per via delle decisioni anti-Covid, ma anche nelle fredde giornate invernali, e non solo!

Sin dal nome, si intuisce il legame tra il gioco e la lettura, ma in che consiste realmente? Ce lo ha spiegato la stessa Chiara.

"Giocoleggiamo" è un vero e proprio gioco da tavolo della lettura. Consiste in un percorso stile "Gioco dell'oca" che i bambini devono fare tirando il dado e scegliendo una pedina più semplice possibile. All'interno ci sono: 

- 4 videoletture, di cui una in kamishibai; 

- 3 videoricette per bambini;

- 3 filastricche da imparare;

- 3 disegni da colorare;

- 3 lavorettic creativi.

Il grazioso pacchetto di "Giocoleggiamo",
dotato di una colorata chiavetta USB 
con materiale digitale.


Com'è nata l'idea?

L'idea è nata per sentirmi vicina ai bambini anche in questo periodo e per dar loro qualcosa in più anche a distanza. Ho pensato che la lettura associata a un gioco potesse essere la soluzione ideale.

Per quali fasce di età è adatto?

La fascia di età è molto ampia: dai 3 anni agli 11, ovviamente adattando il materiale al suo interno.

Come è possibile acquistarlo?

Basta contattare @chiara-nei-libri utilizzando i miei canali sociali (che trovate a fine pagina). Provvederò io a consegnare a mano "Giocoleggiamo"o a spedirlo all'indirizzo indicato.

Perché regalare "Giocoleggiamo"?

Per regalare un po' di fantasia ed evasione; per stimolare i bambini e avvicinarli alla lettura, senza rinunciare al divertimento!

🎈🎈🎈🎈🎈

Per contattare Chiara_nei_libri clicca qui:
In alternativa, cercala su Instagram o scrivi a: 
chiaraiaco89@gmail.com

mercoledì 16 dicembre 2020

Regali ideali per chi ama leggere e dove trovarli

Libri, libri, libri! Non possono che essere questi i regali prediletti dai lettori appassionati, ma, a meno che questi ultimi non abbiamo palesato i titoli ambiti, vi renderete conto che - paradossalmente - non è una passeggiata scegliere quale libro regalare: il rischio di comprare un libro già letto o posseduto è dietro l'angolo, per non parlare della possibilità di sbagliare completamente genere di interesse. 

Un libro è sempre un bel dono da ricevere e non ho dubbi che ogni lettore potrà ad ogni modo trarre piacere dal bel gesto, ma se non siete molto aggiornati (e i suggerimenti che trovate già nelle Stories della pagina Instagram @lettricerrante non sono sufficienti) di sicuro ci sono molti altri regali su cui potete puntare. 

Ecco qualche spunto!

lunedì 9 novembre 2020

Quando la morte (non) è una soluzione: "Piccoli suicidi tra amici", una distesa riflessione sul valore della vita

La pensiola scandinava è la zona in cui si registra il più alto tasso di suicidi. In particolare, i finlandesi, "popolo sfortunato" a detta di Arto Paasilinna, combattono contro un nemico formidabile: "la malinconia, l'introversione, una sconfinata apatia". E se gli aspiranti suicidandi si mettessero insieme per uccidersi in compagnia, con "eleganza", e unissero le loro forze?

Paasilinna A., "Piccoli suicidi tra amici", 
Iperborea, 2006.

Arto Paasilinna ha scritto un libro partendo dal tema del suicidio, alleggerendolo dalla sua delicata gravosità e affrontandolo con sconfinata ironiaLo scrittore immagina due uomini stanchi, decisi a farla finita, che si incontrano casualmente in un fienile, il luogo in cui entrambi, singolarmente, hanno scelto di porre fine alla loro vita. Dall'incontro inaspettato nasce una sorta di alleanza. La morte può attendere. Perché non radunare prima altri intenzionati a morire per organizzare un suicidio di massa? Che almeno la morte sia più degna e gloriosa della loro miserabile vita! 

Un annuncio sul giornale, una conferenza dal successo incredibile e un viaggio intrapreso verso la morte. Letteralmente. L'autobus dei Morituri Anonimi attraversa la Scandinavia prima, prendendo ad ogni fermata coloro che desiderano far parte del gruppo, per poi ampliare le prospettive e proseguire verso sud-ovest, tagliando l'intera Europa.

Per mezzo di una storia simpatica e di una narrazione scorrevole, l'autore esorcizza la paura della morte: i suicidandi non hanno nulla da perdere, tanto vale la pena tentare! Grazie alla nuova prospettiva, l'intraprendente gruppo si butta in nuove avventure, riscoprendo il piacere della compagnia e del viaggio, fino a che non giungono all'ultimo estremo dirupo.

La metafora del viaggio come sinonimo di vita e cambiamento è alla base della storia, ma ad essa si intreccia anche quello dell'amicizia, inteso come legame che unisce le persone accomunate da una visione e un trascorso simili, oltre che da un obiettivo comune. Tale legame si rafforza in un coordinamento tale da risultare decisivo quando il gruppo si relaziona con altre persone, tanto da adottare strategie "da guerriglia" per superare determinati ostacoli contro cui si imbattono durante il folle percorso. Non mancano le descrizioni dei luoghi visitati dai viaggiatori, che regalano un ritratto incantato dei paesaggi scandinavi e non solo.

Pur alleggerendo la tematica della morte, l'autore non sminuisce il problema. Di fatti, mette in luce il contrasto tra il generale benessere della popolazione scandinava e il senso di insoddisfazione e frustrazione che affligge gli abitanti nordeuropei nonostante la prosperità del Paese in cui si vive. Paradossalmente, basta cambiare punto di vista prendendo la vita alla leggera per riscoprirne il valore.

Nel complesso, "Piccoli suicidi tra amici" è un libro che consiglio a chi ha voglia di una lettura distesa, ma non superficiale; stuzzicante, ma non spinosa. Una bizzarra riflessione sul valore della vita, attraverso la sua negazione.

giovedì 5 novembre 2020

Segnalazione: "Lei mi avrebbe detto sì" di Manuel Pomaro

"In vetrina" questa settimana abbiamo un romanzo dello scrittore emergente Manuel Pomaro. "Lei mi avrebbe detto sì" è un libro incentrato sulla tematica dell'amore e su alcune sue declinazioni, quali il matrimonio, la crisi di coppia, il tradimento. 

Miriam e Ascanio attraversano una crisi di coppia. La ragazza intreccia una relazione con Pablo, un cuoco che organizza cene emozionali.

Ascanio scopre il tradimento e prepara un'atroce vendetta.
Lauren sta cercando di allontanarsi da una relazione satura. Un incontro a Capodanno la indurrà a credere che ciò sarà possibile, ma gli strascichi del precedente rapporto potrebbero minare il suo tentativo di tornare ad amare.
È giusto credere che in prossimità di eventi catastrofici nascano le migliori storie d'amore?
Può una proposta di matrimonio portare allo stesso tempo gioia e disperazione?

Composto da 191 pagine, è disponibile in versione cartacea e digitale. 

giovedì 22 ottobre 2020

"Lacci": una riflessione sui legami familiari

"E non solo sentii per la prima volta nella carne quanto l'avevo scempiata, ma mi resi conto con la stessa insopportabile intensità che mentre io ero stato attento a schivare l'urto di quella sofferenza, i nostri due figli ne erano stati investiti, forse dilaniati. Tuttavia chiedevano dei lacci. Tu ti allacci le scarpe come me? Sei ridicolo, ma mi insegni?"

Starnone D., "Lacci", Einaudi Editore, 2014.

L'immagine dei lacci, sbattuta in faccia da titolo e copertina, non dà vie di fuga. Inequivocabile, l'idea di un intreccio inestricabile affiora dal paratesto, ancor prima di entrare nella storia. La storia di una famiglia, essenzialmente. Un matrimonio spezzato, i cui cocci sono stati raccolti e messi insieme, senza cancellarne le crepe.

giovedì 15 ottobre 2020

"Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio": storia di un matto che tanto matto poi non era

Sorprendente. La capacità dell'autore Remo Rapino di dare voce al cocciamatte Bonfiglio Liborio e, dall'alto della sua formazione da docente di filosofia, calarsi nel linguaggio strauss di un uomo emarginato, come se avesse indossato davvero il cappotto a "scrima di pesce" del personaggio e si sia aggirato per le strade del suo paese con le pietre in tasca. Sorprendente. La possibilità di vedere la vita a 360 gradi in un uomo preso per i fondelli un po' da tutti e sentire il valore della sua esistenza trascurata e la compassione che ci muove ad abbracciare il suo corpo sgarrupato. Un libro sorprendente, che fa ridere e fa commuovere: potente.

Rapino R., "Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio",
Minimum Fax, 2019.

Vincitore del Premio Campiello 2020, "Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio" è la narrazione di un uomo che racconta in prima persona il suo trascorso, dalla nascita alla morte e oltre, come stesse dialogando con il lettore. Si ha l'impressione di ascoltare la sua storia, più che di leggerla, tanto è autentico quel linguaggio infarcito di termini abruzzesi e libero da rigide strutture sintattiche.

giovedì 8 ottobre 2020

"Febbre": testimonianza di un sieropositivo che sceglie la parola

"Febbre". Un libro che punge. Jonathan Bazzi a nudo nel suo racconto che sa di carne. La miseria di Rozzano, una terra di mezzo tra Nord e Sud, la scoperta della malattia, l'omosessualità. Un autore fuori dalle righe. Parole febbricitanti che ti si appiccicano addosso.

Bazzi J., "Febbre", Fandango, 2019.

giovedì 1 ottobre 2020

"Fiabe faroesi" e la bellezza della cultura popolare

Focolare, famiglia, fiaba. Quanto hanno in comune queste parole evocative! Immaginiamo un fuoco, secoli fa, e donne, uomini e bambini attorno ad esso, riuniti a fine giornata a scambiare parole. Ad ascoltare. Un quadretto del passato che si sposa con luoghi e culture differenti: il fuoco accomuna le genti e spazza via le distanze.

    Nelle isole Faroe, le prime leggende e racconti popolari si tramandavano oralmente proprio durante quelle "sedute serali" e, per secoli, le fiabe che intrattenevano gli adulti e ammaliavano i bambini sono rimaste una risorsa relegata a una cerchia ristretta di persone. Solo molto più tardi, quando l'orgoglio patriottico si è risvegliato in tutta Europa con il Romanticismo, si è andati alla riscoperta e alla valorizzazione delle fiabe, primo indelebile esempio delle origini della propria cultura, aprendole alla conoscenza dei più tramite non solo la trascrizione, ma anche la traduzione delle stesse.


   La prima raccolta di leggende e fiabe faroesi risale agli anni 1898-1901 per merito del linguista e filologo Jakob Jakobsen, a cui dobbiamo la possibilità di accedere al materiale raccolto attraverso diversi viaggi, da lui poi selezionato e tradotto. La riscoperta della letteratura popolare ha permesso di scovare le radici culturali del popolo faroese, il quale si è reso indipendente da quello danese, in primis, utilizzando una propria lingua. Sebbene l'influsso danese, e anche islandese, sia evidente, spiccano dei tratti distintivi, quali la minor presenza dell'elemento magico.

Le fiabe sono per la storia di un popolo la stessa pietra miliare che rappresenta per i bambini: sono l'infanzia della crescita culturale. Nell'infanzia del popolo faroese emergono personaggi tipici della loro cultura, quali giganti e troll, o personaggi ricorrenti, come il Ceneraccio, un ragazzo considerato buono a nulla, ultimo di tre figli maschi, che invece riesce a prevalere sugli altri. 

Nonostante la narrazione sia essenziale e secca, spoglia di carica emotiva o elementi di contorno, è stato interessante fare capolino in una cultura differente dalla nostra. Seppur scarsi,  è stato possibile ravvisare qualche punto di contatto con le nostre fiabe, come Hansel e Gretel o Cenerentola, che già nell'etimologia del nome ci riporta a quel Ceneraccio. Come se fossimo tutti figli di un lontanissimo passato comune.

"Fiabe faroesi" è un libro di storie: fatti riportati così come venivano raccontati, privi di spaziature e divisione in paragrafi, come se il flusso della parola si arrestasse solo a fine racconto, seguendo idealmente la struttura orale originaria.  Non c'è bellezza linguistica o sintattica, ma bello è l'incontro con una cultura altra.

sabato 26 settembre 2020

Segnalazione: "C'esta la vie?", l'esperimento di Nicolò Orlandini


Nella vetrina del blog, oggi trovate "C'est la vie?", il libro di Nicolò Orlandini descritto come "un esperimento che evita di prendersi troppo sul serio. Una raccolta di racconti post-adolescenziale che tratta dei grandi ed abusati temi della vita (amore, paure, esistenza, ecc...) da prospettive diverse, con la consapevolezza di non poter dare chissà quali risposte, ma solo di poter porre qualche domanda in più."

Solo per pochi giorni, è possibile scaricare gratuitamente l'ebook cliccando QUI.

Approfittane! 

Se sei arrivato in ritardo, puoi comunque leggerne un estratto.

lunedì 14 settembre 2020

"Giovanissimi": un libro, uno sparo

   Bum. Dopo "Napoli mon amour", Alessio Forgione ci spara quest'altro romanzo: "Giovanissimi". Un titolo di una sola parola, immediato, ma che si trascina dietro lo strascico delle esse ad allungarne il significato. Immediato, ma ampio: aggettivi che descrivono l'intero libro.

   Candidato al Premio Strega 2020, la pubblicazione di NNeditore si è rivelata un successo, ma ammetto che dalle prime pagine non mi ha incantata. Non si tratta di un libro che incanta, in effetti, ma di un testo che percuote, sconquassa, frammenta. Un romanzo che merita, proprio perché non incanta.

Forgione A., "Giovanissimi",
NNeditore, 2020

    Il mio approccio al testo è stato scricchiolante: a non convincermi troppe "e" e una sintassi elementare. Il libro si apre e sei dentro un campo da calcio, con Petrone, Gioiello, il Mister, parolacce, congiunzioni e pensieri che si affiancano alle azioni.

   Marco ha quattordici anni e vive a Napoli. Gioca nella squadra di calcio dei Giovanissimi e la sua adolescenza trascorre oscillando tra la noia e l'insoddisfazione, sulla scia di un movimento alla Schopenhauer che accomuna la maggior parte dei ragazzi. Un abbandono mai compreso, quello della madre, e una convivenza col padre tra abitudinarietà e spirito di adattamento, che lo rendono tanto maturo da cucinare e fare i piatti, quanto ancora più bambino, nella solitudine di una famiglia che non l'ha rassicurato. 

   "Ma mia mamma, per me, era uno schiaffo in faccia, una ferita aperta. O un fischio nell'orecchio, che saliva e scendeva e disturbava e copriva tutto e quando passai davanti alla tabaccheria l'insegna era spenta e la saracinesca abbassata" confessa il protagonista. Essere "giovanissimo" è proprio il dondolare tra la vita adulta e responsabile, fatta di assenze e speranze, e le deboli luci dell'infanzia.

   Avere quattordicianni a Napoli significa avere i polmoni sporchi, zero voglia di studiare, perdersi per strada, ma anche imparare a dribblare l'avversario come si schivano gli ostacoli della vita. A Napoli, come altrove.

    Diviso in cinque "fasi", pagina dopo pagina, il testo evolve. Vedi quasi le parole muoversi e plasmarsi e assumere una forma differente. Come creassero cose. Come cambiassero assieme al protagonista. Come potessero colmare i suoi vuoti. Ed è quando vedi le parole creare cose che ti rendi conto di quanto vale un testo: le perplessità iniziali si sono perse pagine addietro e tu sei dentro la storia.

   Uno stile che si contraddistingue è ciò che maggiormente ho apprezzato. Al di là dei fatti, dei pensieri, delle tematiche; al di là dell'essenzialità che parla e dei dettagli innecessari, ciò che mi ha colpito è l'impronta dell'autore. Il libro porta la sua firma e non potrebbe essere stato scritto da nessun altro.

   Uno sparo. Bum.

sabato 12 settembre 2020

Segnalazione: "Come ciliegina sulla torta", un libro sull'adozione

   Seconda pubblicazione dell'"aspirante scrittrice" - come lei si definisce - Irma Alleva, "Come ciliegina sulla torta" è un romanzo incentrato sul tema dell'adozione. Ispirandosi a storie vere, l'autrice ama trasporre nella finzione narrativa la realtà di fatti accaduti, per porre l'attenzione su dettagli altrimenti trascurati, coinvolti come siamo da una quotidianità che procede a ritmi accelerati. 

   La scrittura è, per lei, un'esigenza, oltre che una passione, e risponde alla necessità di condividere insegnamenti di persone spesso all'ombra. Una sensibilità spiccata, che si traduce in racconti delicati e concreti allo stesso tempo.




L'autrice

   Irma Alleva è nata nel 1984, pugliese di origine ma abruzzese di adozione. La sua vita lavorativa, legata per diverso tempo al mondo del retail, si è da sempre affiancata alla passione per la scrittura esplosa nel suo primo romanzo, "Eppure, restare" (Presentartsì) nel 2017. Durante un corso di scrittura creativa scopre di apprezzare il racconto come genere espressivo e da allora si cimenta nella stesura di vari testi, sebbene il romanzo rimanga ciò che predilige. Nell’attesa un giorno di potersi definire una scrittrice, preferisce, per il momento, descriversi come autrice di storie autentiche. La sua scrittura si nutre del contatto con la natura e delle frequenti escursioni che ama praticare tra le nostre montagne e non solo. Attualmente è a lavoro sul terzo romanzo. 



mercoledì 9 settembre 2020

Segnalazione: "Il coraggio della felicità", un libro che fa viaggiare

Loredana Scaiano, amante della lettura e dei viaggi, ha unito le sue due passioni in un libro che ne è tesimonianza: "Il coraggio della felicità". Si tratta del resoconto del giro del mondo in solitaria - come riportato nel sottotitolo - sulle orme della scrittrice ed esploratrice austriaca Ida Pfeiffer.


"Il primo maggio 1846, a quarantanove anni, Ida Pfeiffer partiva da Vienna per un’impresa straordinaria: il giro del mondo in solitaria. Il 28 febbraio 2017 Loredana Scaiano parte dal suo piccolo paese nell’Italia del Sud per ripercorrere l’itinerario di Ida. Anche lei compirà cinquant’anni in viaggio. Ida scriveva una pagina di diario ogni sera, Loredana ogni sera pubblica una pagina del blog che ha dedicato alla sua eroina, #idaviaggiadasola, che diventa sempre più popolare. Due storie vere raccontate in parallelo, due donne forti, due secoli di distanza. Il coraggio della felicità è il resoconto di un’impresa temeraria, impensabile per una donna nell’Ottocento, tutt’altro che agevole ancora oggi. È il racconto di un viaggio alla scoperta del mondo e alla ricerca di sé: un viaggio che è libertà, consapevolezza, incoscienza, leggerezza e gioia. Ed è anche e soprattutto una pietra posata sulla strada della parità, perché ogni donna finalmente si senta libera di poter andare da sola ovunque, senza un uomo che la accompagni, a qualunque titolo."

Una storia affascinante. Un inno alla libertà. Un omaggio a una donna grande.

martedì 8 settembre 2020

In vetrina: "Dolci Delitti", il giallo di Filomena e Mario Di Ilio

    Istituto psichiatrico di Greenwood. 1965. Una donna fugge. Assassina dell'ex fidanzato e rinchiusa da due anni, cambia identità e si rifugia in una tranquilla cittadina di nome Climax. Inizia così "Dolci Delitti", il romanzo di Filomena e Mario Di Ilio appartenente alla collana della casa editrice "Il Viandante" dedicata ai gialli. 



Di Ilio Filomena e Mario, "Dolci Delitti",
Il Viandante, 2020.


"A Climax, un piccolo paese dello stato di New York, esiste una realtà apparentemente perfetta in cui tutti si conoscono e tutti si vogliono bene, trascorrendo una vita onesta e dignitosa ma, un’improvvisa serie di eventi misteriosi quali scambi d’identità, incidenti strani, intrighi amorosi, sparizione di persone e omicidi, sconvolge la quotidianità cittadina. Trovatosi coinvolto per puro caso in una di queste situazioni, un giovane giornalista di nome Mike Molino, da poco trasferitosi in questo luogo, si improvvisa come investigatore per fare luce su questi misfatti con delle connotazioni spiccatamente noir. Le autorità locali, tramite i pochi mezzi a disposizione, conducono indagini molto superficiali e non riescono a trovare i veri responsabili. D’altra parte, Mike Molino, grazie alla sua tenacia e alla sua mente brillante, nonché alle sue doti intuitive, riesce a venire a capo dei numerosi indizi utili alla risoluzione dell’indagine. Nulla è ciò che sembra e tutto è il contrario di tutto in un posto in cui prima che arrivasse l’inaspettato, sembrava essere immune alla violenza e al crimine più efferato."


   Pubblicato nel 2020, 171 pagine divise in 18 capitoli, è un libro che tiene compagnia, adatto in particolare agli appassionati del genere, ma non solo. 

giovedì 27 agosto 2020

"Almarina" sinonimo di libertà

    Con le sue 123 pagine e una copertina che sa di libertà, "Almarina", edito da Einaudi, è uno dei candidati Premio Strega di quest'anno. Mi ci sono tuffata senza informarmi sulla trama o sulle tematiche affrontate: aprire un libro senza sapere cosa aspettarmi lo preferisco, non solo per evitare pregiudizi, ma perché amo la conoscenza diretta pagina per pagina, scevra da condizionamenti e incline alla sorpresa. Nel caso del romanzo di Valeria Parrella, non è stata una scoperta folgorante, ma di certo una lettura interessante.

Parrella V., "Almarina",
Einaudi, 2019.

    Elisabetta Maiorano è una docente di matematica che lavora presso il carcere minorile dell'isola di Nisida. Ogni giorno, la sbarra che segna il passaggio tra la libertà e la prigione si alza e lei attraversa la cornice d'acqua per insegnare calcoli e numeri a degli alunni particolari. Patricidi, matricidi, spacciatori, ladri la scrutano, mentre lei tiene alta la testa ed evita mosse false, in una tacita sfida quotidiana per il rispetto reciproco. Gli stessi patricidi, matricidi, spacciatori e ladri, però, infilano le mani nel barattolo di caramelle colorate portato in aula dall'insegnante di italiano, Aurora, come fossero bambini. Il delicato lavoro del docente, che consiste non solo nell'appassionare gli allievi e guidarli nell'acquisizione individuale di concetti e competenze, ma anche e soprattutto nel fornire gli strumenti necessari per vivere in pace con se stessi e con gli altri - autostima, rispetto, educazione, senso civico, per citarne solo alcuni - tra le sbarre si amplifica, sebbene dietro i banchi gli alunni sembrano ripetere le stesse dinamiche di qualsiasi altra scuola.

   Ẻ in quel carcere, isolato e circondato dal mare, che Elisabetta, vedova, abitudinaria e sola, ritrova il profumo del mare. Lo ritrova in una ragazza di origine albanese, che porta il mare già nel nome: Almarina. Pochi tratti la descrivono, ma bastano quelle pennellate impressioniste dell'autrice per conferirne una caratterizzazione marcata. Tra tutti gli alunni, condannati da un sistema malfunzionante ad un ciclo ininterrotto che libera i detenuti per poi riportarli in carcere, in lei Elisabetta ripone maggiori speranze per sfuggire a questa gabbia sociale, tanto da intraprendere la strada dell'affidamento. 

    Il mare che circonda e circoscrive è lo stesso che spazia nell'infinito e libera gli animi. Ma anche nell'immensità e nella libertà, l'uomo ha bisogno di punti fermi, ha bisogno di puntare il compasso per segnare i cerchi concentrici, come afferma la voce narrante. Per questo motivo, Elisabetta decide di insegnare a nuotare ad Almarina, che, in una lettura più profonda del testo, significa insegnarle a stare a galla e a sopravvivere alle burrasche della vita.


     La procedura legale per ottenere l'affidamento non è semplice, ma, qualsiasi passo deve essere compiuto per raggiungere il suo obiettivo, Elisabetta lo compie con determinazione, sperando che le carte di un'infinita burocrazia, una volta toccato il traguardo, possano bruciare in un fuoco purificatore che evoca silenziosamente l'immenso "Farenheit 451".

    La lettura scorre velocemente e per il numero esiguo di pagine e per le scarse descrizioni. Come ho accennato, Valeria Parrella sviluppa uno stile letterario impressionista: bastano poche macchie di colore a dare il senso della pienezza. I dettagli si ricompongono nella mente del lettore, che li completa. Ogni personaggio, quindi, appare ben delineato, nonostante l'essenzialità. Altra caratteristica dell'autrice è la ricerca di uno stile che si contraddistigua dagli altri e, devo ammettere che, sebbene non mi siano piaciuti particolarmente i "tratti di coscienza" dalle frasi interrotte da punti senza lettere maiuscole, è comunque un modo di distinguersi. Leggendo questo libro, c'è l'impronta netta dell'autrice, che non si confonde con altri scrittori contemporanei.

   Sebbene lo stile e il racconto non siano piatti, ma anzi degni di nota, nel complesso non si tratta di un romanzo che definirei brillante. Di fatti, l'essenzialità sopra descritta, da punto di forza, si fa punto di debolezza per chi come me ama la densità e una maggiore vicinanza con il testo. Sicuramente non uno di quei romanzi che ti entrano dentro, ad ogni modo "Almarina" è stata una lettura piacevole, in cui ho scorto interessanti spunti di riflessione.

martedì 25 agosto 2020

"Cambiare l'acqua ai fiori": l'ineguagliabile delicatezza con cui si tocca il tema della morte

    Si entra in questo libro in silenzio e a passi lenti. Parole delicate, frasi essenziali, dettagli qua e là. Sembra un libro che si legge solo per il piacere di inalare la delicatezza delle sue parole. Come se nulla dovesse accadere. Poi la storia si apre. Qualcosa accade. Il ritmo rimane cadenzato, ma tutto accelera. 

   "Cambiare l'acqua ai fiori" è il romanzo di Valérie Perrin, vincitore nel 2018 del Prix Maison de la Presse: un romanzo che incanta. Ambientato in Borgogna, ha come protagonista una donna di nome Violette Toussaint, la guardiana del cimitero di Brancion-en-Chalon. Il cognome, da cui pian piano si libererà, è quello del marito Philippe e significa "tutti Santi" dal francese, come se il loro destino avesse già lasciato il suo marchio.

Perrin V., "Cambiare l'acqua ai fiori",
Edizioni e/o, 2018.


    Sin dalla prima pagina si descrive il luogo silenzioso, i cui abitanti sono senza pretese, bisogni o capricci; il luogo dove il tempo si sospende, distaccandosi dallo spazio. 
Violette si occupa dei suoi "vicini", come li definisce lei, assicurandosi che le lapidi siano sempre pulite e i fiori innaffiati. Le sue accortezze vanno oltre il senso del dovere: c'è un amore pacato in ogni gesto di grazia e in ogni cortesia nei confronti degli altri, che solo il suo tracorso può spiegare. Violette è una donna sorridente e affabile agli occhi di alcuni, ambigua e misteriosa agli occhi degli altri: pienamente consapevole di apparire in modi differenti, sembra non curarsi della sua immagine, come se avesse smesso da tempo di preoccuparsi della superficialità delle impressioni. 

     Sposatasi molto giovane e sentitasi spesso in difetto di fronte ai suoceri schivi nei suoi confronti, senza una famiglia alle spalle, Violette ha costruito le sue basi da sola, mattone dopo mattone. Aiutata dalla determinazione nel voler imparare a leggere bene, si è affidata a "Le regole della casa del sidro" di John Irving (che corro a comprare!), lavorando dapprima nella stazione ferroviaria di Malgrange-sur-Nancy, dove apriva e chiudeva le sbarre di sicurezza, poi nel cimitero della piccola cittadina, con l'impercettibile compagnia del marito, uomo superficiale, poco presente, circondato da amanti temporanee, che un giorno andò a fare un giro, come suo solito, senza più tornare. La ritmica quotidianità si spezza e nella solitudine e nella pace del luogo di riposo, un fragile equilibrio viene ricomposto. 

    Il cimitero, oltre a luogo di riposo e di cura per l'animo umano, è anche luogo di passaggio: sosta di visitatori a cui Violette porge un sorriso. La visita inaspettata di un commisario di polizia produce un effetto domino sui legami tra le persone: sentimenti del passato e del presente, dei vivi e dei morti, si accendono sfiorandosi tra loro e tutto ciò che Violette nasconde nel suo intimo emerge in superficie. La presenza irruenta della morte si fa una costante pacifica, a cui la donna dedica attenzioni con piccoli gesti, come il cambiare l'acqua ai fiori, il ridare vita alle piccole cose. Il segreto di un nuovo equilibrio è nascosto tutto in quella metafora. 

   Numerosi sono i personaggi chiamati in causa, ognuno con i suoi segreti e le sue debolezze, ma in ogni relazione domina l'amore, irruento, incontrollabile, malinconico, contrastato. L'amore accomuna tutti i persomaggi, rendendoli umani e conferendone una caratterizzazione impeccabile: ognuno ha le sue luci e le sue ombre, tanto da rivelarsi spesso diversi da come potevano sembrare.

   "Cambiare l'acqua ai fiori" è un romanzo come pochi, di quelli che ti lasciano qualcosa. Composto da brevi capitoli, corredati da una frase simbolica iniziale, a tratti drammatico, a tratti giallo, il suo punto di forza è nella omogenea varietà: diverse storie si intrecciano, ma ogni ingrediente è amalgamato ottenendo un impasto letterario squisito. Nella storia in prima persona, confluisce l'occhio distaccato della terza persona, la soggettività di un vecchio diario; alla storia d'amore si intreccia un dramma lacerante e un mistero da risolvere. Un libro adatto a tutti che riflette sulla morte e sulla vita, senza mai essere straziante. 

venerdì 21 agosto 2020

Come scegliere le prossime letture?

   Il modo migliore per scegliere un libro da leggere? Non esiste. Il modo infallibile per non rimanere delusi dalla prossima lettura? Neanche. Il mio consiglio è quello di "andare a sentimento": c'è sempre un libro che ci attende in un determinato momento, magari proprio quello che abbiamo acquistato da tempo e abbandonato sullo scaffale, o la copertina che, senza un valido motivo, non riusciamo a levarci dalla mente. 

    Premesso che ogni scelta deriva da uno slancio individuale e pressocché inspiegabile verso un determinato libro in un particolare momento della nostra vita, ecco dove esso potrebbe annidarsi e come potersi orientare nella decisione attraverso cinque degli infiniti modi possibili.

1) I "non letti". 
Prima di varcare la soglia di casa, perché non controllare la nostra libreria? Non è necessario spulciare nel negozio di libri preferito o smanettare online ore e ore: il libro che cerchiamo potremmo già possederlo. Certo, dobbiamo ricordarci di averlo e, a tal fine, disporre i libri in ordine può essere d'aiuo (se non l'hai ancora fatto, vedi l'articolo "Come organizzare i non letti").

2) I premiati.  
Un valido criterio per selezionare la prossima lettura può essere quello di orientarsi sui titoli che hanno ottenuto dei riconoscimenti di vario tipo o sono stati candidati tra i più prestigiosi premi letterari. Si tratta di libri accuratamente scelti da una giuria di professionisti, quindi si va sul sicuro, o così si pensa. In realtà, anche un libro pluripremiato può deludere, ma è comunque un vantaggio averlo letto perché permette di confrontarsi con gli altri, rimanere aggiornati e affinare i propri gusti, imparando a capire cosa ci piace, cosa no e perché. 

3) I classici da recuperare. 
Ammettiamolo: abbiamo tutti lacune più o meno gravi sulla letteratura del passato. Spesso i classici si rivelano più attuali dei libri contemporanei, tanto da sprigionare quell'inaspettata sorpresa nel sentire che un romanzo scritto anni e anni fa possa rivelarsi così vicino al nostro stato d'animo. D'altronde, i classici sono tali anche per questo.

4) I consigliati. 
Che ne abbiamo sentito parlare o meno, la prossima lettura potrebbe esserci indicata dal consiglio di una persona, fermo restando la fiducia che riponiamo in quest'ultima, in quanto professionista o a conoscenza dei reciproci gusti. Numerosi sono i libri che ho conosciuto sotto consiglio di altre bookblogger, di librai, professori e amici: che risorsa!

5) I promossi. 
Sappiamo bene che l'eccessiva pubblicità non è affatto garanzia di qualità, eppure dare visibilità ad un libro ne fa scaturire inevitabilmente quel briciolo di curiosità in più. Se poi la casa editrice utilizza strategie di marketing, quali scontistiche su determinate collane o accessori in omaggio, gli appassionati del mondo dei libri e i collezionisti non sarebbero in grado di rinunciarvi! 

Come annunciato, i suddetti sono solo cinque degli svariati criteri di scelta del prossimo libro da leggere. Scommetto che tu ne hai sperimentati di diversi, che sono curiosa di conoscere. Buona ricerca e buona prossima lettura!

martedì 7 luglio 2020

Anche i cani... scrivono!

   Gli animali sono da sempre protagonisti del racconto, e non solo nella letteratura per bambini. Diversi autori hanno reso celebri personaggi del mondo naturale, alcuni elevandoli (o sarebbe meglio dire "inabissandoli"?) a personificazioni allegoriche, come nel celebre capolavoro di George Orwell, "La fattoria degli animali"; nella storia della letteratura non mancano esempi, inoltre, di romanzi narrati dagli stessi animali: come dimenticare il magistrale "Cuore di cane" di Michail Bulgakov? Senza volare troppo in alto, però, ci sono anche libri dalle minori pretese e "L'arte di correre sotto la pioggia" è uno di questi.

Stein G., "Larte di correre sotto la pioggia"
    Pubblicato nel 2008 e best-seller statunitense, il romanzo di Garth Stein è il racconto di Enzo, un cane che crede nella reincarnazione in essere umano e che conosce bene i suoi limiti, come quello di potersi esprimere solo con i gesti. TV, gare automobilistiche e pioggia sono le sue parole chiave. Vivendo con Denny, un pilota amatoriale, condivide con lui la passione per le macchine e, non a caso, il suo nome è lo stesso del fondatore della famosa Ferrari. Non solo guarda le gare in TV, ma talvolta siede al posto di copilota, abbaiando due volte per suggerire a Denny di andare ancora più veloce! Copilota lo è anche nella vita, affiancando l'amico in ogni circostanza, dal quotidiano agli avvenimenti più importanti.

martedì 16 giugno 2020

"Nocturno de Chile" e la "tormenta di mierda" di un Paese

    Senza dubbio uno degli autori contemporanei col maggior impatto sulla letteratura mondiale, Roberto Bolaño, nella vastità di lavori prodotti, che spaziano dalla poesia, al racconto, al saggio, ci ha regalato un apparentemente innocuo libricino intitolato "Nocturno de Chile". Nonostante le 111 pagine, che suggeriscono una lettura sbrigativa, si tratta di un monologo denso che racconta il Cile attraverso aneddoti politici, sociali e artistici. Il libro è il racconto tutto d'un fiato del protagonista, il sacerdote Sebastián Urrutia Lacroix, che in prima persona ripercorre il suo passato soffermandosi su alcuni episodi.

Bolaño R., "Nocturno de Chile",
Debolsillo, 2000.

sabato 13 giugno 2020

La città ammalata de "Il mare non bagna Napoli": un libro contro?

    Pietro Citati presenta "Il mare non bagna Napoli" come una "straordinaria discesa agli Inferi". Straordinaria e discesa sono due parole che cozzano tra di loro, ma lo scrittore non poteva scegliere accostamento migliore. Gli sguardi dell'autrice, Anna Maria Ortese, vengono, inoltre, definiti "allucinati e dolcissimi": due aggettivi in contrasto. L'opera, pubblicata per la prima volta da Einaudi nel 1953, è questo: uno scontro di immagini e di sensazioni che destabilizzano il lettore; una discesa tra la gente comune che muore, si ammala, sopravvive. 
   "Il mare non bagna Napoli" è una raccolta di cinque racconti che ritraggono scene quotidiane della Napoli del secondo dopoguerra, una Napoli non bagnata dal mare, e quindi a secco, che boccheggia, assetata e stanca.  

Ortese A.M., "Il mare non bagna Napoli",
Adelphi, 1994.
    La scrittrice descrive le viscere di questa città complessa, lasciandone emergere la sporcizia, la povertà, l'ignoranza e la bruttura: in poche parole, la realtà. Lei stessa, nelle parole introduttive scritte molto più tardi (nel 1994, quarant'anni dopo la prima pubblicazione) afferma di aver detestato con tutte le sue forze quella realtà, definita come "il meccanismo delle cose che sorgono nel tempo, e dal tempo sono distrutte". La sua incapacità di comprendere e accettare tale realtà, sfociata nell'incomprensione della stessa, la cui origine è da riscontrare nell'esperienza personale della guerra, hanno provocato l'irritazione che ha accentuato la nevrosi dell'autrice e l'inevitabile distacco dalla città. Accusata di aver offeso Napoli e di aver scritto un libro contro il capoluogo campano, Anna Maria Ortese si è a lungo interrogata sulla possibilità di aver sbagliato qualcosa nello scriverlo e sul modo di leggere oggi il libro.
   

venerdì 12 giugno 2020

Organizzare i "non letti"

    Dove e come disporre i libri non ancora letti? Non tutti amano distinguere, visivamente e non, i libri direttamente conosciuti da quelli in attesa di essere aperti, ma fare una distinzione è utile per vari motivi: in primo luogo, per avere già bene in mente le prossime letture; inoltre, potrebbe aiutare a non acquistare una quantità smisurata di libri che non potrà essere bilanciata al tempo disponibile; infine, per mantenere i volumi in ordine. Se ti è mai capitato di comprare doppie copie, dimenticandoti di aver già acquistato un libro, o di perdere ore alla ricerca di "quel romanzo da leggere che chissà dove ho messo", ecco qualche consiglio per conservare i libri in attesa!
  



1) In orizzontale.
Nella stessa libreria, soprattutto se bella spaziosa, o su pile chilometriche, per i meno ossessionati: conservare i "non letti" in orizzontale è sicuramente una soluzione pratica. Io li dispongo così, in modo da controllare a vista d'occhio se la scorta sta finendo e quali saranno i prossimi titoli ad attendermi (per quanto in fin dei conti siano loro poi a scegliere me, argomento che sarà oggetto del prossimo post della rubrica Metalettura). Per i maniaci dell'ordine, in aggiunta, può risultare intuitivo predisporre la pila secondo il piano di lettura, con in alto la copertina che seguirà immediatamente dopo alla lettura attuale.

2) Capovolti.
Senza sconvolgere l'ordine della propria libreria, secondo il metodo prescelto (vedi "5 criteri per ordinare i libri"), è sufficiente rigirare i libri con il dorso verso la parete e le pagine rivolte verso l'osservatore. In questo modo, seppur conservando la loro posizione, i libri in attesa risaltano tra i vari volumi.

3) In una libreria a parte.
Le prime due soluzioni prevedono la possibilità di convivenza tra i "già letti" e i "non letti", ma, soprattutto nel caso in cui questi ultimi siano numerosi, si potrebbe pensare di collocarli in una libreria a parte, che sia un singolo scaffale, un angolino apposito o un mobile più ingombrante. Questa è senz'altro la soluzione ideale per i compratori compulsivi, che potrebbero optare per una distinzione visiva di questo tipo, oppure fare come segue.

4) In ordine nella stessa libreria.
C'è chi dispone i libri senza fare distinzioni, che siano pochi o numerosi quelli in attesa. Molti lettori amano essere circondati di volumi e avere la loro libreria il più fornita possibile, così da selezionare la prossima lettura senza un ordine prestabilito, ma accingendosi ai propri scaffali come si fosse in un negozio di libri. Soluzione ideale per gli accumulatori seriali!

5) Nell'ebook reader.
Senza dubbio una soluzione salva-spazio e, perchè no, anche salva-portafoglio! Per chi non disdegna la tecnologia e sa rinunciare al profumo e al tocco della carta, il vantaggio di acquistare e conservare i libri in formato digitale è quello di avere la propria libreria sempre a portata di mano. Sul dispositivo preferito, così come sull'app prediletta, l'universo di pagine può essere infinito!

   Forse non sapevi che essere un maniaco dell'ordine, un accumulatore seriale o un compratore compulsivo di libri influenza l'organizzazione della tua libreria e, di conseguenza, le tue scelte letterarie. Forse non è neanche necessario riconoscersi in un prototipo o seguire un metodo unico e immodificabile, ma gli amanti della lettura amano anche tutto ciò che ruota intorno ad essa: la sezione "Meta-lettura" nasce appositamente per questo! 

martedì 9 giugno 2020

Donne tedesche pedine di guerra: "Le assaggiatrici"

   Vincitore della 56a edizione del Premio Campiello, "Le assaggiatrici" è un romanzo di 287 pagine, tradotto in trenta lingue e oggetto del prossimo film di Cristina Comencini. Ottime premesse, ma sufficienti per considerarlo un libro di valore? Scopriamolo insieme.

Postorino R., "Le assaggiatrici",
La Feltrinelli, 2018.

   Il romanzo di Rosella Postorino è ispirato alla storia vera di Margot Wölk, storia venuta alla luce solo recentemente, quando, all'età di novantasei anni, la donna ha rotto il silenzio, probabilmente vinta dalla stanchezza di conservare solo per sé il peso di uno straziante passato. Come afferma la stessa autrice, una volta rinvenuta la testimonianza storica di Frau 
Wölk nel 2014, immediato è stato il desiderio di approfondire le ricerche e renderle pubbliche, dando vita a "Le assaggiatrici".

lunedì 8 giugno 2020

Mettere in ordine i libri

   Non importa che la tua libreria sia grande o piccola, che tu abbia pochi scaffali o la fortuna di disporre di un'intera stanza: i libri vanno curati, letti, sfogliati, respirati, ma anche... messi in ordine! Io non ho scaffali infiniti per conservarli, ma ho due librerie principali a casa: una dedicata ai romanzi contemporanei, l'altra ai classici e ai libri in lingua straniera, che talvolta consulto per lavoro. Ci tengo a precisare che non amo conservare tra gli altri i libri che non ho ancora letto: meritano un posto in libreria solo quelli completati. (Ogni amante della lettura ha le sue fisse!) Uno dei prossimi articoli sarà dedicato ai "non letti", ma ora occupiamoci della sistemazione dei libri in generale. Come organizzare una libreria? Ecco qualche spunto.



giovedì 4 giugno 2020

Il realismo magico indiano ne "I figli della mezzanotte"

   Un libro che mi ha fatto tribolare, "I figli della mezzanotte". Consigliatomi ai tempi dell'università dalla professoressa del corso di "Letteratura dei Paesi di Lingua Inglese", questo romanzo era rimasto da allora incagliato tra le mie "prossime letture" come un ossicino tra i denti. Durante la stasi della quarantena da Covid-19, essendomi decisa a dedicarmi ai libri interrotti, ho ripreso l'opera di Salman Rushdie convinta che fosse arrivato il suo momento.
Rushdie S., "I figli della mezzanotte",
Mondadori, 1981.
   Un libro denso, non solo per le 653 pagine, ma anche e soprattutto per la pienezza di aneddoti e personaggi presentati attraverso il ricordo confuso del narratore, Salem Sinai, il quale afferma apertamente il suo stato caotico: "Ma immaginate la confusione nella mia testa! Dove, dietro il viso ripugnante, sopra la lingua che sapeva di sapone, vicinissimo al timpano perforato, s'annidava una mente non molto ordinata e piena di cianfrusaglie come le tasche di un novenne...". Egli si rivolge alla compagna, Padma, e con lei all'interlocutore al di qua del libro che sfoglia le pagine, cercando di mettere ordine ai tasselli della storia.
    Pubblicato nel 1981, vincitore di diversi premi letterari, nonché nella classifica dei 100 libri del secolo secondo Le Monde, "I figli della mezzanotte" è un romanzo storico peculiare: sebbene profondamente legato ai fatti che si sono susseguiti in India a partire dal raggiungimento dell'indipendenza dal Regno Unito nel 1947, gli stessi fatti sono interiorizzati e riportati dal protagonista, nato lo stesso giorno del nuovo Stato: il 15 agosto. Precisamente, a mezzanotte. Figlio dell'India e dell'indipendenza, Salem percepisce una connessione viscerale con la sua patria.

mercoledì 22 aprile 2020

A. Vitali, "Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti"

   "Un thriller di paese" definirei il romanzo di Vitali, perché è proprio nei piccoli paesi che la curiosità e la ritrosia nei confronti dell'altro alimenta la suspense tipica del genere thriller, nell'accezione più cauta del termine. Di thriller vero e proprio, di fatti, non ha nulla. Pubblicato nel 2014, "Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti" è una piacevole lettura dalle 447 pagine, che scorrono senza intoppi.

A. Vitali, "Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti",
Rizzoli, 2014.

venerdì 10 aprile 2020

Karen Blixen e la sua Africa

   Risale al 1959 la prima edizione del libro “La mia Africa”, opera autobiografica dell’autrice Karen Blixen. Vissuta in Kenya, dove gestì una piantagione di caffé con il marito fino al 1931, raccolse le sue impressioni e i dettagli della cultura africana con cui entrò in contatto in quello che è considerato il suo capolavoro.

Blixen K., "La mia Africa",
1959, Feltrinelli.

   Il romanzo è un omaggio ai lunghi anni trascorsi nella sua fattoria esotica, un omaggio a un tempo quasi sospeso, regolato dai ritmi della natura e del lavoro. Con precisione scientifica e poetico amore, l’autrice di origine danese descrive i paesaggi circostanti evocandone la sensazione di sublime, ma si sofferma anche a narrare episodi relativi alla concretezza della vita delle tribù. Da un lato, quindi, l’incanto della natura e le storie a tratti mitiche degli animali che sono un tutt’uno con il contesto; dall’altro, accenni alla crudezza del quotidiano, tra cui quelli alla caccia e alla morte.

martedì 31 marzo 2020

C. Caboni, "Il sentiero dei profumi": bocciato

   "Il sentiero dei profumi" è il romanzo d'esordio della scrittrice Cristina Caboni, che ha riscontrato un notelvole successo. Pubblicato nel 2014, il racconto è un percorso olfattivo - come suggerisce il titolo - che si attraversa sin dalle prime pagine, grazie all'attenzione data all'esperienza sensoriale e alle emozioni evocate dai profumi. Oltre alla trama e alle descrizioni dedicate al campo semantico degli odori, ogni capitolo si apre con la nota specifica di una fragranza. Nonostante la tematica, che sembra ripercorrere la scia dell'insuperabile maestro Süskind (citato nel testo), il libro risulta carente di profondità e originalità. Vediamo perché.

C. Caboni, "Il sentiero dei profumi",
Garzanti, 2014.

lunedì 23 marzo 2020

Manoscritto nel cassetto? "I read it"!

    Cari lettori e, soprattutto, cari scrittori, questa volta mi rivolgo a voi. Se avete un libro nel cassetto - espressione che ancora mi piace -, o nella cartella del vostro computer, e avete intenzione di pubblicarlo, il brand Pubme potrebbe essere la risposta che fa per voi. Nasce la collana "I read it", dedicata alla narrativa contemporanea; iniziativa che si aggiunge a "Io me lo leggo", di ambientazione prettamente storica, di cui vi ho parlato in questi mesi.

    
   Per sottoporre il vostro testo a valutazione, bisogna inviarlo al seguente indirizzo di posta elettronica: iomeloleggo@yahoo.it. Potrebbe essere proprio il vostro libro a essere inserito nel prossimo catalogo!


venerdì 20 marzo 2020

Isabel Allende, "L'amante giapponese"

   Pubblicato nel 2015, "L'amante giapponese" è un romanzo rosa, nato dalla penna della scrittrice cilena Isabel Allende, che narra un intreccio di relazioni ripercorse a ritroso, finché ogni personaggio acquisisce il suo ruolo chiaro all'interno del labirinto. A catalizzare le relazioni via via descritte è la storia d'amore tra la protagonista Alma Belasco e il suo amante giapponese, Ichimei Fukuda.

I. Allende, "L'amante giapponese",
Feltrinelli, 2015.

giovedì 19 marzo 2020

"Letture fuorigregge": un progetto del cuore

Cari lettori, una fervida lettrice e appassionata di letteratura ci parla oggi di una iniziativa culturale che ha riscosso enorme successo nel vastese. Un riassunto delle reading a sfondo culinario che ben presto torneranno a sorprenderci e su cui vi terrò aggiornati.

  Un "progetto del cuore": definirei così il nuovo nato a dicembre 2019. Letture Fuorigregge, fusione di reading letterario e degustazione di prodotti del territorio

   Letture Fuorigregge nasce dall'unione di due associazioni (D-HelpArt9), di quattro voci, di pensieri condivisi, di emozioni da trasmettere e soprattutto dal desiderio di creare piccoli momenti di riflessione e cultura, come boccata d'ossigeno in un universo costantemente caotico. 

   Sopraffatti da un po' di noia e di ansia che in queste giornate si susseguono senza un ordine preciso, viene da riorganizzare pensieri, idee e parole.  Letture Fuorigregge ci ha donato attimi di reale felicità, immerse nelle storie che abbiamo amato  dal primo all'ultimo punto. 

    Il viaggio che abbiamo percorso è partito dalle onde alte e dirompenti dell' "Oceano mare" di Baricco, passando a navigare le acque più calme e quasi ferme di Hemingway in "Il vecchio e il mare" .

 Poco più avanti nel cammino, abbiamo incontrato i passi intensi della Fallaci nel suo "Lettera ad un bambino mai nato" e subito dopo John Fante ha portato un pizzico di allegria nei nostri reading, con i caratteristici personaggi tutti italiani della "Confraternita dell'uva". 

   Le ultime due tappe della prima parte di Letture Fuorigregge sono diventate improvvisamente romantiche e significative con il filo di lampadine fioche di "Mr Gwyn" di Baricco e con la principessa "Qualcosa" di Chiara Gamberale

   Dai grandi classici alle pubblicazioni più recenti, le quattro voci di Annamargareth, Valentina, Chiara ed Emanuela, ripercorrono le storie con intensità diverse, e tutte con l'unico scopo comune di trasmettere "l'amore dei libri" che, speriamo, possa salvarci dalle brutture del mondo. 

   Letture Fuorigregge tornerà presto, più forte di prima e con tante storie da raccontare. 

Chiara